The Road to Salame: Celentano vs. Carone

Benvenuti alla prima semifinale della terza edizione del Premio Salame dai Capelli Verderame.

Vi ricordo che questo Premio, come tutti i premi che si rispettino, premia la costanza, la caparbietà e i brogli: potete votare quante volte volete e accanirvi contro la canzone che giudicate più meritevole – cioè, la meno meritevole. Vabbè, avete capito.

[SONDAGGIO CHIUSO]

“Non so più cosa fare” è da considerarsi come il preludio del pippotto sanremese che ha ipnotizzato la nazione per una dolorosa eternità. Ma se a Sanremo c’erano Gianni Morandi, Pupo e Elisabetta Canalis (nell’indimenticabile ruolo di Italia), qui Celentano è affiancato da altri tre caballeros dell’assurdo: Jovanotti, Battiato, Sangiorgi. La ciliegina sulla torta biologica è Manu Chao, the king of Bongo Bong, l’autorità massima quando si tratta di mettere in musica.

Il testo, azzardando un’interpretazione, affianca il dolore di una perdita sentimentale a quello causato da guerre lontane. (Quali guerre non si sa, potete cercare indizi nelle immagini di repertorio usate da Morbioli per il video.) (Del resto, “è la misma cosa, succede dappertutto, in America, in Oriente, in Russia, in Europa”, suggerisce Sangiorgi.)

Sei, lunghi minuti raggaeggianti interrotti dal parlato dei quattro, in tre lingue. Perché mai limitare all’italiano la magnitudo della saggezza di Battiato (“el tiempo es más soportable si con nosotros está una chica, me entiendes”) o le grandi verità di un pensoso Lorenzo ( “because it never stops”)? E infine, Celentano: “il problema è la radio, questa radio che non smette, e che continua a dirci le stesse cose, da tanti anni”.

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Se Dalla avesse ragione o torto a credere nel talento di Carone, lo scopriremo col tempo. Arrivare a Sanremo con un nome del genere è un infallibile scudo: non è facile mettere nero su bianco che uno dei più grandi cantautori della storia italiana potrebbe aver preso un abbaglio – o peggio, potrebbe essere parte di un’operazione commerciale per aiutare la famosa “collocazione discografica” di un ex talent. Sta di fatto che il premio della critica andò a un altro alunno della scuola di Dalla (Bersani) e, al momento di esercitare il potere della golden share, la sala stampa preferì assicurare il podio a Noemi. Viene il dubbio che tutta questa critica che adora Carone sia limitata a una decina di giornalisti embedded di Amici.

E il pubblico cosa dice? A giudicare dalle classifiche: praticamente non pervenuto. Forse Carone è troppo impegnato o forse è troppo popolare.

Pensate, da queste parti, il cantautore si era già guadagnato due nomination al Premio Salame 2010 col discreto “Di notte” nonché i luoghi e i laghi che ha ceduto a Scanu: è bello vedere certi talenti crescere insieme alla manifestazione! Ma veniamo al brano, questa raffinata zozzeria (raffinata perché è Cantautorato, ignoranti; zozzeria perché usa una delle metafore più degradanti mai sentite).

Nanì, Nanì, Nanì si concede a Carone e lui si innamora. Nanì stranamente rifiuta l’invito di fuggire con Carone e resta con “un camionista da accontentare”. Non ci è dato sapere come va a finire questa storia ed è meglio non saperlo: siamo ancora sotto choc per il verso “potrei stare giorni ad annusare il tuo mestiere”.

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