Lana Del Rey: quando si rompe la Macchina dell’Hype

Lana Del Rey ha 24 anni, viene da New York, fa la cantante ed è uno degli esordi più sconvolgenti del 2011. Sono bastati una manciata di video per farla rimbalzare su tutti i blog che contano, con la complicità e il supporto di Pitchfork.

Al di là della qualità dei testi e della musica, Lana ha il merito di seguire un concept preciso che chiama “Hollywood sadcore”. Può sembrare pretenzioso, come esordiente, cercare già una nicchia tra i generi musicali, ma la definizione calza a pennello. Le influenze di Lana – da Elvis a Nina Simone, da Nancy Sinatra a Antony – si fondono in liriche malinconiche, spezzoni lo-fi che compongono i video e servizi fotografici patinati. Lana finge la stessa nostalgia che ricreiamo con Instagram filtrando gli scatti con effetti di epoche in cui non eravamo ancora nati – e le riesce benissimo.

Dopo l’iniziale entusiasmo che si prova quando un artista esce fuori dal nulla con qualcosa di strepitoso e fa inavvertitamente parlare troppo di sé, quella che alcuni chiamano “la bolla speculativa della blogosfera” scoppia. Si passa dal “wow” al “meh” nel giro di qualche settimana e spuntano le prime indie-trologie.

L’accusa che viene rivolta oggi a Lana del Rey e la farebbe passare da buzzgirl a mainstreamer è: essere costruita. Hipster Runoff ci marcia da qualche giorno, mostrando abilità di giornalista d’inchiesta da far impallidire Striscia la notizia (e un’ironia pericolosamente ai limiti del sessismo): pubblica prima un profilo dell’artista chiedendo se si tratti della prossima overrated, marginally talented but TOTALLY HOT female in indie e prosegue con un exposé dei “crimini” di Lana. Lizzy Grant viene descritta come una cantante mainstream fallita e re-impacchettata dall’industria con un’immagine e un nome d’arte creati ad hoc per essere la nuova Barbie alt-sexy; spuntano foto di qualche anno fa che la ritraggono più ordinaria, con un naso più grosso e labbra più piccole. OK, è inevitabile che qualcuno alzi il sopracciglio quando una ragazza oggettivamente carina e così giovane si reca dal chirurgo con una foto di Angelina Jolie, e lei stessa candidamente afferma che “Lana Del Rey” è un nome datole da “manager e legali” che cercavano un’immagine appropriata alla sua musica. (Costruita? Ma come? Pensavo fosse una diva degli anni ’50 arrivata da noi con la macchina del tempo!)

Se volete crocifiggere Lana Del Rey per i compromettenti indizi sul suo passato pre-silicone, non vedo l’ora che scopriate Thom Yorke ossigenato, la Björk del periodo punk e l’Alanis Morissette che ballava in top e apriva i concerti di Vanilla Ice. Oppure potrete arrendervi al fatto che gli artisti sopraccitati hanno avuto fama e rispetto perché, dopo qualche tentativo, hanno trovato la loro (mi tocca usare questo termine) collocazione discografica.

A rendere il dibattito sugli scheletri nell’armadio di Lana Del Rey ancora più futile e surreale c’è un piccolo dettaglio: non ha ancora pubblicato nemmeno un LP. A voler proprio indagare a fondo, c’è un suo vecchio video (“Kill Kill”) che lascia intendere che avesse già inquadrato la sua linea estetica e musicale molto prima del successo, il nome d’arte e i chirurghi. Insomma, l’accusa è di averla re-inventata ancor prima di inventarla.

Sono il primo a sentire puzza di marketing ovunque e dubitare dell’industria, ma mai come in questo caso bisognerebbe giudicare il prodotto finito per come è. I video di Lana Del Rey funzionano, le sue canzoni sono splendide.

YouTube Preview Image

  • sergio

    best musical blog since ukulele

  • Pingback: Lana Del Rey e la perdita dell’innocenza « inkiostro

  • Pingback: Indie Per Cui Lana Del Rey : Starduster

  • http://www.facebook.com/canedipavlov Matteo Colombo

    concordo anche con le virgole.

  • http://twitter.com/domizianogalia Domiziano Galia

    Video Games è epica. Le altre non mi aggradano, ma gusto mio. Eppure non ho sentito nessuno fare l’unico commento che sarebbe davvero inattaccabile. Che, da diversi punti di vista, Lana del Rey è Amanda Lear.