Lana Del Rey intervistata a Le invasioni barbariche

Daria Bignardi Buonasera, benvenuti a Le invasioni barbariche. Signore e signori, Lana Del Rey.
Lana Del Rey Hello, hello everyone. Ciao Italia.
DB
Sediamoci, Lana. Come ti devo chiamare, Lana? Perché tu in realtà ti chiami Elizabeth Grant…
LDR Everyone calls me Lana, so… Lana is fine.
DB
Il tuo album, che ha avuto un grande successo in tutto il mondo, s’intitola Nata per morire. Ma come, nata per morire? Ma sei così giovane!
LDR [ride] I don’t know…
DB
Jovanotti dice: “Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò”.
LDR As an artist, I feel that you should always follow your dreams.
DB
Una volta hai detto: “Il successo non mi ha cambiata”.
LDR Yes, it’s true.
DB
Però ci sono state anche molte polemiche sul tuo personaggio. In molti dicono che ti sei rifatta le labbra. A me non interessa sapere se ti sei rifatta le labbra, ma tu sei favorevole o contraria alla chirurgia estetica?
LDR As an artist, I feel what matters most is the music.
DB
Poi tu sei già così bella… Sei fidanzata?
LDR [ride] No…
DB
Ma come? Una ragazza così carina come te.
LDR Aww, thank you.
DB
Ti attribuiscono un flirt con Marilyn Manson Axl Rose, che, insomma, è uno tosto, alternativo. Com’è ‘sta storia qua?
LDR He’s adorable, but no, we’re not dating! [ride]
DB
Paolo Giordano di te scrive: “Al cento per cento. Garantito al limone. Quella di Lana Del Rey è la cronaca di un successo annunciato […] La sorpresona del 2012 sarà lei e scommetteteci pure”.
LDR Aww, he’s such a sweetheart. Thank you. [manda un bacio alla telecamera]
DB
Anna Dello Russo di te scrive: “I like Lana del rey !!”
LDR She’s lovely.
DB
Pitchfork di te scrive: “5.5”.
LDR Oh well.
DB
Pistole alla tempia! James Dean o James Deen?
LDR Oh gosh, I’m not sure…
DB
Dai, devi rispondere in fretta, la prima risposta che ti viene.
LDR James Dean.
DB
Tyler the Creator o A$AP Rocky?
LDR A$AP Rocky.
DB
Nancy Sinatra o Nancy Brilli?
LDR Nancy Sinatra.
DB
Grazie, Lana Del Rey!

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Lana Del Rey, Born To Die

Sono passati meno di sei mesi dall’arrivo di “Video Games” su YouTube, e ancora meno da quando la inserii nella compilation estiva e ripercorsi la cronologia del fenomeno Lana Del Rey e le sue critiche. Oggi, in un certo senso, si chiude un ciclo: esce Born To Die e la mia inevitabile recensione si legge su Grazia.

(Ogni tanto date un’occhiata alla mia rubrica su Grazia. Potreste trovarci, chessò, un’intervista a Porcelain Raft? Un profilo di Azealia Banks?)

Lana Del Rey: quando si rompe la Macchina dell’Hype

Lana Del Rey ha 24 anni, viene da New York, fa la cantante ed è uno degli esordi più sconvolgenti del 2011. Sono bastati una manciata di video per farla rimbalzare su tutti i blog che contano, con la complicità e il supporto di Pitchfork.

Al di là della qualità dei testi e della musica, Lana ha il merito di seguire un concept preciso che chiama “Hollywood sadcore”. Può sembrare pretenzioso, come esordiente, cercare già una nicchia tra i generi musicali, ma la definizione calza a pennello. Le influenze di Lana – da Elvis a Nina Simone, da Nancy Sinatra a Antony – si fondono in liriche malinconiche, spezzoni lo-fi che compongono i video e servizi fotografici patinati. Lana finge la stessa nostalgia che ricreiamo con Instagram filtrando gli scatti con effetti di epoche in cui non eravamo ancora nati – e le riesce benissimo.

Dopo l’iniziale entusiasmo che si prova quando un artista esce fuori dal nulla con qualcosa di strepitoso e fa inavvertitamente parlare troppo di sé, quella che alcuni chiamano “la bolla speculativa della blogosfera” scoppia. Si passa dal “wow” al “meh” nel giro di qualche settimana e spuntano le prime indie-trologie.

L’accusa che viene rivolta oggi a Lana del Rey e la farebbe passare da buzzgirl a mainstreamer è: essere costruita. Hipster Runoff ci marcia da qualche giorno, mostrando abilità di giornalista d’inchiesta da far impallidire Striscia la notizia (e un’ironia pericolosamente ai limiti del sessismo): pubblica prima un profilo dell’artista chiedendo se si tratti della prossima overrated, marginally talented but TOTALLY HOT female in indie e prosegue con un exposé dei “crimini” di Lana. Lizzy Grant viene descritta come una cantante mainstream fallita e re-impacchettata dall’industria con un’immagine e un nome d’arte creati ad hoc per essere la nuova Barbie alt-sexy; spuntano foto di qualche anno fa che la ritraggono più ordinaria, con un naso più grosso e labbra più piccole. OK, è inevitabile che qualcuno alzi il sopracciglio quando una ragazza oggettivamente carina e così giovane si reca dal chirurgo con una foto di Angelina Jolie, e lei stessa candidamente afferma che “Lana Del Rey” è un nome datole da “manager e legali” che cercavano un’immagine appropriata alla sua musica. (Costruita? Ma come? Pensavo fosse una diva degli anni ’50 arrivata da noi con la macchina del tempo!)

Se volete crocifiggere Lana Del Rey per i compromettenti indizi sul suo passato pre-silicone, non vedo l’ora che scopriate Thom Yorke ossigenato, la Björk del periodo punk e l’Alanis Morissette che ballava in top e apriva i concerti di Vanilla Ice. Oppure potrete arrendervi al fatto che gli artisti sopraccitati hanno avuto fama e rispetto perché, dopo qualche tentativo, hanno trovato la loro (mi tocca usare questo termine) collocazione discografica.

A rendere il dibattito sugli scheletri nell’armadio di Lana Del Rey ancora più futile e surreale c’è un piccolo dettaglio: non ha ancora pubblicato nemmeno un LP. A voler proprio indagare a fondo, c’è un suo vecchio video (“Kill Kill”) che lascia intendere che avesse già inquadrato la sua linea estetica e musicale molto prima del successo, il nome d’arte e i chirurghi. Insomma, l’accusa è di averla re-inventata ancor prima di inventarla.

Sono il primo a sentire puzza di marketing ovunque e dubitare dell’industria, ma mai come in questo caso bisognerebbe giudicare il prodotto finito per come è. I video di Lana Del Rey funzionano, le sue canzoni sono splendide.

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