
Per molti anni, le t.A.T.u. sono state la bugia peggio raccontata del pop. Una bugia con le gambe particolarmente corte, ma sparata contromano a 200 km/h. Due minorenni vestite da scolarette che si baciano erano l’evoluzione naturale del teen pop americano a cui gli americani non avevano osato pensare: ci volle un manager russo per alzare l’asticella, anticipare la slutwave e creare un grande pop topos.
Ricordo una puntata di TRL in cui la Surina e Maccarini si trovarono in visibile imbarazzo per aver fiutato la truffa e abbandonarono la consueta diplomazia cercando di far capire al pubblico in piazza (perlopiù composto da lesbiche – loro sì – vere) che non c’era da fidarsi di quelle due.
Eppure, la bufala continuò più o meno indisturbata ben oltre il tempo massimo (la gravidanza della bruna). Nonostante una notevole emorragia di fan, video sempre più pruriginosi, canzoni sempre meno interessanti, un film che Mischa Barton preferirebbe non aver mai fatto e colossali stonature nell’immagine e nella voce, le t.A.T.u. diventarono la prima e unica band russa dei record.
A tre anni dallo scioglimento, la rossa del duo Lena Katina inaugura la carriera da solista col singolo “Never Forget”.
Quando Robbie Williams lasciò i Take That, il suo primo singolo fu “Freedom”, perché finalmente era libero di fare ciò che voleva. Quando le Spice Girls si trovarono con una componente di meno, incisero una canzone di addio che suonava come un epitaffio e Geri Halliwell, nel suo primo video da solista, inscenò il funerale di Ginger Spice. C’è qualcosa di contradditorio nell’affermare di aver rotto col proprio passato artistico continuando a farvi riferimento, peraltro con metafore di tale pochezza. La t.A.T.u. che dichiara esauriti i suoi primi 14 minuti e 59 secondi di popolarità – sperando che con la rinascita da solista arrivi finalmente a 15 – è un crimine prevedibile, ma di un’efferatezza sconvolgente. Il video-funerale mostra la collega morta, prima stesa nuda su un lettino all’obitorio, poi baciata in fotografia e infine visitata al cimitero. E quel verso nella prima strofa, “now it’s time for us to get it straight“? Sarà anche un modo di dire per far rima, ma la scelta dell’aggettivo stride non poco.
I fan non sono i bambini traumatizzati da un divorzio: sanno che ci sono cause legali da aprire, contratti da rompere e uffici stampa da mobilitare. Vedrete che supereranno il trauma e sapranno perdonare le guerre mediatiche perché hanno imparato una cosa: di peggio, c’è solo una reunion.
Filed under: Pop Topoi, Julia Volkova, Lena Katina, t.A.T.u.