Premio Salame dai Capelli Verderame 2012: il vincitore

Si è appena conclusa la serata di premiazione del terzo Premio Salame dai Capelli Verderame da un’incantevole cornice segreta. La cerimonia è stata invece sobria e contenuta perché, ricordiamolo, il Premio Mogol non esiste più per colpa di assessori valdostani poco inclini a celebrare le canzonette. Ma noi sappiamo che il Premio Mogol ci guarda da lassù e veglia su di noi mentre gli angeli suonano “Luca era gay” e “Le tasche piene di sassi” pizzicando le arpe del Signore.

Alla cerimonia del Salame 2012 non sono mancati gli ospiti prestigiosi: Celentano non è potuto venire, ma era presente Claudia Mori. Pensate, aveva già preparato tre comunicati stampa: uno per la vittoria del marito, uno per il secondo posto e uno per il terzo (alla fine li ha consegnati tutti e tre, poi li ha rivoluti indietro a 10 euro per foglio, poi ha detto che i soldi sarebbero andati in beneficenza). C’erano i Litfiba, e poi c’era lei, ovviamente, la vincitrice. And the winner is Emma.

E finisce qui il Premio Salame dai Capelli Verderame 2012, l’edizione dei record! (Non è vero, l’anno scorso sono arrivati più voti.) (Ma solo perché alcuni fan sabotarono il sondaggio.) (Comunque i voti sono stati moltissimi, grazie.) Va invece completamente in vacca il mio intento di segnalare anche il testo migliore dell’anno, dato che per ora è arrivato solo un commento a proposito. Allora è proprio vero che il Premio Mogol è insostituibile.

Ci vediamo nel 2013! #salame2013!

 

Premio Salame dai Capelli Verderame 2012: la finale

Oh, ma quanto dura ‘sto premio? E poi ti lamenti degli interventi di Celentano a Sanremo? Sbrigati o ti sfumano.

Eccoci alla finalissima. Avete espresso le vostre preferenze, avete riposto centinaia di voti nelle unte urne della salumeria Verderame e avete decretato i tre testi meno meritevoli. Tre finalisti impegnati, a loro modo: il terzomondismo astruso del Clan Celentano, il populismo di Kekko filtrato da Emma, l’anti-consumismo in salsa Dada di Pelù. Ora prendete esempio dai vostri paladini insaccati: combattete per la vostra causa, votate e fate votare.

[SONDAGGIO CHIUSO]

(Questi bottoncini per gli exit poll sono stati un successo.) Cliccate per dire al mondo chi avete votato.

                  

E infine, dato che quest’anno non c’è il Premio Mogol (e non è che possiamo sempre stare qui a criticare senza offrire alternative), nei commenti vi invito anche a indicare qual è il testo italiano migliore degli ultimi dodici mesi.

The Road to Salame: Celentano vs. Carone

Benvenuti alla prima semifinale della terza edizione del Premio Salame dai Capelli Verderame.

Vi ricordo che questo Premio, come tutti i premi che si rispettino, premia la costanza, la caparbietà e i brogli: potete votare quante volte volete e accanirvi contro la canzone che giudicate più meritevole – cioè, la meno meritevole. Vabbè, avete capito.

[SONDAGGIO CHIUSO]

“Non so più cosa fare” è da considerarsi come il preludio del pippotto sanremese che ha ipnotizzato la nazione per una dolorosa eternità. Ma se a Sanremo c’erano Gianni Morandi, Pupo e Elisabetta Canalis (nell’indimenticabile ruolo di Italia), qui Celentano è affiancato da altri tre caballeros dell’assurdo: Jovanotti, Battiato, Sangiorgi. La ciliegina sulla torta biologica è Manu Chao, the king of Bongo Bong, l’autorità massima quando si tratta di mettere in musica.

Il testo, azzardando un’interpretazione, affianca il dolore di una perdita sentimentale a quello causato da guerre lontane. (Quali guerre non si sa, potete cercare indizi nelle immagini di repertorio usate da Morbioli per il video.) (Del resto, “è la misma cosa, succede dappertutto, in America, in Oriente, in Russia, in Europa”, suggerisce Sangiorgi.)

Sei, lunghi minuti raggaeggianti interrotti dal parlato dei quattro, in tre lingue. Perché mai limitare all’italiano la magnitudo della saggezza di Battiato (“el tiempo es más soportable si con nosotros está una chica, me entiendes”) o le grandi verità di un pensoso Lorenzo ( “because it never stops”)? E infine, Celentano: “il problema è la radio, questa radio che non smette, e che continua a dirci le stesse cose, da tanti anni”.

Clicca qui per dire al mondo (i.e., Twitter) che hai votato Celentano:

Se Dalla avesse ragione o torto a credere nel talento di Carone, lo scopriremo col tempo. Arrivare a Sanremo con un nome del genere è un infallibile scudo: non è facile mettere nero su bianco che uno dei più grandi cantautori della storia italiana potrebbe aver preso un abbaglio – o peggio, potrebbe essere parte di un’operazione commerciale per aiutare la famosa “collocazione discografica” di un ex talent. Sta di fatto che il premio della critica andò a un altro alunno della scuola di Dalla (Bersani) e, al momento di esercitare il potere della golden share, la sala stampa preferì assicurare il podio a Noemi. Viene il dubbio che tutta questa critica che adora Carone sia limitata a una decina di giornalisti embedded di Amici.

E il pubblico cosa dice? A giudicare dalle classifiche: praticamente non pervenuto. Forse Carone è troppo impegnato o forse è troppo popolare.

Pensate, da queste parti, il cantautore si era già guadagnato due nomination al Premio Salame 2010 col discreto “Di notte” nonché i luoghi e i laghi che ha ceduto a Scanu: è bello vedere certi talenti crescere insieme alla manifestazione! Ma veniamo al brano, questa raffinata zozzeria (raffinata perché è Cantautorato, ignoranti; zozzeria perché usa una delle metafore più degradanti mai sentite).

Nanì, Nanì, Nanì si concede a Carone e lui si innamora. Nanì stranamente rifiuta l’invito di fuggire con Carone e resta con “un camionista da accontentare”. Non ci è dato sapere come va a finire questa storia ed è meglio non saperlo: siamo ancora sotto choc per il verso “potrei stare giorni ad annusare il tuo mestiere”.

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