Pop Topoi

My Compact Diss: Ottobre (parte seconda)

Seconda manciata di uscite ottobrine. Sono in ritardissimo, ma ormai ci avete fatto l’abitudine, no?

Antony & The Johnsons
Swanlights
Rough Trade

Ho voluto aspettare un po’ per parlare di Swanlights perché, dopo la delusione del’EP estivo, volevo dedicargli un ascolto attento. “Thank You For Your Love”, pur essendo largamente inferiore alla discografia antoniana e al resto dell’album, era un’ottima introduzione ai toni di Swanlights e le novità che porta con sé. “Everything is new”, dice Antony nella prima traccia, e l’impressione è che, per la prima volta, sia sereno, a proprio agio con la sua storia personale e pronto a riconciliarsi col suo passato (non a caso, il video di “Thank You…”  era  un montaggio di filmati di un Antony adolescente, appena giunto a New York in cerca di fortuna). Purtroppo, però, come spesso accade, la serenità può nuocere all’artista: Swanlights è bello, ma non commuove né incanta come i precedenti.

Spiccano la parte centrale (soprattutto la title-track), e la traccia conclusiva, “Christina’s Farm”. La traccia 9 è una invece una collaborazione con Björk, che possiamo chiamare “arte” o “devo restituire un favore  a Antony, ma c’ho fretta e görgheggio a caso, tanto tutti penseranno che è arte”.

Ad ogni modo, si compra senza se e senza ma, e se vi piacciono le figure, c’è pure un’edizione speciale con una collezione di disegni, foto e scarabocchi dell’artista.

I Blåme Coco
The Constant
Island

Io ci stavo per cascare in pieno su questa qui. Sentite un po’ gli indizi e ditemi se non c’erano già le basi per una scuffia totale: la collaborazione con Robyn, tracce scritte e prodotte da Klas Åhlund e una valanga di remix di gente tipo Miike Snow e La Roux. Aveva inoltre quest’aurea di scandinavietà (sai com’è, con quella å nel nome d’arte) che invece non c’entra niente: è inglese, ma è nata a Pisa ed è figlia di Sting. [Inserire qui battuta sul fatto che possa essere stata concepita in una delle leggendarie maratone tantriche del cantante.]

Eppure questo The Constant [inserire qui battuta su Desmond] proprio non mi ha convinto. La creatività scarseggia, le doti vocali sono piuttosto modeste e le melodie si dimenticano in fretta. [Inserire qui frase per instillare il dubbio che sia raccomandata dal padre.] Lo riascolterò meglio, promesso, ma per ora a chi vogliamo dare la colpa? I, for one, blame Coco.

Velvet
Le Cose Cambiano
Cose Comuni

Secondo me, i Velvet sono bravi, e questa è un’opinione che probabilmente non leggerete su nessun altro blog musicale (il che fa pensare che un motivo ci sarà – non pensiamoci). Secondo me, dicevo, sono bravi e sono migliorati tantissimo negli ultimi anni. Forse erano bravi già dal secondo album, ma come fai a essere credibile dopo aver cantato cose come “Boyband”, che sarà stata anche ironica ma cristogesùsantissimo. Le Cose Cambiano è un greatest hits che riassume dieci anni di carriera attraverso vecchi successi riarrangiati durante un provvidenziale soggiorno a Casasonica. È un’ottima occasione per accorgersi che “Funzioni Primarie” era e resta un pezzone, che i brani sanremesi non erano poi malaccio e che “Confusion Is Best” con Beatrice Antolini è ancora vergognosamente ballabile. Tuttavia, non sborserò € 16,90 per questa raccolta e non chiederò certo a voi di fare altrimenti. Troviamo un compromesso: fatevi almeno un salto sul loro sito ufficiale perché, pur non essendo aggiornatissimo, merita dal punto di vista grafico, e se ne riparla al prossimo disco di inediti. La strada è quella giusta.

Apparat
DJ-Kicks
!K7

Parliamo del nuovo capitolo della storica serie DJ-Kicks (mamma mia, che sofisticati! Non temete, tra poco torniamo alla musica sciocca). Questa volta a curare la compilation c’è Apparat, DJ e produttore tedesco now with 50% more facial hair. Il buon Sascha è uno che passa con disinvolutra da Modeselektor ai Giardini di Mirò, da Ellen Allien a Gianna Nannini (no, sul serio, è nei credits di Grazie e ha remixato “Contaminata”: guardate qui come sono carini). In questa raccolta, mette insieme i suoi amici e artisti di riferimento: Thom Yorke, Four Tet, Burial, Joy Orbison e tante altre cose belle, se vi piace il genere. Abbiamo pure tre inediti, due di Apparat stesso e uno dei Telefon Tel Aviv, eccezionale duo di Chicago, ahinoi giunto al capolinea. Non vi dico di comprarlo a tutti costi, ma con questo fareste veramente un figurone.

Joe McElderry
Ambitions
Simco

Di Joe McElderry avevamo già parlato l’anno scorso, quando vinse la penultima edizione dell’X Factor britannico e mancò la vetta delle classifiche nella settimana natalizia a causa dei Rage Against The Machine. “Ambitions” è il suo secondo singolo e ha già fatto urlare a tutti “epperò sembra Mika!” perché se canti un po’ in falsetto e fai un video colorato, questa è la reazione che devi aspettarti. Il ragazzo è giovanissimo e ha la personalità e il carisma di una ciabatta. Più specificatamente,  mi ricorda quelle ciabattine che ti danno in omaggio quando fai un viaggio in aereo. La canzone è in realtà una cover degli sconosciuti norvegesi Donkeyboy e sarebbe anche decente, ma non ve la linko. Vi faccio vedere il video dell’originale perché è fenomenale:

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Rage against the rage against, etc.

In questo preciso istante, i Rage Against The Machine sono primi nella classifica dei singoli del Regno Unito con la celebre “Killing In The Name”, mentre il neo-vincitore dell’X Factor britannico Joe McElderry è, contro ogni aspettativa, secondo.

Piccola introduzione per i più distratti. Nella gloriosa terra di Sua Maestà Elisabetta II, c’è questa curiosa mania del “Christmas number one“, ovvero la canzone più venduta nella settimana delle feste. È una ricorrenza che trova le sue radici nelle putride paludi del marketing discografico, ed è nata solo ed esclusivamente per aumentare le vendite in periodo natalizio. Tuttavia, l’impatto che ha sulla cultura popolare inglese è a dir poco stupefacente, e colpisce anche chi di musica non si interessa nelle restanti 51 settimane dell’anno. Sta di fatto che dal 2005 in poi, il titolo di “Christmas number one” è spettato al vincitore di X Factor, sapientemente incoronato una settimana prima di Natale. Quest’anno, invece, sul podio ci sono i Rage Against The Machine. Prima che iniziate tutti a urlare “Cazzo, figata! Combatti il sistema!”, fatemi dire due cosette.

X Factor, come dalle nostre parti, è amato e odiato in egual misura. Gli inglesi hanno più ragione di noi a odiarlo perché i concorrenti (e i vincitori) del concorso sono sempre delle insipide ciofeche assemblate a immagine e somiglianza di Beyoncé, se donne, o Will Young, se uomini. Roba da volersi inchinare al cospetto di Facchinetti e ringraziare il Signore per ogni secondo di Giops, per ogni alitata dei Farias, per ogni orecchia posticcia malamente fissata sul capo delle Yavanna, per ogni pezzo di Tenco / Gaetano / Bindi / [inserire qui nome di cantautore italiano morto prematuramente] che ci ha fatto ascoltare Morgan. Gli inglesi non hanno nemmeno Tommassini (e non so se mi spiego: niente tapis roulant, niente suore sui pattini, niente banane gonfiabili… Un programma inguardabile, insomma). Gli inglesi non hanno nemmeno la Maionchi, hanno Simon Cowell. Questo curioso discografico non dice le parolacce buffe, ma ha creato il format, incassato i miliardi e insultato altrettanti dilettanti allo sbaraglio. È probabilmente l’uomo più detestato della galassia ed è per protestare contro il suo strapotere sulle classifiche che alcuni facinorosi si sono organizzati su Facebook per comprare in massa i rigurgiti di De La Rocha.

Non hanno tutti i torti, il singolo di Joe Mc Elderry è il Male – una cover di “The Climb” di Miley Cyrus, che a suo tempo definimmo “L’Ascesa al Monte Ventoso” per la generazione TRL. È anche simbolo di un accordo a dir poco massonico tra il talent show e la Disney (in una puntata, al poveretto hanno anche fatto cantare la canzone de Il Re Leone!). È un PopPanettone malamente confezionato e già ammuffito che non merita un centesimo.

Epperò, “Killing In The Name” al numero uno porta con sé una scia di contraddizioni non indifferenti che ora vi espongo.

L’iniziativa, come tutte le brutte idee di questi tempi, nasce da Facebook. Fatevi una ricerchina e scoprirete che di campagne simili, per portare questa o quell’altra canzone al “Christmas number one”, se ne contano almeno 500 (solo perché il numero massimo di risultati che si possono ottenere da una ricerca su Facebook è 500, ma sospetto siano migliaia). C’è chi al numero uno vuole Michael Jackson o Bing Crosby o i Muppets o il gruppetto in cui suona il cugino della vicina di casa. C’è anche chi si porta avanti e vuole gli Slipknot o Keyboard Cat o tua sorella primi in classifica per Natale 2010. Tanto creare un gruppo non costa nulla, iscriversi ancora di meno. Perché la campagna per i RATM ha riscosso così tanto successo? Innanzitutto, perché sono un gruppo che ci fa sentire tanto giovani e militanti e impegnati e la canzone dice 17 volte “fuck you” e “minchia come pogavo su ‘sto pezzo quando facevamo okkupazione”. E poi perché c’è stato il supporto di una major. Ah sì, piccolo particolare: i Rage Against The Machine sono sotto la Epic Records che – tu guarda! – fa parte della grande famiglia Sony. Proprio come X Factor.

Non chiamiamolo, quindi, un esperimento di successo “venuto dal basso”, o una conquista che dimostra il potere di aggregazione dei social network, come dicono alcuni giornali. Chiamiamolo una geniale trovata della Sony, che sta occupando i primi due posti in classifica nel periodo più proficuo dell’anno, arrivando a far sborsare soldi a chi è pop e a chi crede di ribellarsi al pop.

E come non notare tutta una serie di fastidiosi nonsense, tipici del quindicenne con la maglietta di Che Guevara che non ha ancora ben capito come funziona la “Machine”.

  • Se non ti interessa il pop, non ti interessano le classifiche. Perché tutt’a un tratto tanto accanimento?
  • Se vuoi supportare musica diversa e indipendente, non comprare il pezzo di un gruppo che ha già venduto sette milioni di dischi. Con una major. Vent’anni fa.
  • Ah sì, scusate, i soldi andavano in beneficenza. Quanto hanno raccolto? 70,000 sterline. La Pausini vi manda a dire che siete dei n00b.
  • Caro pecorone inglese che hai comprato il singolo e pecorone italiano che hai esultato per questa inutile iniziativa, sei solo un target. E ti hanno centrato in pieno.
  • Lavati che fai schifo.

Noi questa settimana al numero probabilmente avremo la Nannini e Giorgia, ma l’anno prossimo ci organizziamo, eh! Bandabardò for Christmas number one!!!

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