Dieci proposte per un nome collettivo dei fan dei Modà

C’è l’Esercito di Marco Mengoni e la Big Family di Alessandra Amoroso, ci sono le Bestie (già Marroncini) di Emma e i Gianni di Fedez, ma qual è il nome collettivo dei fan dei Modà? In un’era in cui le fanbase si uniscono in plotoni compatti in adorazione e in difesa dei loro idoli, il gruppo italiano più popolare ha bisogno di un nome ufficiale per i suoi seguaci. Ecco alcune proposte suggerite dal popolo della rete. Kekko, pensaci.


MODELLI
"Modelli", per quanto lusinghiero, entra in contrasto con l'immaginario turbo-nazionalpopolare dei Modà.

Voto: kekko

MODESTI
Questa è un'ottima proposta. È forse poco in linea con la personalità del cantante del gruppo, ma nell'accezione di "privo di lusso, di sfarzo, di grandiosità" si avvicina al motto very normal people della radio che è tanto familiare ai quei fan. Da considerare anche la variante "Modici".

Voto: kekkokekkokekko

MODERNI
Non scherziamo: questo marchio è già preso da un'altra nota band italiana. (A quando i Moderni a San Siro, eh?)

Voto: kekko

KEKKOS
La centralità del ruolo di Kekko è nota, e "Kekkos" (o "Kekko's") potrebbe essere già adesso il nome non ufficiale del gruppo. Tuttavia, un vero fan deve amare tutti e cinque (o sei) (quanti sono?).

Voto: kekko

MADÒ
Molti considerano i Modà una religione, ma potranno rivelarsi così iconoclasti?

Voto: kekko

MODANNATI
Qui siamo a un livello molto (troppo?) alto. "Modannati" rende bene l'idea della devozione, ma anche della consapevolezza di avere sviluppato una distruttiva dipendenza in ambito musicale.

Voto: kekkokekko

MODÀIOLI
Un gioco di parole accessibile a tutti: semplice, deciso, efficace. Funziona bene sulla carta e, se pronunciato ad alta voce, è spiacevole al suono. Promosso.

Voto: kekkokekkokekko

Premio Salame dai Capelli Verderame 2012: il vincitore

Si è appena conclusa la serata di premiazione del terzo Premio Salame dai Capelli Verderame da un’incantevole cornice segreta. La cerimonia è stata invece sobria e contenuta perché, ricordiamolo, il Premio Mogol non esiste più per colpa di assessori valdostani poco inclini a celebrare le canzonette. Ma noi sappiamo che il Premio Mogol ci guarda da lassù e veglia su di noi mentre gli angeli suonano “Luca era gay” e “Le tasche piene di sassi” pizzicando le arpe del Signore.

Alla cerimonia del Salame 2012 non sono mancati gli ospiti prestigiosi: Celentano non è potuto venire, ma era presente Claudia Mori. Pensate, aveva già preparato tre comunicati stampa: uno per la vittoria del marito, uno per il secondo posto e uno per il terzo (alla fine li ha consegnati tutti e tre, poi li ha rivoluti indietro a 10 euro per foglio, poi ha detto che i soldi sarebbero andati in beneficenza). C’erano i Litfiba, e poi c’era lei, ovviamente, la vincitrice. And the winner is Emma.

E finisce qui il Premio Salame dai Capelli Verderame 2012, l’edizione dei record! (Non è vero, l’anno scorso sono arrivati più voti.) (Ma solo perché alcuni fan sabotarono il sondaggio.) (Comunque i voti sono stati moltissimi, grazie.) Va invece completamente in vacca il mio intento di segnalare anche il testo migliore dell’anno, dato che per ora è arrivato solo un commento a proposito. Allora è proprio vero che il Premio Mogol è insostituibile.

Ci vediamo nel 2013! #salame2013!

 

The Road to Salame: Emma vs. Modà

La seconda semifinale è interamente dedicata a Kekko Silvestre. Lo vediamo qui scontrarsi contro se stesso grazie alle sue opere “Non è l’inferno” per Emma e “Come un pittore” per Modà e Jarabedepalo. (Da quand’è che “Jarabe De Palo” si scrive tutto attaccato? Dal 2008, perché l’etichetta precedente ha i diritti sul nome.)

Come al solito, potete votare subito oppure farvi un tè e meditare su quale sia la scelta più appropriata leggendo le motivazioni dell’Academy.

[SONDAGGIO CHIUSO]

Era chiaro fin da subito che Emma avrebbe vinto il Festival. L’avrebbe vinto con una canzone bella, una canzone brutta o una canzone d’amore a caso. L’ha vinto con una canzone “impegnata” perché si è fatta scrivere qualcosa di più sostenuto dei soliti “calore/calore”, “pelle/stelle”, “amore/sapore”. Sarebbe anche un intento apprezzabile: di canzoni sulla crisi attuale, non se ne cantano; e lei e Bersani quest’anno sono stati gli unici a parlare dell’Italia di oggi al Festival (solo che Bersani ha usato una metafora assurda e non ci ha messo abbastanza drammaticità).

Il testo di “Non è l’inferno” ci racconta di un signore che ha fatto due guerre e ora non arriva a fine mese, mentre suo figlio ha trent’anni e non ha i soldi per sposarsi. Un attimo. Se il signore ha fatto “due guerre senza garanzia di ritornare”, vuol dire che, come minimo, è un ragazzo del ’99, e quindi ora ha 113 anni. E se ha un figlio di 30, vuol dire che è diventato padre a 83. Complimenti, signore!

Al di là della plausibilità storica del testo, che i televotanti magari non hanno avuto tempo di verificare, resta un dilemma anche nel ritornello. Se la situazione è così tragica, perché “non è l’inferno”? Ricordo che se l’è chiesto anche Luzzatto Fegiz a un’Arena di Giletti e Emma gli ha risposto senza rispondere.

(Era la stessa puntata dell’Arena in cui Giletti elogiava Emma perché, durante il Festival, si è andata a comprare le bottigliette d’acqua al supermercato anziché bere quelle carissime del frigobar dell’albergo.)

Quindi il messaggio è positivo? Fa tutto schifo, ma c’è di peggio? Il protagonista è ancora speranzoso e non vuole ammazzarsi? Boh. “Non comprendo com’è possibile pensare che sia più facile morire” e nel dubbio ci aggiungerei un’altra subordinata.

E se la morale, per quanto confusa, poteva avere i suoi pregi, Kekko Paroliere ha riabbassato immediatamente il livello: la domenica mattina dopo il Festival, ha scritto una nota su Facebook lamentandosi di non aver ricevuto uno squillo di ringraziamento dalla cantante. Wow, Kekko. Questo che è l’inferno.

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Ehi, ma questa canzone non era già stata nominata l’anno scorso? Sì, e si è pure classificata seconda. Nel 2011, però, non era ancora stata estratta come singolo, era un piacere per pochi intimi. La recente ripubblicazione del pezzo, impreziosito da una grande collaborazione internazionale, ci ha permesso di apprezzarne nuovamente la profondità.

Come Sangiorgi in “Sing-hiozzo”, Kekko dei Modà ci racconta con dovizia di particolari i suoi problemi di comunicazione, ma lui ha trovato un rimedio! Come un pittore, disegnerà ciò che prova per la sua amata, abbinando colori a emozioni, in un tripudio di similitudini e sinestesie ispiratissime. Che bella idea! Sentiamo.

“Azzurro come te, come il cielo il mare.” OK, carino, magari un po’ banale… Vogliamo continuare?
“Giallo come luce del sole.” Sì, ecco, questa sarebbe scontata anche alle elementari. Proviamo col verde?
“L’erba verde come la speranza.” Mi fai parlare con la tua maestra?
“Adesso un po’ di blu come la notte.”

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