Pop Topoi

X Factor 5: la finale

Sono stato alla finale di X Factor, proprio lì, in studio, a mangiare il buffet di Sky e schivare le telecamere 3D. Poi, la notte stessa, ho fatto una chiacchierata con Emiliano Colasanti (che era a casa sua in modalità rosicamento) e ne è uscito un articolo per GQ.

Due gentiluomini su Gentlemen’s Quarterly che discutono dell’assenza di Tommostrini, della necessità di una svolta dubstep per i Moderni e dell’evoluzione di Morganasia. E quando vi ricapita? Si legge qui.

Ora non ne parlo più, promesso.

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X Factor 5: il drinking game

Attenzione: questo blog non incoraggia la sbronza e gli stati alterati di coscienza in generale. Ma se proprio dovete bere, che almeno sia un Negramaro Montenegro.

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Casi umani a X Factor: per me è no

Siamo alla seconda puntata delle selezioni di X Factor 5 e quest’anno i provini si tengono davanti al pubblico in palazzetti dello sport e non in uno studio chiuso. Questa sembra essere la prima di tante piccole correzioni che renderebbero il programma italiano più simile all’originale inglese. E  non è necessariamente un bene.

X Factor UK, col passare degli anni, ha perfezionato la formula in maniera infallibile. Il format funziona e non si cambia, ma si può sempre ritoccare il contenuto. Accantonata l’idea di trovare le popstar del futuro (dopo il successo iniziale, quasi tutti i concorrenti vengono in genere licenziati dalle etichette coi flop del secondo album), a X Factor interessano gli ascolti televisivi e le attenzioni della stampa. La musica non si vende più, l’intrattenimento leggero e la storia strappalacrime sì. Ed ecco quindi che i fenomeni da baraccone e i casi umani non solo vengono ammessi alle selezioni, ma hanno anche accesso alla gara. Del resto, di ragazzine che sanno imitare Aretha Franklin ce ne sono a centinaia, mentre di asiatiche di mezza età in minigonna che mettono le cosce in faccia a Gary Barlow in prime time un po’ meno; le prime non fanno audience, le seconde sì.

Non c’è da stupirsi se qualcuno paragona la visione del programma alle gite al manicomio nel XVIII secolo. A voler cercare concorrenti sempre più fuori di testa, infatti, X Factor UK (e Britain’s Got Talent e American Idol) hanno più volte pestato il merdone. L’anno scorso, Shirlena Johnson ha lasciato lo show perché mentalmente instabile; quest’anno, Ceri Rees si è presentata per la quarta volta alle selezioni e le sono stati dedicati sette lunghissimi minuti di screentime fino all’inascoltabile esibizione che l’ha rimandata a casa. Il caso della Rees è stato oggetto di un acceso dibattito perché non solo era la sua quarta partecipazione davanti alle telecamere, ma questa volta era stata perfino invitata dalla redazione al grido di “è la tua grande occasione”. Fortunatamente, davanti all’interminabile umiliazione della gattara 54enne, il pubblico ha detto basta.

È comprensibile che il programma voglia strappare qualche risata, ma nessuno è più così ingenuo da non individuare immediatamente i concorrenti destinati al LOL. Non stiamo parlando di gente come le Yavanna o Nevruz, che possono far sorridere per la loro eccentricità, ma sanno cantare. Se sei strambo e stonatuccio e arrivi davanti ai giudici dopo numerose fasi di selezione, hai abboccato (e abbiamo abboccato anche noi che ti facciamo diventare trending topic, Fiocco di Neve). Se sei stonato a quei livelli e pensi veramente di avere un futuro nella musica, la circonvenzione di incapace è dietro l’angolo.
(E allora la Corrida? Ci vuoi dire che Corrado sfruttava le persone fragili? Un attimo, il sottotitolo della Corrida era “dilettanti allo sbaraglio”: di talento se ne vedeva poco. Era una sagra paesana coi vecchietti che cantavano le canzoni in dialetto e le signore che battevano le pentole e i campanacci nel pubblico. Tra un “Vitti ‘na crozza” suonato con le ascelle dal pensionato catanese e Un Contratto Con La Casa Discografica Più Importante Al Mondo c’è un po’ di differenza.)

Ma se X Factor 5 non sembra ancora aver giocato la carta CAMICIE DI FORZA, ha già imparato la lezione di Simon Cowell sui casi umani di cui discutevo esattamente un anno fa. (Facciamo partire Adele come sottofondo.) Le Lallai  “sono sorelle e non si parlano da anni, ma si sono incontrate sul palco di X Factor. Be’, innanzitutto, CHE BELLA COINCIDENZA. E poi, che brutto, non si fa, la famiglia prima di tutto! Ventura e Morgan individuano subito il caso umano e forzano la riconciliazione via duetto: come soliste no, ma in coppia in sì. E nessuno che dica loro: “ma fatevi un po’ i cazzi vostri”. Manca solo il bus di Stranamore guidato da Rossella Brescia vestita da postina per completare il crossover. Venerdì sera, le Lallai si sono quindi presentate come duo e, be’, “l’esibizione è segno di un legame molto forte che dovreste rivedere” (Arisa), “quello che non vi dite da anni, ve lo siete detto con la musica, vi state sfidando con la vocalità!” (Morgan), “anch’io ho una sorella: tutto è risolvibile” (Ventura), “siete troppo brave, fate la pace! ” (delle signore fuori dal palazzetto), “No” (Elio).

Ecco, grazie Elio: NO. Se questa è la piega “inglese” che gli autori hanno deciso di prendere per questa edizione, si spera siano in tempo per ripensarci. (Le Lallai sono il caso più estremo, ma non avete idea di quante nonne morte da vendicare artisticamente ci siano in Italia.) X Factor è uno degli ultimi baluardi di musica in televisione ed è una bella gara da seguire. Il pubblico che attira è diverso da quello di Amici e, se la timeline di Twitter può insegnarci qualcosa, la deriva defilippica non è piaciuta a nessuno. Alla quinta stagione e con una grossa opportunità per cambiare, il programma può scegliere se diventare l’ottimo talent show che a tratti abbiamo già conosciuto o l’ennesima discarica di RVM lacrimogeni. Sapete cosa dovete fare.

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Star Academy: per me è no

Ci sono diverse ragioni dietro al successo di X Factor e una di queste è la struttura. È un programma con un format solido, chiaro, che sa mettere in risalto concorrenti e giudici e sa creare la tensione nei momenti giusti.

Ci sono diverse ragioni dietro al fallimento di Operazione Trionfo e una di queste è la struttura. Il suo nuovo reboot Star Academy, per differenziarsi da X Factor, ha accentuato i problemi di un format datato e ormai superato in molti paesi.

Innanzitutto, 16 concorrenti sono troppi. Ce li hanno presentati con brevi profili degni di The Club in cui, giustamente, non sapevano cosa dire. Non è neanche colpa loro: chiunque sembrerebbe ridicolo in una stanza dai colori acidi a spiegare cosa significa per te la musica. Ne escono delle perle incredibili come: “Le canzoni per me sono come le ciliegie, la musica è una ciliegia” (quello che vogliono far passare per eccentrico otaku con l’eye-liner); “Mi piace masterizzare” (quello che vogliono far passare per geek); “Mi piace il mondo gotico” (quella che vogliono far passare per emo). Poi una ha confessato che Biagio Antonacci è il suo cantante preferito ed è scattata la tolleranza zero.
Ad aumentare la confusione, il fatto che – a parte due minorenni sull’orlo del Jessicabrandogate – si tratta solo di ventenni di bell’aspetto. Niente Giops, Yavanna o Farias, che non erano certo le proposte discografiche più allettanti, ma aggiungevano una nota di colore e varietà.

Il secondo problema – grossissimo e probabilmente irreparabile – è la formula dei medley. Ci sono 16 sconosciuti che cantano pochi secondi a testa di troppe canzoni senza averle preparate. Finisce la serata e non si è capito chi è chi, chi ha potenziale, chi ci potrebbe piacere. In compenso, abbiamo sentito una decina di attacchi sbagliati e tanto tanto controcanto (mettetevelo in testa: il controcanto non rende un duetto più interessante, così come gli svisi infiniti dell’epoca Giorgia). Inoltre, alle esibizioni mancano il kitsch, l’ironia e la locura che – diciamocelo – hanno fatto la fortuna di X Factor. Insomma, MANCA TOMMASSINI.

E infine, chi giudica non ha motivi per salvare questo o quel cantante – una formula perfetta se fossimo in tribunale, ma quando si tratta di spettacolo, funziona meglio aggiungere alla ricetta gli interessi personali dei giudici. Non c’è tensione, non c’è attesa, non c’è dibattito. Un piccolo screzio tra Mietta e Vanoni non sazierà certo la sete di polemiche dello spettatore.

Oltre a questi problemi strutturali, l’esecuzione è stata ancora più disastrosa. Facchinetti dopo cinque anni ha imparato a condurre un talent, ma qui non ha nulla da condurre: una voce fuoricampo potrebbe tranquillamente prendere il suo posto. Il resto del cast non aiuta: Savino non ha spazio per aggiungere qualche commento vagamente divertente, Roy Paci è Roy Paci, la Cuccarini ride in maniera isterica senza motivo cercando una co-conduzione che non può avere. L’unica speranza è Ornella Vanoni, che ha un indiscusso potenziale Maionchi ancora tutto da sfruttare.

Sai che il tuo programma ha un problema quando l’unica ragione per guardarlo è vedere un’anziana un po’ svampita che non sa usare il telecomando del voto e urla: “ho un calo glicemico” e “mi scappa la pipì”.

Tatangelo, torna qui, è tutto perdonato.

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