I grandi autori: fermiamoli

[Il video dell’iniziativa è stato rimosso da YouTube]

Non so quali circostanze nella vita portino nove artisti, età media 64 (sì, ho fatto i conti), a prendere parte a una campagna contro la pirateria digitale. A farsi filmare in una stanza scarsamente illuminata con le facce tutte serie a puntare il dito. A leggere un copione che parla di Megaupload e P2P sulle note di (presumo) Einaudi, che fanno sempre tanto Telethon. Sta di fatto che FEM, CCI, FPM e tante altre sigle che non avete mai sentito nominare hanno scelto di investire quei pochi soldi che la pirateria non ha ancora rubato contro la pirateria. Loro sono “I grandi autori”, un All Stars United Against Masterizzazione, la Lega del Casco d’Oro, la Kryptonite di Dropbox! C’è pure un sito (ProMusic.it) per sfatare i miti della musica gratuita – “già molto cliccato dai giovanissimi” è l’espressione che userà il TG1 parlando dell’iniziativa una di queste sere, me lo sento.

Qualche mese fa, proprio Ruggeri si lamentava perché le vendite del suo ultimo album non corrispondevano ai suoi numeri sui social. “Non posso pensare che tutti questi miei amici vogliano solo interagire con me senza aver voglia di sentirmi cantare.” Peccato, sul serio, perché quell’album ha anche dei bei momenti, come “Il mare d’inverno” con Boosta. L’ho comprato? No, l’ho ascoltato una volta su YouTube. E se non fosse stato disponibile su YouTube? Non l’avrei ascoltato per niente e ora non potrei nemmeno fargli questo piccolo complimento. Metterei un link per farlo ascoltare anche a voi, peccato che:

Potrei dilungarmi moltissimo, spiegando concetti triti e ritriti (che la Caselli-discografica dovrebbe conoscere meglio di me), chiedendomi com’è che questi non vendono un CD da vent’anni ma hanno tanta paura degli adolescenti smanettoni (tutti in fila ad aspettare il leak di Gino Paoli e la mixtape di Vecchioni), chiedendomi se questi siano i primi effetti dell’aumento dell’età pensionabile, ma non lo farò. Mi affiderò invece alla semplicità del diagramma di Venn.

 Tuttavia:

E ora, per piacere, parliamo dell’arancia di Caterina Caselli.

My Compact Diss: Settembre (parte seconda)

Ben ritrovati. Ecco qui la seconda infornata di uscite settembrine. Spoiler: Milva ruba la scena.

Tricky
Mixed Race
Domino

Il percorso di Tricky è inscindibile dalle voci femminili che l’hanno accompagnato. Dopo essere stato abbandonato (anche in termini sentimentali) da Martina Topley-Bird, le ha provate tutte (Alanis Morissette, PJ Harvey, perfino Cyndi Lauper) per poi trovare un po’ di stabilità nelle italiane: la bravissima Costanza Francavilla in Vulnerable e Veronika Coassolo (di subsonica memoria) in  Knowle West Boy. Per il suo nono album, Tricky ha scelto Franky Riley, italo-irlandese che interpreta in maniera piuttosto anonima il primo singolo “Murder Weapon”. Trattasi della cover di un classico della dancehall jamaicana, ma alle mie orecchie sembra più la storica sigla di Batman. Il video pare una scena tratta da un qualsiasi filmetto “oi mate whassyo fuckin’ problem” dell’era post-Guy Ritchie ed è una noia mortale. L’ascolto dell’album ci farà ricredere? No, mi han fatto passare la voglia di ascoltarlo. E Tricky, per una volta, mettiti una maglietta.

Milva
Non Conosco Nessun Patrizio
Universal

Il grande ritorno di Milva, la Pantera di Goro! Non era bello quando le cantanti italiane famose portavano nomi di felini come i sistemi operativi del Mac? Dovremmo rivisitare questa tradizione con le cantanti dei nostri giorni. Che ne dite della Donnola di Catania, la Fagiana di Solarolo e il Bulldog di Siena?
Scusate se tergiverso, è che di quest’album e la sua interprete, per quanto ne riconosca i meriti, ne so veramente poco. Vediamo se l’internet ci aiuta. Ah, è una raccolta di cover e inediti prodotta insieme a Franco Battiato. Be’, non vedo l’ora di ascoltare l’accoppiamento sonoro di una settantunenne sbroccata e un settantenne con settant’anni di crisi mistica alle spalle. Grazie a un’intervista di Gino Castaldo, scopriamo com’è nata la collaborazione:

L’idea è stata mia, dopo tanti anni di conoscenza. Ho chiamato Franco e lui ha risposto: “perché no, Milfa”, lui mi chiama così, Milfa, ricordando un po’ la Germania.

MILFa? Altro che Pantera di Goro, qui siamo in pieno territorio cougar. Poi Frengo (L’Amadriade di Catania) si spreca coi complimenti:

Mi ha detto: “canti addirittura meglio di come canto io le mie canzoni”

E senza bisogno di mescalina, aggiungerei. Ma la vera perla è l’origine del titolo dell’album:

È una risposta a una domanda che mi fanno, e io rispondo così: “non conosco nessun Patrizio”.

Sì, ma è la risposta a QUALE domanda? Come dici? Ah, non conosci nessun Patrizio. Come sarebbe a dire che non conosci ness…CI SONO CASCATO!

Interpol
Interpol
Matador

Ora potete anche finire di leggere perché dopo MILFa è tutto in discesa, almeno in termini di lulz. Del resto, chi potrebbe mai ridere parlando degli Interpol? Quello che so di quest’album è che contiene l’insipida “Lights” (accompagnata, però, da un video molto bello – uno dei tanti sintomi della ladygaghizzazione globale dell’estetica) e che il leak ha deluso quasi tutti coloro che l’hanno ascoltato. Io non mi sono ancora preso la briga di scaricarlo, ma secondo me sarà molto simile al precedente. E a quello prima e a quello ancora prima. Il suono degli Interpol non era esattamente “fresco” ai loro esordi, figuriamoci al quarto album. La minestra è stata riscaldata così tante volte da avere iniziato a soffrire di sindrome di Stoccolma per il microonde.

Linkin Park
A Thousand Suns
Warner

Elenco di gruppi rock che una volta erano molto meglio dei Linkin Park e ora sono molto peggio dei Linkin Park: Placebo, Muse, Skunk Anansie, qualsiasi rappresentazione di Billy Corgan. Questo non mi porterà certo a comprare A Thousand Suns, ma bisogna ammettere che, nei limiti del suo genere, il gruppo californiano ha fatto il suo porco dovere. In molti li disprezzarono per il solito paradosso della commerciabilità alternativa: la verità è che sono molto più bravi di tante altre band “propriamente” alternative. I rest my case. (L’album si becca il bollino col salame, ma se lo scaricate di nascosto non lo dico a nessuno.)

Mark Ronson & The Business Intl.
Record Collection
Columbia

Mark Ronson ha avuto un’idea piuttosto semplice: prendere canzoni pop contemporanee, arrangiarle come se fossero vecchie di cinquant’anni e farle cantare da bravi interpreti. Non sarà stata una genialata, ma ha funzionato, tant’è vero che “Valerie” ora appartiene più a Amy Winehouse che agli Zutons. Al terzo album, però, Mark Ronson si cimenta con gli inediti, senza paura di chiedere aiuto a destra e a manca per renderli più interessanti. Del resto, è un produttore e sono le collaborazioni a definire il suo lavoro. C’è chiunque: D’Angelo, Simon LeBon, Q-Tip, Boy George, Jake Shears. Se tutto va come deve andare, “il nous plumera la tête”.


Sky Ferreira
One
Parlophone

In realtà, il primo singolo di Sky Ferreira esce a fine agosto, ma bisogna parlare di lei prima che lo facciano tutti. La jailbait in questione ha diciotto anni e lavora al suo album di debutto da quattro. Anziché passare le giornate da teenager davanti allo specchio, combattendo l’acne e gridando “SONO BRUTTA”, Sky si è messa a girare per club cercando di convincere DJ famosi a produrre i suoi pezzi. Stalkare Bloodshy & Avant (ovvero i signori dietro “Toxic”, ovvero i Miike Snow) ha dato i suoi frutti e nel 2011 uscirà il suo primo album. Tuttavia, non si può dire che ci troviamo di fronte a una povera wannabe disagiata col sogno nel cassetto, dato che è cresciuta con Michael Jackson (AWKWARD) perché sua nonna lavorava per lui. Mia nonna invece una volta ha visto Lino Banfi in un ristorante.
Il primo singolo ufficiale della Ferreira si chiama “One” ed è un robotico electropop decisamente sperimentale per gli standard. Non è un capolavoro, ma è un buon inizio. È una canzone che odierete, poi amerete, e poi odierete nuovamente perché sarà ovunque. Di lei potete anche ascoltare “17” (bruttina), “Obsession” (mediocre) e una cover di “Animal” dei Miike Snow (già meglio).
È troppo giovane perché io non possa dubitare che si tratti di un burattino plasmato a dovere per attirare pubblico indie e mainstream in egual misura, ma potrebbe stupirci positivamente.

Ed ora, vado in vacanza.

Premio Salame dai Capelli Verderame 2010: il vincitore

Sì, stasera sono qui per dire al mondo e a Dio che la prima edizione del Premio Salame dai Capelli Verderame è stata vinta da Pupo, Sua Maestà Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici. Non c’è stata gara. Sin dall’apertura delle votazioni, “Italia Amore Mio” è sempre stata in testa con uno scarto notevole sugli altri brani. Un disastro annunciato. Si è verificata invece un’interessante battaglia per la conquista del secondo posto. Per giorni abbiamo assistito a un testa a testa tra i laghi di Scanu, la pucciosità di Jovanotti e la mondanità di Airys. Quest’ultima è stata notevolmente avvantaggiata dai bushismi di Nino Dangerous e Enver che, avendo capito di poter votare industurbati quante volte volevano senza blocco dell’IP, hanno fatto impennare la percentuale di “Esco”. Ma questi retroscena non tolgono certo lustro ai grandissimi salami verderame che hanno conquistato il premio.

Si noti, inoltre, come la nomination di Damiano Fiorella abbia portato grande fortuna al nostro talent. Pensate, pochi giorni dopo la candidatura di “Anima”, ovvero la prima volta in nove mesi che qualcuno menzionava il nome di Damiano e prendeva atto della sua esistenza, i poteri forti della discografia italiana hanno deciso di concedergli un’altra chance realizzando un video. Quindi, d’ora in poi, mi sento di dire che la reunion di Damiano con la sua anima e la conseguente, inarrestabile ascesa al successo sono merito mio.

Giovedì, nell’universo parallelo ma soprattutto autonomo della Valle d’Aosta, si è anche tenuto il terzo Premio Mogol. La giuria di Rapetti ha premiato [SPOILER per chi fosse in pari con la programmazione Rai] Simone Cristicchi ed Edoardo Bennato. Ex aequo. Era così difficile scegliere? Te lo dico io, Rapetti: no. Cristicchi non sarà Bob Dylan, ma almeno nel suo pezzo sulla solitudine geriatrica qualche spunto carino c’è. Bennato, per quel che mi riguarda, può prendere la sua armonica e i suoi occhiali da sole e tornarsene negli anni Settanta chiudendo la porta dietro di sé. Gli altri tre nominati erano Arisa e il suo fidanzato (che hanno studiato all’Accademia di Mogol, ricordiamolo, quindi la nomination credo sia parte della retta), Carmen Consoli e Battiato/Sgalambro (ma i brani non dovevano essere in italiano?). Stupore per l’assenza di Povia, che io vedevo già vincitore per una seconda volta, ma non hanno avuto manco il cuore di nominarlo, povera bestia.

E dall’incantevole cornice di WordPress, si chiude qui la kermesse. E riguardatevi ‘sto video ché c’ho messo un’eternità a farlo, eddai.