Guardami, sono madre: la plateale maternità della popstar (parte seconda)

Dove eravamo rimasti? Agosto 2011, Video Music Awards, Beyoncé annuncia di essere incinta di Jay-Z in diretta mondiale. Nei cinque mesi successivi, la gravidanza mediatica è molto travagliata: gira voce che la cantante, che nel frattempo sforna una pletora di singoli e plagi, stia portando in grembo un cuscino. Durante un’intervista televisiva, il pancione posticcio sembra sgonfiarsi e i dubbi diventano legittimi.

8 gennaio 2012, Beyoncé “partorisce” Blue Ivy Carter. Le persone famose su Twitter fanno a gara a proclamarsi zii e zie, le persone comuni su Twitter scherzano sul nome, le persone fuori di testa su Twitter mandano in trending topic I.V.Y = Illuminati’s Very Youngest (ma i complottisti avrebbero trovato un acronimo adeguato a supportare le loro teorie anche se l’avessero chiamata Cinzia).

Io avrei fatto a meno di tornare sull’argomento della maternità della coppia, ma ho come la sensazione che loro siano i primi a volere che se ne parli. Un indizio? Manco il tempo di cambiare un pannolino che Jay-Z ha già inciso e pubblicato sul suo sito una canzone per la bambina.

O meglio, una canzone con la bambina (viene data come “featuring B.I.C.”) per la bambina.

O meglio, un canzone con la bambina per noi (eh già, pur potendo già riscuotere i diritti SIAE con due vagiti, Ivy non sa nemmeno cosa sia una canzone, quindi supponiamo Jay-Z l’abbia incisa per l’attenzione di un pubblico intimo e ristretto: l’internet).

Ascoltiamola – in fondo è la nostra bomboniera!

http://www.youtube.com/watch?v=qGFAFvV4dpI

Ritornello: Jay-Z non riesce descrivere “l’incredibile sentimento che sente”, sul serio! Però ci prova lo stesso.

Prima strofa: Per “i falsi allarmi e le false partenze”, si suppone non faccia riferimento al problema di trovare uno spazio nell’agenda della moglie, ma di questo parleremo meglio dopo. Seguono gli inevitabili versi su Dio, le preghiere, le nuove responsabilità… Quand’è che arriva la parte interessante?

Seconda strofa: Jay-Z presenta l’albero genealogico alla bambina: di cosa è morto il nonno, la famiglia, dove vivevano. Poi, finalmente, è una perla dietro l’altra:

“Non sai ancora cosa sia lo swag
(Oh, lo imparerà presto: i pannolini Luis Vuitton tendono a lasciare tante piccole, fastidiose LV sulle chiappe.)

“Ma sei stata fatta a Parigi”
(NB: fatta, non concepita.)

“E il giorno dopo mamma si è svegliata e ha fatto il servizio fotografico per l’album”
(Bene, Google mi dice che è successo il 23 aprile, quindi l’immacolata concezione è databile al 22. Grazie, volevamo proprio saperlo.)

“L’ultima volta l’aborto è stato tragico”
(Oh oh.)

“Avevamo paura che tu sparissi”
(Un attimo, Jay-Z, se c’è stato un aborto – non so come dirtelo…)

“Ma no, bimba, tu sei magica”
(Phew, allora non c’è stato un aborto! Perché hai detto aborto?)

“E ora lo sai, shit happens
(Be’, ma ti è andata bene, sei il primo neonato a essere sopravvissuto indenne a un aborto!)

“Assicurati che l’aereo su cui viaggi è più grande del tuo bagaglio a mano”
(Finalmente un consiglio prezioso da padre premuroso. Con RyanAir il massimo è 10kg, quindi se decidi di comprarti un piccolo stato africano, ricordati di metterlo in stiva.)

“Sei la figlia del destino, la figlia del mio destino”
(L’originalità: escludendo tutti i blog e i programmi di intrattenimento del mondo, Jay-Z è il primo a fare il gioco di parole con Destiny’s Child.)

“Sei la mia figlia con la figlia della Figlia del Destino”
(Appena puoi, affittati Inception.)

Ivy, guarda la foto là sopra: tuo padre non sarà mai più così. Per colpa tua, ha perso tutta la sua credibilità in 3 minuti e 42 secondi. Un record. Peggio di lui avrebbe potuto fare solo zio Kanye, ma quello lì al massimo può sgravare un uovo di Fabergé.

Guardami, sono madre: la plateale maternità della popstar

Alla fine del 2010, Gianna Nannini allestì un circo mediatico senza precedenti nel suo utero: le interviste esclusive, un disco a tema evaginato all’occorrenza nonché la richiesta di  “creare un po’ di dibattito attorno all’evento” alla Meloni. La cantante senese, prontamente soprannominata Gianna Mammini e poi Nonnini da Paolo Madeddu, sfruttò la maternità da tutte le angolazioni possibili,  sbaragliando la concorrenza di altre madri illustri quali Antonella Clerici e Jovanotti. Portando avanti un pop topos diffusissimo e primordiale, era diventata l’ambasciatrice indiscussa della fertilità.

Fino a qualche giorno fa.

Durante l’ultima, dimenticabilissima edizione dei Video Music Awards tenutasi domenica, Beyoncé ha annunciato di essere incinta.

La twittersfera non poteva certo stare a guardare quello che tutti stavano già guardando senza far notare quello che tutti già stavano notando, e l’annuncio si è tradotto in 8.868 tweet al secondo. Più dei mondiali di calcio, più del terremoto in Giappone. A quel punto, non sarebbe servita nemmeno Lady Gaga che sgrava gremlins sul red carpet per distrarre l’umanità dal feto reale. E meno male che Beyoncé è già al quinto mese e ce ne restano solo quattro (anche se, dipende, magari lo tiene dentro un po’ più a lungo per far coincidere il parto con un nuovo video). Seguiranno: interviste in tutti i talk show mattutini, il servizio fotografico senza veli col pancione (è artistico! È per beneficenza! Weirdest boner!) e una linea di capi prémaman. Poi, per non uccidere il buzz postpartum, la signora di Casa Jay-Z potrebbe fare una comparsata sulla newsletter per mamme impegnate di Gwyneth Paltrow, mentre noi tutti potremo finalmente occuparci delle scelte di stile del neonato. Altro che tacchi di Suri Cruise e sopracciglia di Lourdes, il piccolo gangster (che avrà almeno tre nomi: uno normale, uno afroesotico e uno biblico) sarà il soggetto di milioni di tumblr dedicati.

A rendere il tutto ancora più interessante, ci penseranno i complottisti di Vigilant Citizen e affini: convinti che Beyoncé e Jay-Z siano i capi supremi della setta degli Illuminati, etichetteranno il bambino come il Rosemary’s Baby dell’hip hop.

E, infine, l’album. L’album definitivo sulle gioie della maternità, quattordici tracce concepite, prodotte e registrate nel grembo imperiale, con special edition avvolta in una replica in scala 1:1 della sacca scrotale di Jay-Z.

Eppure, mi direte, è solo questione di prospettiva. Beyoncé che annuncia una gravidanza sul palco dei VMAs è l’equivalente su scala planetaria di quelle mamme che credono di possedere il marciapiede coi loro passeggini a forma di SUV. Noi abbiamo gli amici su Facebook che postano le foto del pupo che fa la pappa, il ruttino e il bagnetto; la popstar ci fa un comunicato stampa e un disco. Come tutti, parla di ciò che gli accade e ciò che conosce. Ma a rendere preziosa l’opera non è, in genere, l’esperienza in sé bensì il punto di vista. È la capacità di elaborare qualcosa che viviamo tutti in maniera unica. Ma quando il tema è la maternità, le chances di trovare prospettive originali sono pari a quelle di avere un parto ottuplo. Gridare al mondo: “GUARDAMI, SONO MADRE” funzionerà in termini commerciali, ma raramente artistici.

L’homo sapiens si riproduce da 200.000 anni: fatevene una ragione.