Eurovision Song Contest 2013: la guida alle canzoni (prima parte)

eurovision2013_malmo_bidÈ quasi tempo di Eurovision Song Contest, i Giochi senza frontiere della musica. L’evento si terrà a Malmö, Svezia il 18 maggio e sarà preceduto dalle qualificazioni il 14 e 16 – ma questo non ci interessa troppo perché l’Italia e altre quattro nazioni più evolute di altre (questo è lo spirito!) vanno direttamente in finale. Le canzoni in gara sono 39, le ho ascoltate tutte e le ho giudicate in base agli unici criteri possibili: la qualità, la locura, le possibilità di vittoria (calcolate consultando qualche sito di scommesse e il mio pessimo intuito). In questa prima parte, affrontiamo le nazioni dalla A di Albania alla I di Israele, mentre la seconda parte arriverà la settimana prossima. Fate partire l’Inno alla gioia e leggete lo spataffione (poi stoppate l’Inno alla gioia per sentire i brani, se no che senso ha).

Albania
Armenia
Austria
Azerbaijan
Belgio
Bielorussia
Bulgaria
Cipro
Croazia
Danimarca
 
Estonia
Finlandia
Francia
Georgia
Germania
Grecia
Irlanda
Islanda
Israele
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Dopo l'ottimo risultato dell'urlatrice rasta nel 2012, l'Albania offre Adrian Lulgjuraj & Bledar Sejko. Chi? No, non vale dire "chi?" perché tanto è la reazione che avremo col 90% dei concorrenti. Il sosia di Renga è un coach di The Voice of Albania, mentre l'altro, l'Axl Rose di Tirana, ha vissuto in Italia per ben sei anni. Il loro finto hard rock su unione e fratellanza non merita i nostri 12 punti come l'anno scorso.
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Gli armeni portano un brano intitolato "Lonely Planet", ma non è, purtroppo, una dichiarazione d'amore per le celebri guide turistiche. È altresì un altro inno di unione e fratellanza su una base rock tiepidina à la Fray. I responsabili si chiamano Dorians, dicono di ispirarsi ai Led Zeppelin, una volta hanno aperto un concerto al loro connazionale Serj dei System of a Down e non avranno la nostra attenzione.
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Con l'Austria, iniziamo non dico a fare sul serio, ma almeno a provarci. Se Natália Kelly sembra il prodotto di un talent generico europeo è perché è il prodotto di un talent generico europeo, ma è giovanissima, ha una voce gradevole e un ritornello che rischia di piantarsi in testa. Per ora i bookmakers non la mettono nemmeno tra i primi dieci e secondo me si sbagliano di grosso.
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Farid Mammadov, 21 anni, azero, smarmellatore professionista. Abbiamo qui una power ballad molto anonima scritta da tale Dimitrios Kontopulos, uno che ha avuto 27 numeri uno – in Grecia. Non si esclude un buon risultato, ma difficilmente potrà eguagliare il successo di Ell & Nikki nel 2011. E meno male, non vogliamo mica tirare altri macigni sull'economia azera. Baku, dormi tranquilla per un altro anno.
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Roberto Bellarosa dalla Vallonia porta una canzone pop inequivocabilmente composta nel 2013 perché c'è perfino il breakdown dubstep sul middle eight. Se la cantasse Bieber, sarebbe già disco di gigaplatino in tutte le nazioni del mondo. E invece la canta Roberto Bellarosa, che ha origini pugliesi ma va a vincere The Voice nella Belgique. Secondo gli scommettitori, non ha speranze. Valli a capire.
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Qualcuno ha detto locura? Quando la locura chiama, la Bielorussia risponde con Alyona Lanskaya, un impermeabile dorato, breakdance amatoriale e una canzone su luoghi esotici che per ragioni di budget sostituiremo con una spiaggia baltica e molti filtri sull'obiettivo. "Solayoh" è già la "Zaleilah" del 2013 – e non è certo un complimento, ma per tre minuti ci sembrerà che il Bagaglino non abbia mai chiuso.
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Tralasciando il fatto che a me fa ridere il titolo "Samo Shampioni", questo pezzo è incredibile. Nel senso che non ci credo e non ci crederete nemmeno voi quando, dopo 1 minuto e 50 secondi di qualsiasi genere musicale, arrivano pure le influenze dubstep. Cari Elitsa & Stoyan, non ho mai sentito nulla di simile, mi mettete allegria, siete fuori di testa e siete i miei preferiti. Voto per voi. SHAMPIONI DEL MONDO.
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Despina Olympiou propone una canzone d'amore che non sfigurerebbe in un Sanremo qualsiasi. E mentre passeggia nella natura cipriota con fare pensoso e abbraccia gli alberi come fosse il suo prediciottesimo, a 2:20 si spara un cambio di tonalità a dir poco criminale. Senza infamia né lode, successo improbabile.
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Il sito ufficiale dice che i Klapa s Mora cantano in "klapa", una tecnica vocale che di recente è diventata patrimonio dell'UNESCO. Per carità, massimo rispetto, ma si può andare allo Eurovision con una canzone chiamata "Miseria"?! Musicalmente sarebbe anche sopportabile, se non la cantasse questo coro di depressi della Dalmazia. Miseria.
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Qui abbiamo la vincitrice annunciata ed è facile capire perché. "Only Teardrops" unisce folklore e pop moderno, è trascinante, è ritmata, parla d'amore e la canta una bella ragazza dall'aspetto rassicurante. Inoltre, Emmelie de Forest ha una voce potente (senza strafare) e una pronuncia inglese credibile. La Danimarca ha capito tutto e ha il podio assicurato.
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Innanzitutto, prevedo che, appena Birgit salirà sul palco, Twitter esploderà dicendo: "La Cheryl Cole estone!" Ecco, l'ho detto prima io. La cantante ha vinto Estonian Pop Idol nel lontano 2007, ci canta delle gioie della sua prima maternità (un pop topos internazionale) e grazie al cielo lo fa in una lingua che non comprendiamo.
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La Finlandia ci trasporta in territorio Katy Perry/Avril Lavigne con una spruzzata di Ke$ha. "Marry Me" è un pezzo ironico ("I’m your slave and you're my master") accompagnato da un video demenziale. Con l'esibizione giusta, Krista potrebbe collocarsi ai piani alti della classifica ed entrare nelle playlist di tutti gli addii al nubilato d'Europa. Aiuto.
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Dopo il fiasco di Anggun, i francesi ci riprovano con una canzone passabile e una che ha l'aria di crederci un casino. Amandine viene da un talent e il suo primo album del 2009 ha fatto il botto, mentre il secondo si è fermato alla 44° posizione. Per quel che può valere, era registrato ad Abbey Road con lo staff di Amy Winehouse, che è chiaramente l'ispirazione.
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Attenti perché i duettoni misti hanno sempre uno strano potere. Il potere di scassare i coglioni. Sophie Gelovani e Nodi Tatishvili sono stati accoppiati per l'occasione come due Lola Ponce e Giò Di Tonno qualsiasi. Il pezzo è pieno di acuti, note lunghissime, facce serie ed espressioni intense. Quindi, ahinoi, funzionerà.
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I Cascada sono il peggio dell'eurodance, ma sono anche uno dei nomi più grossi in gara (riuscirono a ottenere un numero uno in Gran Bretagna nella settimana della morte di Michael Jackson, per dire). Per lo Eurovision la loro ricetta non cambia: urla sguaiate e parole inutili in 4/4. Sono pure tra i favoriti, dannazione.
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Si direbbe che i Koza Mostra featuring Agathon Iakodovis siano materiale da Primo maggio e/o da centro sociale più che da Eurovision Song Contest. Una band ska in kilt accompagnata da una baffuta leggenda del rebetiko e una canzone sui piaceri dell'alcol tutta da saltellare. Grecia, quanti anni hai, quindici?
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Dopo due anni di Jedward, l'Irlanda ha smesso di farlo per il LOL. Peccato. Ryan Dolan è un mezzo sconosciuto inglese ma di origini irlandesi. Porta un brano dance in stile Guetta sul potere dell'amore (originale) e un video con un sacco di gente che mette le mani a cuoricino (paraculo). Una tamarrata ricca di sentimento, di quelle di cui si può fare a meno.
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Gli islandesi hanno una scena musicale incredibile, ma quando si tratta di Eurovision sembrano dirci: "Ehi, guardate, se ci impegniamo anche noi sappiamo fare musica mediocre!" Lo fanno per sentirsi più simili a noi, ché lassù la solitudine è una brutta bestia. Infatti, nel video, Eythor va a pesca da solo, smembra i pesci, cade in acqua e quasi muore.
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I nostri amici israeliani (zitti ché basta poco per un incidente diplomatico) puntano sull'urlatrice Moran Mazor. Il pezzo è una palla. Vorrei concentrarmi su un altro dettaglio e invitarvi a guardare qualche secondo del video. Fatto? Ecco. La prossima volta che vi viene da twittare che Chiara Galiazzo è vestita male, pensate intensamente a Moran Mazor. Grazie.