“Ai se eu te pego”: disgrazie non anglofone in classifica

In questo preciso istante, la canzone “Ai se eu te pego” di Michel Teló è nella top 10 di iTunes in undici paesi europei. In nove di questi è alla posizione numero uno. Non è, come pensavo prima di guardare le classifiche, una malattia tutta italiana: “Ai se eu te pego” è un’epidemia internazionale, di quelle che ti fanno soffrire per mesi e – doppia fregatura – poi non muori nemmeno. Invece, resti in vita e quel “nossaaaa!” va ad aggiungersi alla lunga lista di fastidiose madeleine sonore che potrebbero ripresentarsi in futuro. Quando meno te lo aspetti, magari tra qualche anno, magari in un momento felice, quel “nossaaaa!” s’infilerà nella colonna sonora di qualcosa, in un servizio di Studio Aperto, in un canale musicale minore mentre fai zapping distratto, e tu cadrai a terra raggomitolandoti in posizione fetale. “Nossaaaa!”

Se questo è l’effetto che fa “Ai se eu te pego” su di me e te, figuriamoci cosa dev’essere quel pezzo per il discografico medio. Uno passa la vita a cercare l’artista giusto per fargli fare il disco, la copertina, il festival, le interviste, il video e il tour giusti. E l’acconciatura giusta, i vestiti giusti, le gravidanze giuste, i pettegolezzi giusti e tutti i dettagli che l’ascoltatore  non noterà mai, ma dietro ai quali ci sono mesi di preparazione. Poi dal nulla arriva un brasiliano con un budget poco sopra lo zero (e quelle camicie) e grazie ai balletti di un paio di calciatori schizza alla numero uno in mezzo mondo. “Ai se eu te pego” è il suono di mille discografici che si buttano dal cornicione.

Io sono uno che si rallegra quando un prodotto non anglofono ha successo internazionale ed è una cosa che ripeto ogni volta che c’è una cerimonia di premiazione (soprattutto gli MTV EMAs), ma dando un’occhiata alle classifiche, c’è poco da stare felici. La tabella mostra le canzoni non in inglese o in italiano che hanno raggiunto la prima posizione in Italia dal 2000 a oggi.

Qualche considerazione:

  • Negli ultimi dodici anni, solo quattordici canzoni non in inglese o in italiano hanno raggiunto la vetta. È un po’ poco, ma…
  • ..eccetto “Le vent nous portera”, sono tutte canzoni che vanno da appena decente a orrore inspiegabile. Quindi, l’unica canzone veramente bella è stata scritta da una persona che dovrebbe trovarsi in galera per omicidio.
  • (A me piace molto “Alors on danse”, ma so di dire qualcosa di molto impopolare e difenderò questa canzone in un’altra occasione.)
  • Eccetto Jennifer Lopez (che era già famosa da molto prima per canzoni in inglese) e Manu Chao (tenetemi fermo), si tratta solo di one hit wonder. Il caso più eclatante sono le Cinema2, di cui si fa fatica a trovare traccia persino su YouTube.
  • Nel 2011, il Brasile si è vendicato nei nostri confronti per tutti quegli anni di Pausini. Mandiamo una task force diplomatica subito o tagliamo immediatamente l’import-export canoro tra i due paesi: è per il bene di tutti.

Adele, torna qui, è tutto perdonato.