2016: 30 belle canzoni

2016

UNA CLASSIFICA.

LA PLAYLIST SU SPOTIFY

LA PLAYLIST SU TIDAL

30 ∼ SIA FT. SEAN PAUL ∼ CHEAP THRILLS

La canzone di maggiore successo nella carriera di Sia (la sua prima numero uno negli Stati Uniti; otto dischi di platino in Italia) è anche la più superficiale, leggera ed economica sotto tutti gli aspetti: testo, significato e produzione. Forse è per questo che è così irresistibile e – colpo di scena – parte del merito è del redivivo Sean Paul.

29 ⇔ RIHANNA ⇔ LOVE ON THE BRAIN

Il New York Times l’ha chiamata post-language, ma la verità è che Rihanna è post-tutto. È post-moda, perché può letteralmente mettersi addosso qualsiasi cosa e risultare icona di stile. È post-genere, perché è musicalmente onnivora e la sua irrefrenabile ricerca sta finalmente dando i suoi frutti. È post-voce, perché in “Love on the Brain” si misura con un brano che richiederebbe tutt’altre doti, ma che nessun altro saprebbe interpretare come lei.

28 ¤ HOW TO DRESS WELL ¤ LOST YOUTH/LOST YOU

“Change is hard” sono le prime parole che Tom Krell pronuncia in questo brano. Eppure il suo cambiamento, da produttore di ambient casalingo a cantautore pop/R&B nel corso di quattro dischi, è sembrato del tutto naturale. La sua voce, al centro di una produzione di Jack Antonoff, non è mai stata così bella e onesta. Quindi, quando nel secondo verso canta di rose appassite e buttate nell’immondizia come metafora di perdita dell’amore e dell’innocenza, si riesce quasi a perdonarlo.

27 ⋆ CÉLINE DION ⋆ ENCORE UN SOIR

Presente quel saggio di Carl Wilson sulla legittimità dell’odio verso Céline Dion come emblema della musica brutta? Be’, prima o poi si rivaluta tutto: l’anno scorso era stato il turno di Enya; quest’anno, tra How To Dress Well che la cita tra le ispirazioni del suo ultimo album e Xavier Dolan che la infila nelle sue colonne sonore senza ironia, Céline si può ascoltare senza vergogna. O perlomeno giudicarla in base alle canzoni. Questa, che in Francia ha trascinato l’album omonimo fino al diamante, è un capolavoro di pop ultra-sentimentale eppure sommesso, perché l’interprete sa già che la sua richiesta (riavere il marito morto per una notte) non può essere soddisfatta.

26 ➳ JAMALA ➳ 1944

La mezz’ora più emozionante di ogni anno (cioè quella in cui si decide il vincitore dello Eurovision Song Contest), quest’anno è stata ancora più emozionante. I pronostici erano sbagliati: con un colpo di scena finale, la talentuosa australiana e il bellimbusto russo sono stati superati. Da un’ucraina. Che canta della deportazione dei tatari di Crimea negli anni ’40. Su una base che sembra fatta da Burial. Certo, poi la Russia ha trovato il modo di farcela pagare nel resto dell’anno.

25 ‡ GLASS ANIMALS ‡ LIFE ITSELF

Li chiamano una streaming sensation perché Spotify li ha trasformati in un insospettabile gigante da oltre 100 milioni di ascolti, e nemmeno loro sanno come hanno fatto. Ma i Glass Animals sembrano avere capito ciò che ha funzionato nel primo album e l’hanno amplificato nel secondo: la tribale “Life Itself” è appiccicosa quanto “Gooey” e suona come un inno estivo ideale (almeno finché non si scopre che il testo parla di un ciccione disoccupato).

24 ⋈ FIFTH HARMONY FT. TY DOLLA $IGN ⋈ WORK FROM HOME

Alla fine, per fare funzionare le Fifth Harmony è bastato seguire le regole del porno. “Work From Home” prende una situazione di banale quotidianità e s’impegna a trovare tutti i possibili doppi sensi a tema, rincarando poi la dose con un video girato in un cantiere con norme piuttosto flessibili sulla tenuta da lavoro. Ma è appunto nel contesto di questo pezzo ridicolo (e stranamente malinconico) che la girlband ha trovato la sua prima top 5 negli Stati Uniti, tre dischi di platino e soprattutto un senso di esistere.

23 ∆ BLOOD ORANGE FT. NELLY FURTADO ∆ HADRON COLLIDER

“Hadron Collider” in realtà è uscita a fine 2015, ma era stata pubblicata solo su una musicassetta (…) acquistabile a un concerto di Blood Orange. L’hipsteraggine dell’iniziativa la dice lunga su quanto Nelly Furtado sia caduta in disgrazia, ma forse è grazie a questa collaborazione che nel 2017 la vedremo risorgere. Il talento più grande di Dev Hynes è infatti quello di mettere il talento altrui in una dimensione artistica inaspettata e dare nuova luce alle anime perdute del pop.

22 ⁂ EMELI SANDÉ ⁂ HURTS

Emeli Sandé aveva l’arduo compito di bissare l’enorme successo del suo debutto, e per provarci ha dovuto aspettare che l’ossessione mondiale per Adele si affievolisse un po’. È tornata con un flusso di coscienza su un ritmo serrato, uno sfogo che parte dalla biblioteca in cui studiava all’università e arriva a un presente in cui amare è doloroso. Era tutto fuorché un singolo facile, e il successo del primo album sembra irripetibile, ma almeno non è più la supplente di Adele.

21 ♡ DANNY L HARLE FT. CARLY RAE JEPSEN ♡ SUPER NATURAL

Malgrado l’interesse di Madonna, PC Music non ha ancora contaminato il mainstream com’era previsto. (Pensandoci bene, forse Madonna ha danneggiato la scena più che aiutarla.) Quindi è ancora una boccata d’aria trovare una popstar, per quanto tra le più anomale e versatili, in un brano di Danny L Harle. La voce di Carly Rae Jepsen non è stata sufficiente per estrarlo dalla nicchia, e “Super Natural” resta un piccolo capolavoro nascosto con ambizioni da stadio.

20 ✺ CLAMS CASINO FT. KELELA ✺ A BREATH AWAY

La versione deluxe del primo LP di Clams Casino include anche le versioni strumentali di tutte le tracce – non tanto per poterci fare il karaoke quanto, si presume, per evidenziarne la dignità anche senza rapper o cantanti. Ma nel caso di “A Breath Away”, la voce di Kelela è l’elemento portante. L’interprete mette in scena la relazione in crisi, ma poco dopo offre anche la soluzione in un climax che va di pari passo col crescendo musicale. “Hit ’em like a tornado.”

19 ⟢ SOLANGE ⟢ CRANES IN THE SKY

La mia prima impressione su “Cranes in the Sky” è che il suo testo ricorda Alanis Morissette. Se vi sembra un’assurdità, confrontatelo con quello di “Would Not Come”, un brano che nasce dallo stesso smarrimento ed elenca i tentativi (falliti) per risolverlo. Ma Solange, ormai trentenne, possiede più maturità e calma, e avvolge i suoi problemi in una ballata R&B minimale che calma anche chi l’ascolta. Le gru che si stagliano sul cielo le ricordano che il lavoro non è finito, e va bene così.

18 ⥀ NICCOLÒ FABI ⥀ VINCE CHI MOLLA

È il disco italiano dell’anno, il primo Premio Tenco e il primo numero uno da solista di Niccolò Fabi. “Per ogni tipo di viaggio meglio avere un bagaglio leggero”, canta nel gioiello conclusivo del disco, e si ha proprio l’impressione che lui abbia trovato la sua dimensione ideale così: liberandosi del superfluo, conservando una somma di piccole cose, pesate con cura come le parole che le descrivono e le note che le accompagnano.

17 ❦ MITSKI ❦ YOUR BEST AMERICAN GIRL

“E non ho fatto altro che sentirmi sbagliata”, cantava un’altra, ma l’inadeguatezza di Mitski nella sua relazione parte addirittura dalle radici, dal non riuscire a essere davvero americana e accettare finalmente la cosa. Se una canzone ci fa chiudere gli occhi e urlare con trasporto dei metodi educativi di una madre giapponese, dev’essere davvero una grande canzone.

16 ⧉ NICK JONAS FT. TOVE LO ⧉ CLOSE

Negli ultimi due anni Nick Jonas ha completato con successo la transizione da teen idol a popstar matura e (legalmente) desiderabile. Ma se nel duetto con Tinashe giocava alla pari con la sua partner, qui si spinge oltre con la popstar più sessualmente liberata in circolazione. “Close” è un gioco in cui, come nel video, le due parti cercano l’equilibrio tra intimità e distacco, sospiri e silenzi.

15 ⧰ COSMO ⧰ LE VOCI

Questo è il momento in cui mi lamento della direzione artistica di Sanremo, che continua a non trovare spazio per le nuove energie del pop italiano – che sono poche, ma ci sono. Forse a Cosmo non gliene fregherebbe niente di partecipare, o di passare attraverso certi canali, ma un disco come il suo ha un valore, e ogni sua apparizione tv o passaggio radiofonico mancati ci trascinano un po’ più giù nella “palude del nazional-popolare”.

14 CASSIUS FT. CAT POWER ⧘ FEEL LIKE ME

I Cassius erano Daft Punk prima dei Daft Punk, ma qualcosa è andato diversamente. E ancora oggi, anziché cercare un accostamento coi colleghi connazionali per ottenere una frazione del loro successo, scelgono di esplorare tutt’altri territori. In “Feel Like Me” partono dalla voce di Chan Marshall, incerta se ricordare o dimenticare una storia, e ci costruiscono intorno una canzone così imponente da arrivare a un ritornello gospel. I Cassius dicono di non riuscire ad ascoltarla senza piangere: forse è per questo che non saranno mai robot.

13 ☞ FLUME FT. KAI ☞ NEVER BE LIKE YOU

“Never Be Like You” è arrivata prima in classifica in Australia e nella top 20 di Billboard, ma il vero segnale che qualcosa si muove è il disco d’oro che ha ottenuto in Italia. È una produzione elettronica scintillante, abbinata a un testo iper-drammatico in cui la cantante s’inginocchia per chiedere scusa dopo un tradimento: è Il pop del futuro, in cui i suoni avanguardistici à la Arca vengono resi accessibili dal formato della canzone e dal calore di una voce disperata.

12 ❧ FRANK OCEAN ❧ IVY

Dopo la mezza fregatura (per gli ascoltatori e per Universal) di Endless e l’astratta “Nikes”, si iniziava a temere che anche Blond(e) sarebbe stato un ascolto difficile. Poi è arrivata “Ivy”, saggiamente posizionata come seconda traccia del disco, a tranquillizzarci un po’. Frank non riesce a dimenticare quell’amore di gioventù (potrebbe essere lo stesso della sua famosa lettera su Tumblr), che ha ormai le sembianze di un sogno. Ci trascina dentro quel sogno con lui, con tutta la dolcezza di cui è capace la sua voce, e poi ce ne mostra la fragilità, distruggendolo dopo tre minuti e mezzo, strillando, tra suoni confusi, “I’ve been dreaming”.

11 ♀ TOVE LO ♀ COOL GIRL

Tove Lo, ispirandosi al monologo liberatorio della psicopatica di Gone Girl, dice di non volere più regole ed etichette, divertirsi e basta. È facile crederle, mentre alza gli occhi al cielo su quella linea di basso che, come twitta Lorde, rende “Cool Girl” la canzone dell’estate (spoiler: non lo è stata). Ma il talento nella scrittura di Tove Lo rende ogni brano più ironico e sfaccettato di quello che sembra, e il suo personaggio si tradisce nel bridge: “spicy twist!”, la cool girl è cotta.

10 ▨ LADY GAGA ▨ PERFECT ILLUSION

C’erano infiniti modi in cui Lady Gaga poteva sbagliare il primo singolo di una nuova era. Ma dall’istante in cui la chitarra di Josh Homme richiede la nostra attenzione, la ritroviamo al massimo della forma, in Dr. Martens nel deserto a far roteare i microfoni, incazzata con l’illusione dell’amore o della vita filtrata da Instagram o entrambe le cose. Sa ancora scrivere canzoni che arrivano al punto usando tutti gli strumenti necessari per lo scopo, cambio di tonalità incluso, e non ha ancora finito d’inventarsi accenti. È un peccato che abbia presto abbandonato questo singolo per promuovere brani più rappresentativi dello stile di Joanne, ma “Perfect Illusion” resta un ritorno trionfale e soprattutto un respiro di sollievo.

9 ◈ ARIANA GRANDE ◈ INTO YOU

Dev’essere frustrante per un produttore non essere Max Martin. In questa canzone non c’è nulla di rivoluzionario, non c’è nessun accorgimento particolare, non c’è nulla che non potrebbe fare l’ultimo dei produttori dell’ultima canzone dello Eurovision. Eppure c’è tutto, e Ariana, tra versi di geniale pragmatismo (“a little less conversation, a little more touch my body”), ha la voce per trasformarla in un’incredibile montagna russa.

8 ⁑ TIZIANO FERRO FT. CARMEN CONSOLI ⁑ IL CONFORTO

Ricordo un’intervista a TRL in cui Tiziano Ferro esprimeva il desiderio di collaborare con Carmen Consoli, un giorno. Detto da uno che aveva appena finito di cantare “sono un vero osso duro asso grosso”, sembrava una follia. E invece nel 2016 le voci dei due si mischiano perfettamente su suoni anni ’80 e parole d’amore, in un bellissimo ritornello cantato tutto in un respiro. Nel 2016 questo duetto non solo esiste, ma è così riuscito da sembrare ovvio.

7 ↯ BEYONCÉ FT. JACK WHITE ↯ DON’T HURT YOURSELF

L’opportunismo sembra sempre essere la ragione principale a muovere Beyoncé. Se nel suo mondo è tutto così calcolato e controllato, come può esserci spazio per qualcosa di completamente sincero? Eppure è difficile lamentarsi quando il suo opportunismo coincide con una giusta causa e produce arte così ispirata. Lemonade è un album politico nel momento in cui Beyoncé gira lo sguardo (e la telecamera) sull’America contemporanea mentre ne colleziona i suoni (da Kendrick Lamar a Jack White; dal reggae al country a una nomination ai Grammy per Best Rock Performance). Ma In questa traccia, la più rabbiosa, la politica non c’entra: il suo sguardo è per una persona sola, e mette una paura vera.

6 ⌘ RADIOHEAD ⌘ DAYDREAMING

Thom Yorke vaga sperduto, aprendo porte che danno su case, ospedali, negozi, lavanderie. Attraversa decine di scenari diversi, ma non si arrende, e talvolta accenna un sorriso. Il video di Paul Thomas Anderson per “Daydreaming” ci mostra lo smarrimento di uomo che esce da una relazione durata metà della sua vita. Alla fine si accovaccia in una caverna, accanto a un fuoco acceso, ma non trova pace: il sogno a occhi aperti finisce quando si addormenta, ripetendo al contrario la frase “half of my life”.

5 ◊ KANYE WEST FT. RIHANNA & SWIZZ BEATZ ◊ FAMOUS

“Famous” non è solo il pezzo più significativo dell’album che lo contiene, ma anche dell’intero 2016. Inizia con Rihanna e finisce con Nina Simone, rappresentando appieno il pastiche d’ispirazioni presenti e passate frullate da Kanye. Ha subito modifiche in corso d’opera, come gran parte di quest’album liquido e inafferrabile che non si sapeva quando sarebbe stato completato (o dove ascoltarlo). Ma una cosa non è mai cambiata: i versi su Taylor Swift che hanno fatto sì che il pezzo strabordasse nella realtà, tra telefonate registrate a tradimento, snap e statue di cera che russano. Tra queste c’era anche quella del futuro presidente degli Stati Uniti.

4 ⧞ BON IVER ⧞ 22 (OVER S∞∞N)

Justin Vernon è andato in vacanza nelle isole greche, ma c’è andato d’inverno ed è stato malissimo: sperava di trovare se stesso, ma si è trovato solo e perduto. Nella sua testa, si ripeteva che quella brutta sensazione poteva finire presto e da lì ha iniziato a comporre un pezzo dell’album meraviglioso che adesso conosciamo come 22, A Million, e che col suo copia-e-incolla di frammenti gospel e autotune è la controparte misteriosa e intimista di The Life of Pablo. Sul finale di questo anno di merda, sentire la voce di Justin ripetere che “it might be over soon” è stato un piccolo conforto.

3 ☾ ZAYN ☾ PILLOWTALK

Nel 2016, Niall ha fatto un noioso singolo folk e Louis ha fatto un noioso singolo EDM (mentre Harry ha fatto un film con Christopher Nolan e Liam ha fatto un bambino con Cheryl Cole). Il primo che esce dal gruppo è spesso quello con le ragioni più valide per farlo e scalpita per dimostrare al mondo di cosa è capace. Quindi ecco che la liberazione contrattuale, musicale e sessuale di Zayn esplode nel singolo tutto maiuscolo “PILLOWTALK”. Inizia con un invito – “climb on board!” – valido tanto per la persona che vuole nel letto quanto per il pubblico che vorrà seguirlo e scoprire chi è davvero: un ragazzo musulmano che non nasconde più il suo accento, incide brani in urdu e scrive di ciò che gli interessa (scopare e fumare). Finalmente.

2 ⊚ ANOHNI ⊚ DRONE BOMB ME

In Hopelessness, Anohni scrive – senza speranza, ma anche senza paura – da più punti di vista, criticando Obama e le atrocità che ha commesso mentre entusiasti guardavamo il presidente figo giocherellare nei talk show. In ”Drone Bomb Me” la sua voce diventa quella di una bambina che implora, dopo avere visto il massacro della sua famiglia, di essere il prossimo bersaglio. Una lettera d’amore a un drone in cui il tormento di Anohni, l’aggressività di Oneohtrix Point Never e le lacrime di Naomi Campbell vengono bilanciati da quella che l’interprete stessa chiama “implacabile, esuberante, estatica positività” di Hudson Mohawke. È un trucco che funziona molto bene per rendere più digeribili gli orrori descritti nelle liriche, e che tendiamo a dimenticare in ogni caso.

1 ⋅ PATTY PRAVO ⋅ CIELI IMMENSI

Una settimana prima di Sanremo, Sorrisi pubblica, come di consueto, i testi del festival. Quello di Patty Pravo è quasi troppo Pravo per essere vero: “Ti ricordi di Parigi / Ti ricordi Boulevard / L’acqua alta di Venezia / E i colori di Renoir”. Si scopre poi che era stato consegnato dall’editore musicale con diversi errori e, forse perché puntare su Renoir per conquistare il pubblico di Conti sarebbe una mossa un po’ azzardata, sul palco dell’Ariston tutte le citazioni geografiche e artistiche scompaiono. Meglio così, perché “Cieli immensi” è una canzone che meritava di essere più universale e necessariamente più vaga. Vaghi sono i ricordi della protagonista, che tergiversa su una storia che, come tante, finisce senza un motivo preciso: “Cosa aspetti che ti dica?”. È come se avesse finalmente risposto alla telefonata di Adele dell’anno scorso: da una parte, qualcuno che vorrebbe spiegazioni; dall’altra, qualcuno che non riesce a trovarle. Se la storia del pop è raccontata, in genere, dalla prospettiva di chi desidera, piange e supplica, qui Patty Pravo può usare tutta la sua iconica nonchalance per giustificare (o fingere) un’amnesia: “Ma tu chi sei, che cosa vuoi?”. E malgrado la freddezza dell’approccio, c’è qualcosa in “Cieli immensi” che commuove. Forse è quell’arrangiamento orchestrale luminoso che cresce mentre riaffiorano i ricordi (“mai dimenticare quello che ci ha fatto vivere”). Forse è la presenza di una donna di 67 anni che fa la follia di mettersi in gara con un brano difficilissimo (e che viene ripagata con tweet spiritosi sui suoi interventi estetici). Forse è il ricordare che le cazzate che ci scriviamo, la stupidità del dolore che proviamo e le occasioni che perdiamo non contano niente: i cieli sono immensi.

2015 2014 2013

 

  • DocStrangelove

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