The Road to Salame: Biagio Antonacci vs. Vasco Rossi

Ed eccoci giunti all’ultima sfida dei quarti di finale. Due cantautori che non hanno nulla in comune se non la capacità di riempire gli stadi e incidere musica discutibile. Da una parte, Biagio Antonacci, l’uomo a cui giusto Simone Cristicchi poteva dedicare una canzone. Dall’altra, Vasco Rossi, überumarell sempreverde. Fiato alle trombe.

[SONDAGGIO CHIUSO]

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Prima di tutto, fatemi dire una cosa al nostro nominato che canta pensoso da dietro un filtro acquerello. Biagio, i pezzi sono opera tua, no? Non te li ha assegnati un team di discografici col gusto per gli scherzi ben orchestrati, no? Ecco, dato che te li scrivi tu, e che quindi hai la libertà di costruirli sulla tua voce, PERCHÉ ci infili sempre quelle note lassù, quelle note bastarde e irraggiungibili che poi quando ti invitano in televisione devi riproporre dal vivo e ti sforzi tutto, diventi paonazzo e ti si gonfia quella vena in fronte che pari Vegeta? Perché?

Messo da parte questo importante interrogativo, parliamo della canzone “Buongiorno bell’anima”.

– Buongiorno, bell’anima.
– Buongiorno a te.
– Come stai, bell’anima?
– Preferivo quando Cocciante mi diceva che bella sì, ma anima zero, e dovevo spogliarmi come so fare io e sedermi su quella seggiola.
– Cocciante era uno bravo: lo dimostra il fatto che sapeva infilare la parola “seggiola” in una canzonetta.
– Già, ma ora sto con Antonacci.
– Mi spiace, bell’anima.
– Si stava meglio quando si stava senz’.

La perla

Voglio fare con te
L’amore vero quello che
Che non abbiamo fatto mai
Quello dove alla fine si piange
Si leccano le lacrime

Perché deve vincere?
“Fatelo smettere.”
– La vena sulla fronte di Biagio Antonacci

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Vasco è tornato, Vasco è ancora qua, Vasco è un sopravvissuto. Il dinosauro che non vuole estinguersi e, anzi, ha recentemente scoperto come estendere il suo raggio d’azione trasformandosi in VascoSocial. Per uno che ha sempre comunicato senza filtri, Facebook e YouTube sembrano stati creati per dare spazio ai suoi rant. Se la prende con Ligabue, coi fan dei Radiohead indignati per “Ad ogni costo”, con Marcello Veneziani e con quel povero Madeddu, che andrebbe fatto beato dopo essersi preso ogni genere di insulti per aver scritto che il nuovo album non faceva schifo come i precedenti. Fate largo, Little Monsters: qui c’è un esercito in bandana che esce dalle fottute pareti dei social network.
Il singolo “Eh… già” inquadra perfettamente questo momento nella carriera di Vasco Rossi, pardon, dott. Vasco Rossi: rissoso, pieno di sé (si firma “IL RE DEL ROCK”), non gliene frega niente della tua opinione ma farà di tutto per affossarti se non porti rispetto.
I topoi vascoidi sono tutti presenti: i versi biascicati, la schitarrata che sottolinea il messaggio centrale (“io sono ancora qua”) creando il momento ideale per sollevare migliaia di dita al cielo durante il live e, ovviamente, “EEEEH”. Il video, semplicissimo, è girato tutto davanti a un green screen che non verrà sostituito da fondali o effetti speciali: lui non ne ha bisogno. Fa le mossette e i gestacci, fa quasi tenerezza. Vasco si mangia la telecamera a 59 anni suonati, Vasco sa far parlare di sé nel 2011. E senza nemmeno aver partorito.

La perla

Più o meno, suppergiù
Più giù, più su
Più giù, più su
Più su, più giù
Più su, più giù
Più su, più giù
Più su

Perché deve vincere?
EEEEH? More like MEEEEH.

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Vota, golden share, vota il tuo candidato sindaco alla presidenza del FAIL.

Premio Salame dai Capelli Verderame 2011

È il momento. È tornato. Dopo il successo (?) della prima edizione, eccoci pronti per inaugurare l’unico premio che celebra l’imbarazzo, l’indecenza e la povertà della musica italiana. L’anti-premio Mogol per coronare il testo peggiore dell’anno e donare al suo interprete ciò che merita: un salume tricoticamente eccentrico.

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Regia, fa’ partire il trailer (è meglio se lo lasciate caricare tutto prima di schiacciare play; è ancora meglio se lo fate a tutto schermo).

Chiedo scusa ai lettori epilettici, che a questo punto temo ci abbiano lasciato, e do il benvenuto a tutti gli altri. Un saluto particolare a coloro che hanno colto l’omaggio a Enter The Void.

Enter the Void – il Vuoto della musica italiana, appunto, che quest’anno si manifesta in una shortlist ricchissima:

  • Anna Tatangelo, “Bastardo”
  • Elisa feat. Fabri Fibra, “Anche tu, anche se (non trovi le parole)”
  • Matteo Becucci, “La cucina giapponese”
  • Paola e Chiara, “Sudoku”
  • Negramaro, “Sing-hiozzo”
  • Modà, “Come un pittore”
  • Biagio Antonacci, “Buongiorno bell’anima”
  • Vasco Rossi, “Eh… già”

Purtroppo è stato necessario fare delle scelte, e non sapete quanto mi dispiaccia aver lasciato fuori tutti i Giovani di Sanremo, alcuni Amici di Maria, Davide Van De Sfroos (ahimè, canta in laghée), Nayked (ahimè, canta in inglese), Luca Barbarossa e la moglie di Alonso (ahimè, li ho dimenticati) e Al Bano (ahimEEEEEÈH).

“E io cosa devo fare?,” ti starai chiedendo. Ebbene: aspettare. Tra qualche giorno entreremo nel vivo della gara perché dedicherò un post a ogni ciofeca sonora elencata qui sopra. Esse si sfideranno due a due, a eliminazione, secondo questo schema.

Al momento, è impossibile sapere quando terminerà il torneo del dolore perché la data del Premio Mogol non è ancora stata annunciata. Nel caso ti interessasse saperlo per organizzare le vacanze in Valle d’Aosta, dovrebbe essere a giugno. È invece certo è che, quando questa edizione finirà, tu mi odierai per la mole di spam prodotta.

Nel Premio Salame dai Capelli Verderame 2011, la golden share sei tu. Ed è un potere che puoi sfruttare in svariati modi, perché qui si premiano lo spirito di iniziativa e i brogli ben orchestrati. Puoi usare l’hashtag #salame2011 per spammare tutti i tuoi amici 2.0; puoi creare dei mini-meme o incidere una cover della tua canzone prescelta (io posterò qualsiasi cosa mi arriverà); puoi photoshoppare Paz de la Huerta con un salame in mano; puoi comprare un call center o una click farm in Cina per assicurare la vittoria del tuo beniamino quando si apriranno le votazioni. E poi è indecente che questo Premio non abbia ancora uno sponsor: dammi l’indirizzo del tuo salumiere di fiducia.

Per concludere, devo rendervi partecipi della disgrazia che si è abbattuta sul Premio ancor prima che partisse questa edizione. Un mese fa, stark ha lanciato un provocatorio thread, distruggendo le certezze dell’Italia tutta. La strofa di Mogol che presta il titolo a questo premio è incorretta, e si tratta di un errore comune, portato avanti per decenni anche dalle voci più rispettabili. Mentre è risaputo che quel “verderame” è un lapsus storico del paroliere (che intendeva scrivere “rosso rame”), non tutti sapevano che la preposizione è “dei” e non “dai”. È tutto lì, nell’originale della Formula 3 che finora nessuno si era premurato di riascoltare. Ne parla anche Franco Zanetti in un illuminante articolo, parafrasando il verso e incolpando i Pooh per aver perpetrato l’errore. TuttoFaMedia, invece, punta il dito verso Ambra Angiolini per aver tratto in inganno un’intera generazione di italiani. Che disperazione nasce da.

Tuttavia, essendo questo un Premio ignorante vicino al cuore della gente, il titolo non cambia. Premio Salame DAI Capelli Verderame. È solo un gioco.

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