My Compact Diss: Settembre (parte prima)

A settembre escono un sacco di dischi (maddai!) quindi ho pensato di portarmi avanti col lavoro e frammentare la rubrica in occasione della rentrée. Per chi non conoscesse le regole del giochino, vi rimando al post precedente, dove è spiegato tutto, e a Friday Prejudice, a cui ho rubato il format. Fiato alle trombe.

Antony & The Johnsons
Thank You For Your Love
Rough Trade

Esistono pochissimi cantautori e interpreti del calibro di Antony e di conseguenza ogni sua nuova creazione suscita enormi aspettative. Questa volta le delusioni sono direttamente proporzionali perché “Thank You For Your Love” è forse il pezzo meno interessante e ispirato della sua discografia in termini di testo, arrangiamento e interpretazione. Se questo EP è il preludio al nuovo album (in arrivo a fine ottobre) non c’è da stare allegri. Come se non bastasse, una delle cinque tracce è una cover di “Imagine”. (Dlin dlon, comunicazione di servizio: chiunque possegga uno strumento, una voce o l’abilità di emettere suoni con le ascelle è pregato di non toccare “Imagine” o “Hallelujah” perché hanno ufficialmente rotto il cazzo in tutte le loro declinazioni.) Non la voglio neanche ascoltare perché Antony la sua “Imagine” l’ha già scritta.
Insomma, Antò, che ti è successo? Voglio sperare che siano solo gli strascichi della tua stivale anomaly. Swanlights sarà bellissimo. Per forza.

Robyn
Body Talk Pt. 2
Konichiwa Records

Questo non è un pregiudizio, è il parere di uno che ha ascoltato questo album quotidianamente dall’uscita del leak. E che per Robyn va in brodo di giuggiole. Stiamo calmi, Body Talk Pt. 2 è un po’ più debole del suo predecessore (e ‘sti gran cazzi, mi direte, dato che era perfetto) ma siamo comunque a livelli altissimi. La formula vincente è la stessa: prima si balla, poi si piange, poi si balla piangendo. C’è anche un’ospitata di Snoop Dogg che, dopo aver bazzicato con Katy Perry, cerca di riguadagnare la sua aurea di badassitudine nella traccia 7. Tuttavia, le strofe da tatuare spettano sempre a Robyn: “We need a black pope and she better be a woman / There’ll be no more celibacy / Even the Vatican knows not to fuck with me”. WHOA. L’album si chiude con “Indestructible” in versione acustica, della quale non sono nemmeno degno di parlare: giudicate voi.

Röyksopp
Senior
Dog Triumph

Anche qui sto barando perché non ho resistito ad ascoltare Senior prima dell’uscita ufficiale. Maledetti scandinavi, mi riempite la libreria di umlaut e mi soggiogate coi vostri suoni spaziali. Senior è la continuazione strumentale del bellissimo Junior e, come si legge nel comunicato stampa, è la sua “controparte introversa e talvolta elegante, traboccante di segreti oscuri e ricordi distorti”. Wow, esattamente il sottofondo di cui avevamo bisogno per sorseggiare cocktail all’inaugurazione di una mostra d’architettura concettuale! Se però non sorseggiate cocktail all’inaugurazione di una mostra d’architettura concettuale e, come me, volete qualcosa per fischiettare battendo le mani sul volante, Senior non è la scelta ideale. Con questo non voglio dire che sia un disco brutto o inutile, ma che i Röyksopp raggiungono l’apice se aiutati da voci femminili e non hanno paura di tirare fuori pezzoni pop della madonna.
Ah, quella là sopra non è il risultato di cinque minuti di scazzo con Paint: è la copertina ufficiale.

Skunk Anansie
Wonderlustre
V2 Benelux

File under: reunion di cui non sentivamo la necessità. La mia passione adolescenziale per gli Skunk Anansie era sconfinata e non nego che mi portò perfino a indossare cose del genere. Ma ora sono passati dieci anni, il rock alternativo è morto e sepolto e preferivo tenere intatto il ricordo di tre bellissimi album e di Fabio Fazio e Laetitia Casta che presentano “Charlie Big PATATÒ” prima che l’intero Ariston venga ridotto in macerie dalle urla di Skin. In Wonderlustre, gli Skunk Anansie riprendono il lavoro interrotto una decade fa e che la cantante ha continuato a fare senza mai raggiungerne i fasti e perdendo man mano la sua leggendaria potenza vocale. Tutto suonerà esattamente come deve suonare – solo un po’ peggio. Ci saranno le ballatone sul tradimento e i pezzi incazzati che questa volta non spaventano nessuno, come il primo singolo. Qualcosa, però, è cambiato: nel video di “My Ugly Boy” c’è Skin che slingua un uomo. Gross.

Hurts
Happiness
Sony

Gli Hurts, come ho già detto nella puntata precedente, sono la seconda cosa migliore successa al pop britannico nel 2010. La Sony ha investito una valanga di soldi e energie in questo duo di Manchester, ma è improbabile che gli sforzi vengano ripagati (traduzione: godiamoceli prima che li licenzino). È da più di un anno che ci tocca ascoltare demo, bootleg e remix sapientemente centellinati, quindi è anche un po’ ora che facciano uscire l’album. Happiness non sarà affatto allegro. Lo descriverei come i Depeche Mode che cantano power ballad scritte da Ryan Tedder, ma poi mi prendereste per scemo. Facciamo parlare i fatti: la traccia 9 è un duetto con Kylie Minogue e qui si spera sia la “Where The Wild Roses Grow” del 2010. Serve altro?

Weezer
Hurley
Epitaph

Ma che davvero c’è Hugo in copertina? Se l’avessero fatto un paio d’anni fa, sarei andato da(gl)i Weezer stringendo mani e distribuendo pacche sulle spalle con sincera stima, ma ora? Seriously? Non fate ridere nessuno, è solo un dito ciccione nella piaga ancora aperta. Vabbè, parliamo della musica? No, (gl)i Weezer non mi piacciono più.




Brandon Flowers
Flamingo
Island

Voi riuscite a pensare a un titolo più gay di Flamingo? Io no. Dopo averlo annunciato, Brandon Flowers organizzò una campagnuccia virale per svelare la copertina dell’album: tu schiacciavi “like” su Facebook e pian piano te ne facevano vedere un po’. Se vi aspettavate il cantante dei Killers con la solita giacca ma con piume di fenicottero anziché di fagiano, vi è andata male: c’è Brandon in una stanza d’albergo a Las Vegas (Flamingo Road è una strada in cui bazzicava da giovane) a contemplare il nulla e una scrivania. Vabbè, parliamo della musica? Il primo singolo, “Crossfire”, è innocuo e si lascia ascoltare, ma le produzioni di Stuart Price potrebbero riservare sorprese. Gli concederemo almeno un ascolto distratto in streaming.


Un appunto: mi piacerebbe anche parlare della Buona Musica Italiana©, ma mi risulta che a settembre escano solo Controcultura di Fabri Fibra e Non Conosco Nessun Patrizio di Milva. (Oh, Cristo.) Quindi, se qualcuno ha segnalazioni da fare o sa indicarmi un feed affidabile a cui abbonarmi per sapere quali nuove musicassette vengano pubblicate dalla scoppiettante industria discografica nostrana, parli ora o taccia per sempre.

My Compact Diss: Agosto

Ispirato dal sempre affidabile e LOL-worthy Friday Prejudice, e colmo di un entusiasmo sicuramente effimero, ho deciso di impelagarmi in una nuova rubrica (per ora) mensile. Le regole sono semplici: vi dico quali dischi escono questo mese, voi leggete le mie recensioni sciocchine e poi fate un po’ quel che vi pare perché in fondo siamo in un paese libero. Come il buon Kekkoz, vi dico cosa sì, cosa no e cosa forse con tre pratiche icone. Abbiamo il carrello, che vuol dire “cacciate i sordi”; la fetida fetta di salame, sinonimo di “state alla larga a meno che non siate sordi”; e il piratino, ovvero “a vostro rischio e pericolo, ma se i vostri polpastrelli si trovassero per caso a digitare ‘nome artista + titolo album + rapidshare’ avreste dei polpastrelli arguti”.

La rubrica si chiama My Compact Diss. Quando mi è venuto in mente il giochino di parole, ho pensato: “ammazza ‘sto titolo, che bomba, fammi googl… Nooo! C’è già uno stronzo che ha chiamato così il suo blog!” Poi ho visto che non lo aggiorna da più di sei mesi e che ha ancora meno lettori del sottoscritto e quindi a un certo punto chi se ne frega. Ci ho aggiunto “my” davanti e, se mi denunziano, c’ho sempre quelle 48 ore, no?

Cominciamo.

Katy Perry
Teenage Dream
Capitol

Si sa ancora molto poco della seconda fatica inutile di Katy Perry. L’album esce a fine mese e per ora gli unici indizi sono la titillante copertina dipinta dall’artista Will Cotton, l’insignificante title-track e la fastidiosa “California Gurls” feat. uno Snoop Dogg ai limiti del ridicolo. Voglio dire, una volta non lo potevi neanche nominare senza beccarti un proiettile in testa e ora fa i video con ambientazione à la Hansel e Gretel e cucina il purè da Martha Stewart. Bro, you’ve changed.
Cosa stavo dicendo? Ah sì, Katy Perry fa schifo. Magari la curiosità mi porterà ad ascoltare le tracce prodotte da Rivers Cuomo e il sempre bravo Guy Sigsworth, ma i profondi dubbi sull’interprete restano inalterati. Inoltre, non ho alcuna intenzione di arricchire una  che, criticando Lady Gaga, sostiene che “usare la blasfemia per fare intrattenimento è di cattivo gusto quanto un comico che fa battute sulle scoregge” – e poi, per coerenza, si fidanza con un comico che fa battute sulle scoregge.

Phil Selway
Familial
Bella Union

Ricordate che bisogna ascoltare qualsiasi scoreggia incisa dai Radiohead? (Scusate, le flatulenze sono chiaramente il fil rouge di questo post.) Be’, vale anche per i progetti paralleli dei Radiohead. Philip Selway non se l’è mai filato nessuno, per sua stessa ammissione, ma ora ha fatto un album tutto suo che lascia ben sperare. Come si intuisce dalla copertina e dal titolo, si parla (anche) di famiglie disfuzionali. (“Tesoro, bambini, guardate: ho fatto un disco su di noi!” “Oh, babbo, che bello! Ma perché in faccia ho MUSCHI, LICHENI E PEZZI DI SELVAGGINA?” “Perché io ti vedo così, figlia mia.”)
Se questo non fosse sufficiente a convincervi, dovete sapere che da qualche parte c’è anche la voce di Lisa Germano e che, in questa occasione, Phil ha affidato gran parte delle percussioni a Glenn Kotche de(gl)i Wilco. Gioite, amici del dromedario.
Ah, ho dimenticato che questo album mi dà l’opportunità di sganciare la bomba del recensore serio: ATMOSFERE AUTUNNALI.

Wavves
King of the Beach
Fat Possum

“A fantastic record, and you can’t say Williams didn’t earn it this time.”
Pitchfork

“Sucks. Big time.”
– Pop Topoi

Ecco, sento di aver perso minimo dieci lettori in un colpo solo. Che ci devo fare. Io ‘sta roba non la ascoltavo quando avevo tredici anni, figuriamoci ora che ne ho quasi il doppio e parlo come uno che ne ha il quadruplo. Andate a mangiare la droga con Williams e i giornalisti di Pitchfork, io mi rifiuto. “So bored“, indeed.

Klaxons
Surfing The Void
Polydor

Tiè Wavves, impara dai Klaxons come si fa una copertina coi micioni. Surfing The Void pare abbia avuto una gestazione piuttosto lunga e complicata perché i primi tentativi erano troppo sperimentali e psichedelici secondo la Polydor. Il gruppo è stato poi rispedito a lavorare con Ross Robinson, che è il produttore di una caterva di album dei Korn. Brr. La sensazione è che, nel caso dei Klaxons, il Mercury Prize abbia fatto più danni che favori, creando troppe aspettative attorno a un gruppo con un paio di singoloni incredibili (soprattutto quello in cui s’improvvisavano guerriere Sailor) e poco di rivoluzionario. Se a questo si aggiungono le pressioni di una label in ansia per avere canzoni programmabili nella A-list di BBC Radio One, il disastro è compiuto.
Ho scritto 127 parole senza menzionare nemmeno una volta “new rave”, visto che bravo?

Usher
Versus
La Face/Jive

Negli ultimi anni, Usher ha portato al successo Justin Bieber, ha chiamato una canzone “OMG”,  è diventato amico di Tom Cruise, ha continuato a ballare come se non ci fosse un domani, e nonostante tutto ciò può ancora fregiarsi del titolo di eterosessuale.
Versus è la continuazione di Raymond v. Raymond sotto forma di EP ed è tutto come da copione: ospitate di Jay-Z, Ciara, Pitbull e Bieber; produzioni di Polow Da Don (l’uomo il cui nome è l’onomatopea di qualcuno che cade dalle scale, ricordiamolo); quintalate di autotune e tamarrate anni ’90; baby-making songs e abort-inducing songs. Ma anche basta così.
E pensare, caro Usher, che con quel nome d’arte saresti stato ottimo come uomo che usciva la gente.

Hurts
Wonderful Life
Sony

Chiuderei con un singolo che, se vivessimo in un mondo normale, sarebbe il pezzone dell’estate. Gli Hurts sono la seconda cosa migliore successa al pop britannico nell’ultimo anno e, nonostante si dica in giro che abbiano firmato un contratto con qualche zero di troppo, per ora faticano a sfondare. È la seconda volta che pubblicano “Wonderful Life”, quindi abbiamo il video a budget zero del 2009 e il video girato a Ibiza l’altro ieri. Entrambi eccellenti. Non so voi, ma a casa mia smoking, ballerine vestite a lutto sott’acqua e architettura ipermoderna sono sinonimo di WIN.
Vi vedo perplessi. Facciamo così: questo ve lo scaricate su The Hype Machine, però quando a settembre esce l’album, accattatevillo.

Arcade Fire
The Suburbs
Merge

Be’, ci sarebbe anche quest’album qui ma, a giudicare dal mio feed di Twitter, l’avete già ascoltato TUTTI prendendo una decisione pressoché unanime.