My Compact Diss: Marzo

La settimana scorsa è stata impegnativa. Innanzitutto, lo Screenshot del Secolo (ovvero il punto più vicino alla colonnina destra di Repubblica che io abbia mai raggiunto) ha compiuto un anno. Ha festeggiato alla grande.

Poi, non so se ve ne siete accorti perché ne ho parlato POCHISSIMO, ma sono andato a Sanremo per Donna Moderna. E Sanremo è una cosa difficile da spiegare a chi non ci è mai stato, ma “il luna park del giornalista musicale” è una buona definizione. Tra liveblog e twittercronache (il tweet migliore che ho scritto è questo) ho toccato il punto più alto della mia vita professionale e privata: ho intervistato i Jalisse aka i veri pionieri dell’indie italiano.
Purtroppo il festival dura solo cinque giorni all’anno e ce ne restano altri 360 di noia e sobrietà, quindi cerchiamo di riempirli con la consueta rubrica. Per i n00bs e gli smemorati: in My Compact Diss vi dico cosa comprare, cosa piratare e cosa evitare – spesso senza cognizione di causa.

Il carretto passava e quell’uomo postava le recensioni del mese.

Subsonica
Eden
EMI

I Subsonica sono un gruppo che ho sempre difeso a spada tratta. In termini di musica, marketing e numeri, sono stati un caso unico e importante per la musica italiana e continueranno ad esserlo pur senza “bissare Microchip Emozionale“. E come mi diverto ai loro live, signora mia. L’8 marzo uscirà Eden e più o meno sappiamo già cosa aspettarci.
1. La title-track eccezionale con un video ignobile. “Atmosfere lynchiane” dicono loro, “ma mi faccia il piacere” dico io;
2. “Istrice”, il brano così così che avrebbero dovuto/potuto portare a Sanremo, accompagnato invece da un video favoloso. Purtroppo le TV musicali si sono rifiutate di passarlo in fascia protetta e loro hanno gridato allo scandalo. Ehm, non so se avete notato che  nel vostro video C’È UNA TIZIA DEFORME CHE SI STRAPPA LE UNGHIE: non è esattamente Bat Roberto…;
3. Tante altre anticipazioni disseminate tra iTunes e riviste. Io punto tutto sulla sopraccitata “Benzina Ogoshi”, già celebre perché capitolo finale di un cortometraggio horror amatoriale girato da cinque bros che cercano di registrare un album.
La formula del disco mi pare invariata: equilibrio tra ballate stilose e “Su ‘ste mani!”, un po’ di impegno politico e un po’ di spleen torinese. Io ai Subsonica voglio un bene che non vi dico.

Jessie J
Who You Are
Universal

Jessie J ha già vinto tutto ancor prima di pubblicare il suo album d’esordio (BRITs Critic’s Choice, BBC Sound of 2011) e non ho ancora capito se se lo meriti. Per ora sappiamo che ha voce e tanta voglia di fare. Ed è stata definita da Justin Timberlake come “la miglior cantante al mondo” – o almeno così si legge in tutti gli articoli su di lei, ma nessuno sembra essersi preoccupato di controllare dove e quando JT abbia pronunciato queste parole. Pop Topoi, invece, la definisce come “una tipa su cui la Universal sta spendendo un sacco di soldi senza averle lasciato il tempo di sviluppare un’identità”. È la Gaga dell’Essex o ‘na chav con un po’ più talento di una Spice Girl a caso? In questo momento, quell’appiccicosa americanata di “Price Tag” è prima nella top 10 britannica e non lascia ben sperare. Però, il singolo uscito l’anno scorso, “Do It Like A Dude” – al di là del messaggio di cui si fa portatore – è una bomba.

Donne, siete state ispirate da Jessie J? Voi cosa sapete fare come un dude? Vi canterei la mia versione, “Do It Like A Chick”, ma ho paura delle conseguenze.

Lykke Li
Wounded Rhymes
LL

Il secondo album di Lykke Li, Wounded Ryhmes, è la dimostrazione di come si possa fare un album pop bello, aggressivo e contemporaneo senza dover per forza sfasciare i sintetizzatori.  “Get Some” e il suo video vagamente slutwave già lasciavano intuire che la svedese avrebbe optato per un suono e un’immagine molto più cattivi di Youth Novels. Non so che aria tiri di questi tempi, ma anche Lykke vuole farlo come un dude.

Because you’re a woman, the music industry puts you in another corner. I want to be fighting with the men. I want to be amongst the men, topless, throwing things onstage. [P4k]

Nessuno mette Lykke in un angolo. Mettiamola su un piedistallo.

The Naked and Famous
Passive Me, Aggressive You
Universal

The Naked And Famous, invece, hanno l’aria di voler sfasciare i sintetizzatori. Mi vengono in mente quattro lettere a caso: MGMT. Come testo e suoni, “Young Blood“, è infatti destinata a diventare la “Kids” del 2011 (pur non avendo l’impatto mostruoso di “Kids”). A me piacciono, ma io con queste orecchiabili hipsterate ci casco sempre. E pensate, questi vengono dalla Nuova Zelanda! No, niente, mi sembrava un’informazione curiosa, ma non so corredarla di battute sugli stereotipi Kiwi.

Avril Lavigne
Goodbye Lullaby
RCA

Avril Lavigne continua a voler sprofondare sempre più giù negli abissi dell’INASCOLTABILITÀ TOTALE. Dopo un esordio da adolescente a metà tra il dignitoso (“Losing Grip“) e il ridicolo (“Sk8r Boi“), Avril ha definitivamente deciso di optare per ciò che vende meglio tra i due: il ridicolo. Non è cresciuta coi suoi fan: ha iniziato a puntare  verso fasce d’età sempre più basse, quelle che vedono la rivoluzione in una ciocca rosa e una cintura borchiata. Nonostante l’arrivo di Dr. Luke e Max Martin alle produzioni, le canzoni della canadese sono state ridotte ai minimi termini, a filastrocche imbecilli  da cantare saltellando. E sventolare la bandiera consumata dell’alternatività punkeggiante lanciando linee di profumi (perché questo comporta essere rockstar oggi) è il più puzzolente dei paradossi.