Pop Topoi

RedOne: La Minaccia

RedOne è il pop topos dell’anno. È il produttore più ubiquo del momento e tu hai 6 buone ragioni per odiarlo:

- A 19 anni, si è trasferito dal Marocco alla Svezia per cercare fortuna nell’industria musicale. Ha scelto quel paese perché è da lì che venivano i suoi gruppi preferiti: Europe, Roxette e Abba. Il suo sound unisce quindi il peggio dell’europop al peggio della tamarraggine nordafricana.

- È ciò che è stato Timbaland a inizio anni zero e che David Guetta sarà nel futuro prossimo, finché il loro sound non diventerà così scontato e logoro da venire imitato perfino dai concorrenti dei talent italiani (a X-Factor siamo ancora in fase Winehouse, ad Amici in fase Tatangelo, ma il momento arriverà).

- La sua lista di collaborazioni su Wikipedia è il cassonetto dell’umido del pop/R&B globale. Va ovviamente fatta un’eccezione per Lady Gaga che, a contrario di molti altri “artisti” della lista, scrive da sola le melodie e si reca da RedOne per aggiungere quel controgusto di Fargetta ai suoi brani. Non vi preoccupate, potete continuare ad apprezzare Lady Gaga senza sentirvi in colpa.

- In tutte le produzioni da lui curate, sente l’impulso irrefrenabile di menzionare il suo nome e quello dell’artista in questione, come è reso evidente in questo video (courtesy of apn).


Il massimo è quando si autocita nel remix di “Handle Me” di Robyn perché, non avendo collaborato alla scrittura della traccia, si è dovuto citofonare da solo in fase remix.

- Ha collaborato con Michael Jackson poco prima che morisse. Non tirate un sospiro di sollievo perché ho la certezza che prima o poi quelle registrazioni salteranno fuori. E se Michael Jackson non fece in tempo a registrare nulla, faranno un po’ di copia e incolla o troveranno uno con la voce simile e ci aggiungeranno dieci strati di autotune facendoci credere che sia lui.

- Nonostante abbia fatto i milioni e vinto qualche Grammy, non ha ancora fatto un servizio fotografico decente né pagato un grafico per rifargli logo e MySpace. La cura della sua immagine va quindi di pari passo con la cura dei suoni che produce.

E ora, visual pun!

Fonti: HitQuarters

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50 Cent ft. Justin Timberlake and Timbaland, “Ayo Technology”

50 Cent ha recentemente perso contro Kanye West sul campo di battaglia delle classifiche di vendita internazionali. L’artista di Chicago ha infatti stracciato il rivale aggiudicandosi la prima posizione sia in USA che in UK. E un po’ ce ne rammarichiamo, perché la “Stronger” di Kanye, costruita su un sample di tamarro-ma-pur-sempre-raffinato French touch, è decisamente meno sporcacciona di “Ayo Technology”. Il singolo apripista di 50 Cent è infatti un compendio di riferimenti sessuali più o meno espliciti nella miglior tradizione “sono gangsta e se ce l’hai me la devi dare”.

Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, notiamo come nel titolo l’autore giochi sul contrasto tra tecnologia e regionalismi sardi. Questo legame ossimorico ben si sposa con l’anima della canzone: cutting-edge nell’arrangiamento, burina nei contenuti.

La traccia inizia in modo epico tra suoni che non ci è dato capire se siano sintetizzatori o cori maschili. 50 Cent fa grandi promesse nell’intro: “Qualcosa di speciale / Indimenticabile / 50 Cent (Cent) / Justin (Tin) / Timbaland (Land) / Perdio!”. Dopo aver costruito tutte queste aspettative nell’ascoltatore anglofono ed essersi presentato – perché, ricordiamolo, il 90% di un testo hip pop è costituito dall’ostinata ripetizione del proprio nome – 50 Cent ci avverte subito del fatto che “Lei, lei ne vuole” e lui gliene darà. Sarebbe poco carino, deludere la “she” di turno, del resto. E Fifty è un noto gentiluomo.
Poi ecco che parte una sorta di “risposta” musicale a Kanye. Se l’autore di “Stronger” ha scelto di campionare il vocoder dei Daft Punk, ecco che 50 Cent e la produzione di Bisteccone Timbaland ribattono con un’ossessiva cacofonia 8-bit. Veniamo a sapere che la donzella in questione non è proprio una santarellina, e che, anzi, “ci sa fare con quel palo”, perbacco! Anche l’ospite d’onore, Justin, dal canto suo, sottolinea le prodezze di questa squinzia che ” E’ sempre pronta / Quando ne vuoi tu, ne vuole anche lei / Come una ninfomane”. Notare, subito dopo, la rima baciata di grande efficacia tra “nympho” e “info”: due lemmi di origine latina uno dietro l’altro in meno di un secondo! Fifty, “che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”.
Poi veniamo informati che la signorina è anche ‘na cifra “new age” (ma non era una spogliarellista?), cosa che evidentemente attizza loro un sacco, perché decidono di attirare la sua attenzione con un bel “Ayò”, manco fossero due pastori di Porto Torres che chiamano a raccolta la pecorella smarrita.
“Sono stufo di usare la tecnologia / Perché non ti siedi su di me?”, dice l’ex ‘N Sync, che evidentemente finora si è limitato a riprenderla sul suo Motorola per poi mandare scabrosi mms a tutti i suoi amichetti della crew alla sagra del porceddu. Ayò!

Ma queste sono solo supposizioni. Infatti, quella che finora ci è parsa essere una canzone che esplora con attitudine crepettiana il tema della tecnologia nei rapporti interpersonali, potrebbe rivelarsi in realtà una coraggiosa dichiarazione di 50 Cent e Justin a proposito del loro disperato e continuo ricorso all’onanismo.
Il rapper ha infatti rivelato in un’intervista a Def Sounds che il titolo originale della traccia era “Ayo Pornography”. Quindi, se ricomponiamo mentalmente il ritornello della traccia cambiando la parola in questione, si aprono nuovi orizzonti interpretativi sulla solitaria vita sentimentale dei due musicisti. Peccato che a questa loro – inaspettata – fragilità si contrapponga un Kanye “Più forte / più veloce” e soprattutto “più duro”.

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Britney Spears, “Gimme More”

Drin.
- “Chi è?”
- “it’s Britney, bitch”.

Be’, la classe non è mai stata il suo punto forte. Già dal suo debutto, Britney Spears dimostrava di saper usare quelle sue bracciotte rubate all’industria casearia della Lousiana per esibirsi in coreografie di dubbio gusto e per “scrivere” banalissimi testi che flirtavano con le fantasie dei più conservatori adolescenti repubblicani.
Ma dai tempi di in cui voleva solo “un’altra bottarella”, le cose sono cambiate, eccome. Se prima si limitava a fare qualche velata allusione qua e là, ora Britney è diventata un’aficionada del bollino “Parental Advisory” e, da quando ha dichiarato di sentirsi un po’ l’anticristo, i MOIGE di tutto il mondo la temono quanto il Marilyn Manson dei tempi d’oro. In effetti, era dalla pubblicazione “Antichrist Superstar” del ’96 che la scena pop sentiva il bisogno di un po’ di blasfemia mainstream…

Ma torniamo a “Gimme More”, il singolo che anticipa il quinto album della cantante. Ne abbiamo avuto un’anticipazione agli ultimi MTV VMAs, in una performance che la stampa ha accolto come “la risposta americana a Loredana Lecciso”.

Intro. Suona l’ipotetico cellulare di un ipotetico bellimbusto: “Sono Britney, stronzo”, si affretta a precisare. E lo fa con quella stessa distorsione sulla voce di cui ha abusato anche in passato. Ma se una volta questi “inserti telefonici” erano quasi un espediente umoristico (v. “Oops! …I Did It Again”), ora servono a sottolineare che Britney è una perversa bootie caller. Infatti, a voler fare i pignoli, un’altra traduzione possibile è: “Sono Britney (in qualità di / ovvero la) zoccola”. Quest’alternativa non ci spaventa: ormai per ascoltare Britney bisogna avere un bel pelo sullo stomaco ed essere pronti a non stupirsi delle più morbose trasgressioni. Immaginiamocela, quindi, un po’ in disparte, nascosta, che spia il suo uomo: “Ti vedo”. Uh, Britney la guardona, chissà cosa vorrà fare… “Voglio solo ballare con te”. Tutto qui? E no, perché, in caso non lo sapeste, lei è la regina del club e quando balla con te “sembra che non ci sia nessun altro nella sala” e le sue mosse sono così oscene che “scattano i flash delle macchine fotografiche mentre facciamo zozze danze (nell’originale dice “dirty dancing”, NdT) / Continuano a guadarci / E sembra che tutt’intorno stiano dicendo…”
E siamo giunti al ritornello. Che cos’è un ritornello?
“Mus., frase musicale, spec. orecchiabile, ripetuta in una composizione a intervalli regolari. “
Evidentemente, Britney ha preso il De Mauro un po’ troppo alla lettera e ha deciso di ripetere “Gimme More” per più di 50 volte nel corso della traccia. Ma, del resto, nel club tutti sembrano volerne ancora, volerne sempre di più di queste zozze danze. La pruriginosa Britney non può certo tirarsi indietro, ora che è “al centro dell’attenzione” e perfino “in una folle posizione”. Dice: “Proprio non riesco a controllarmi, oh / Ne vogliono ancora? / Bene, gliene darò ancora, oh!”. E poi è tutto un taglia e cuci di campionamenti vocali, un ansimare continuo, un “uh, oh, oh, uh” dietro l’altro.

Uno dei pop-topoi per eccellenza (incontro nel club, il ballo scatenato come preludio sessuale, lo stupore dei presenti) è stato rispettato meticolosamente, ma mancava ancora un piccolo dettaglio nella struttura musicale: la presentazione dei fautori della traccia. E infatti, proprio quando aspettavamo che un fade-out ci salvasse, entra una voce maschile a presentarci “L’incredibile Lygo” (chi? Wikipedia non sa chi sia), “La leggendaria Miss Britney Spears” (questo lo sapevamo, ma grazie comunque) e “L’inarrestabile Danja“. E questo da dove sbuca fuori? Oh, è uno dei protégé di Timbaland. Com’è piccolo il mondo, eh?

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