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Topolino e i Joy Division: la Sindrome di “Hallelujah” colpisce ancora

È apparsa oggi sul sito del Disney Store una maglietta che unisce la storica copertina di Unknown Pleasures dei Joy Division e la figura di Topolino. Com’era prevedibile, nel giro di poche ore è scattata la Sindrome di “Hallelujah”. Dicesi Sindrome di “Hallelujah” (dall’omonima canzone di Leonard Cohen) quel coro di “ma-come-ti-permetti” che si alza ogni volta che esce la cover di una canzone o il remake di un film: c’è sempre una fetta di pubblico che pensa di possedere i diritti artistici e affettivi sul prodotto originale e si ribella. Oggi è successo con una t-shirt.

Pitchfork è stato tra i primi ad abbaiare, trovando la creazione inappropriata perché: 1) il cantante dei Joy Division si è impiccato; 2) “Joy Division” deriva dal nome dato alle prigioniere dei lager costrette a prostituirsi per i Nazisti. Questi due elementi non sono compatibili con l’immagine della Disney e il suo pubblico. Per carità, ci sono i bambini (anche se la maglietta è disponibile solo nelle taglie da adulto).

A questo punto possiamo trovare tutto crudele e inappropriato o stare calmi e pensarci su.

Ian Curtis è morto nel 1980, Unknown Pleasures è del 1979. Sono passati più di trent’anni, un tempo sufficiente per dare al cantante e l’opera lo status di icone pop. E succede questa cosa con le icone pop: più sono lontane nel tempo, più la loro immagine diventa di dominio pubblico. Di conseguenza, artisti, designer, marchi e chiunque altro la utilizzano per fare colpo sull’osservatore o l’acquirente. Alcuni lo fanno in maniera sofisticata, altri meno, ma è impossibile controllarne l’uso e preservarne, in un certo senso, integrità ed eredità artistiche. I volti e i nomi di alcune celebrità e opere diventano loghi: si caricano di mille significati e nessuno. Lo stesso vale più o meno per Topolino, la cui famosa silhouette contiene di tutto: da Mary Poppins a Hannah Montana, dal capitalismo alle cospirazioni sugli Illuminati.

Non so cosa ci vediate voi, ma è comunque lecito pensare che, nel corso della vostra vita, la Disney abbia avuto almeno la stessa importanza dei Joy Division. Non vi voglio far scegliere, così, su due piedi, tra “Love Will Tear Us Apart” e “Tutti quanti voglion fare jazz” o tra Peter Hook e Anacleto. Però, capirete che non si può nemmeno gridare allo scandalo e allo stupro emotivo dei vostri ricordi di teenager depressi perché la copertina di un disco famosissimo ha incontrato la silhouette di un topo. E perlomeno quel topo qualche gioia ve l’ha data.

Poi magari domattina mi sveglierò e leggerò che l’ideatore della copertina Peter Seville si è detto indignato o plagiato (sebbene l’immagine non sia originale, ma venga da un’enciclopedia) e che la Disney ha ritirato dal commercio la maglietta. La Sindrome di “Hallelujah” avrà colpito ancora.

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