
In questo preciso istante, i Rage Against The Machine sono primi nella classifica dei singoli del Regno Unito con la celebre “Killing In The Name”, mentre il neo-vincitore dell’X Factor britannico Joe McElderry è, contro ogni aspettativa, secondo.
Piccola introduzione per i più distratti. Nella gloriosa terra di Sua Maestà Elisabetta II, c’è questa curiosa mania del “Christmas number one“, ovvero la canzone più venduta nella settimana delle feste. È una ricorrenza che trova le sue radici nelle putride paludi del marketing discografico, ed è nata solo ed esclusivamente per aumentare le vendite in periodo natalizio. Tuttavia, l’impatto che ha sulla cultura popolare inglese è a dir poco stupefacente, e colpisce anche chi di musica non si interessa nelle restanti 51 settimane dell’anno. Sta di fatto che dal 2005 in poi, il titolo di “Christmas number one” è spettato al vincitore di X Factor, sapientemente incoronato una settimana prima di Natale. Quest’anno, invece, sul podio ci sono i Rage Against The Machine. Prima che iniziate tutti a urlare “Cazzo, figata! Combatti il sistema!”, fatemi dire due cosette.
X Factor, come dalle nostre parti, è amato e odiato in egual misura. Gli inglesi hanno più ragione di noi a odiarlo perché i concorrenti (e i vincitori) del concorso sono sempre delle insipide ciofeche assemblate a immagine e somiglianza di Beyoncé, se donne, o Will Young, se uomini. Roba da volersi inchinare al cospetto di Facchinetti e ringraziare il Signore per ogni secondo di Giops, per ogni alitata dei Farias, per ogni orecchia posticcia malamente fissata sul capo delle Yavanna, per ogni pezzo di Tenco / Gaetano / Bindi / [inserire qui nome di cantautore italiano morto prematuramente] che ci ha fatto ascoltare Morgan. Gli inglesi non hanno nemmeno Tommassini (e non so se mi spiego: niente tapis roulant, niente suore sui pattini, niente banane gonfiabili… Un programma inguardabile, insomma). Gli inglesi non hanno nemmeno la Maionchi, hanno Simon Cowell. Questo curioso discografico non dice le parolacce buffe, ma ha creato il format, incassato i miliardi e insultato altrettanti dilettanti allo sbaraglio. È probabilmente l’uomo più detestato della galassia ed è per protestare contro il suo strapotere sulle classifiche che alcuni facinorosi si sono organizzati su Facebook per comprare in massa i rigurgiti di De La Rocha.
Non hanno tutti i torti, il singolo di Joe Mc Elderry è il Male – una cover di “The Climb” di Miley Cyrus, che a suo tempo definimmo “L’Ascesa al Monte Ventoso” per la generazione TRL. È anche simbolo di un accordo a dir poco massonico tra il talent show e la Disney (in una puntata, al poveretto hanno anche fatto cantare la canzone de Il Re Leone!). È un PopPanettone malamente confezionato e già ammuffito che non merita un centesimo.
Epperò, “Killing In The Name” al numero uno porta con sé una scia di contraddizioni non indifferenti che ora vi espongo.
L’iniziativa, come tutte le brutte idee di questi tempi, nasce da Facebook. Fatevi una ricerchina e scoprirete che di campagne simili, per portare questa o quell’altra canzone al “Christmas number one”, se ne contano almeno 500 (solo perché il numero massimo di risultati che si possono ottenere da una ricerca su Facebook è 500, ma sospetto siano migliaia). C’è chi al numero uno vuole Michael Jackson o Bing Crosby o i Muppets o il gruppetto in cui suona il cugino della vicina di casa. C’è anche chi si porta avanti e vuole gli Slipknot o Keyboard Cat o tua sorella primi in classifica per Natale 2010. Tanto creare un gruppo non costa nulla, iscriversi ancora di meno. Perché la campagna per i RATM ha riscosso così tanto successo? Innanzitutto, perché sono un gruppo che ci fa sentire tanto giovani e militanti e impegnati e la canzone dice 17 volte “fuck you” e “minchia come pogavo su ‘sto pezzo quando facevamo okkupazione”. E poi perché c’è stato il supporto di una major. Ah sì, piccolo particolare: i Rage Against The Machine sono sotto la Epic Records che – tu guarda! – fa parte della grande famiglia Sony. Proprio come X Factor.
Non chiamiamolo, quindi, un esperimento di successo “venuto dal basso”, o una conquista che dimostra il potere di aggregazione dei social network, come dicono alcuni giornali. Chiamiamolo una geniale trovata della Sony, che sta occupando i primi due posti in classifica nel periodo più proficuo dell’anno, arrivando a far sborsare soldi a chi è pop e a chi crede di ribellarsi al pop.
E come non notare tutta una serie di fastidiosi nonsense, tipici del quindicenne con la maglietta di Che Guevara che non ha ancora ben capito come funziona la “Machine”.
- Se non ti interessa il pop, non ti interessano le classifiche. Perché tutt’a un tratto tanto accanimento?
- Se vuoi supportare musica diversa e indipendente, non comprare il pezzo di un gruppo che ha già venduto sette milioni di dischi. Con una major. Vent’anni fa.
- Ah sì, scusate, i soldi andavano in beneficenza. Quanto hanno raccolto? 70,000 sterline. La Pausini vi manda a dire che siete dei n00b.
- Caro pecorone inglese che hai comprato il singolo e pecorone italiano che hai esultato per questa inutile iniziativa, sei solo un target. E ti hanno centrato in pieno.
- Lavati che fai schifo.
Noi questa settimana al numero probabilmente avremo la Nannini e Giorgia, ma l’anno prossimo ci organizziamo, eh! Bandabardò for Christmas number one!!!
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