Ho ascoltato le 60 canzoni di Sanremo Giovani 2014 senza Google e ho scoperto quanto segue

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Anche quest’anno sono apparse sul sito della Rai le canzoni dei 60 finalisti di Sanremo Giovani 2014. La commissione sceglierà sei artisti e si andranno ad aggiungere ai due vincitori di Area Sanremo per formare la categoria. E anche quest’anno mi sono cimentato nell’ascolto di queste clip da un minuto e mezzo, ma senza usare i motori di ricerca. Questo per sentirmi un giudice di The Voice per non farmi influenzare da curricula/foto/recensioni altrui e cercare di non mettere in croce gente che ha come unica colpa il desiderio di partecipare a un concorso canoro.

È anche un buon esercizio per individuare alcune tendenze: rispetto all’anno scorso, c’è più folk-rock e ovviamente più rap, mentre dance ed elettronica sono del tutto assenti. Non è uno scenario confortante: sei artisti che meritino in pieno un semaforo verde non si trovano, e si finisce per privilegiare nomi più affermati. Se volete anche voi tastare il polso della nuova musica italiana, preparatevi a non restare sorpresi.

AGGIORNAMENTO 13/12: I sei nomi selezionati sono Diodato, Filippo Graziani, Rocco Hunt, The Niro, Veronica De Simone, Zibba. Bravi.

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Ho ascoltato le 61 canzoni di Sanremo Giovani 2013 senza Google e ho scoperto quanto segue

Quello che dice il titolo. Un ascolto al buio, insomma, quindi di alcuni artisti sapevo qualcosa, mentre di altri (la maggior parte) non sapevo nulla e non mi sono lasciato tentare dai motori di ricerca. Sul sito Rai, ci sono un minuto e mezzo di ogni canzone, che è un tempo adeguato per farsi un’idea perché quasi sempre si arriva alla fine del primo ritornello.

Nel caso non abbiate dimestichezza coi semafori: il pallino verde è sì, il giallo forse e il rosso NO. I sei artisti con la foto sono quelli che, secondo il mio modesto parere, meritano un posto all’Ariston a febbraio. E il solo fatto che ce ne siano sei è già un gigantesco passo avanti rispetto agli ultimi anni.

0-C,  D-G,  I-L,  M-N,  O-Z

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X Factor 5: la finale

Sono stato alla finale di X Factor, proprio lì, in studio, a mangiare il buffet di Sky e schivare le telecamere 3D. Poi, la notte stessa, ho fatto una chiacchierata con Emiliano Colasanti (che era a casa sua in modalità rosicamento) e ne è uscito un articolo per GQ.

Due gentiluomini su Gentlemen’s Quarterly che discutono dell’assenza di Tommostrini, della necessità di una svolta dubstep per i Moderni e dell’evoluzione di Morganasia. E quando vi ricapita? Si legge qui.

Ora non ne parlo più, promesso.