Premio Salame dai Capelli Verderame 2011: il vincitore

EEEEEEH siamo finalmente giunti al termine del Premio più lungo della storia (o almeno, a me è sembrato così). Un’affluenza senza precedenti ha messo a dura prova le urne, strabordanti di affettati marci e ciocche buffamente colorate. Ma, come suggeriscono le percentuali, non c’è stata gara: MiticoVasco, IL RE DEL ROCK, l’umarell di Zocca ha guadagnato quasi il 60% dei consensi degli aventi diritto al voto. Colleghiamoci col vincitore per scoprire come sta festeggiando.

YouTube Preview Image

Bene. Ora che les jeux sont faits, devo confessare che tifavo per i Modà. Avrei potuto applicare il Metodo Baudo ’96, ma non l’ho fatto e potete quindi avere la garanzia di un risultato democratico e pulito.

Ieri sera, come saprete, si è anche tenuta la quarta edizione del Premio Mogol. La giuria, composta da Mario Luzzatto-Fegiz, Marinella Venegoni e Paolo Giordano (il Premio MoLOL, insomma), ha premiato “Le tasche piene di sassi”. Io Jovanotti lo preferisco meno filosofo Baci Perugina e più electropop, ma poteva andare peggio, considerando che tra i nominati figuravano anche Le Strisce, Van De Sfroos, Mannarino (le quote etniche), Cremonini, Pezzali (le quote redenzione) e Gazzè (le quote SOB, fatelo vincere, che vi costa).

La spumeggiante serata, che verrà trasmessa su Rai Uno il 23 giugno, è stata condotta da Fabrizio Frizzi ed impreziosita dalle esibizioni di Davide Mogavero (le quote “ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”) e B-Twins (le quote twincest del CET). Ma il vero protagonista, almeno per quanto mi riguarda, è stato l’ambasciatore Saturnino, che se la instagrammava in platea.

E anche per quest’anno è tutto. Un sentito grazie alla golden share per le MIGLIAIA di voti  ricevuti (storia vera). Riguardiamoci il trailer che mi è costato tre attacchi epilettici e una querela da parte di Gaspar Noé.

Premio Salame dai Capelli Verderame 2011: la finale

Benvenuti all’ultimo round del premio più eccentricamente insaccato della blogosfera. Chi la spunterà, chi ha scritto le peggiori liriche dell’anno, chi è il degno successore di Pupo, sua Maestà Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici? Lo scopriremo presto, e lo deciderete voi. Inizialmente, avevo previsto una semifinale, ma il ritardo nella comunicazione della data del Premio Mogol ha scombussolato tutti i piani. Finalmente sappiamo quando il celebre paroliere consegnerà l’ambito riconoscimento (il 14 giugno) e dobbiamo sbrigarci. E poi, perché allungare il brodo? Buttiamo tutti i cavalli in pista e vediamo chi si fa più male.

Ecco il poker di ciofeche arrivate in finale:

[SONDAGGIO CHIUSO]

Prima di votare, dovete sapere che, come in tutti i premi che si rispettino, si sono verificati BROGLI, COMPLOTTI, IRREGOLARITÀ E OMIGIDI. Nella seconda manche, Matteo Becucci aveva uno scarto notevole nel duello contro Paola e Chiara e i bookmakers non esitavano a scommettere i loro soldi e le loro madri sulla vittoria del livornese anche nella finalissima. Poi, il colpo di scena. Complice l’assenza del blocco dell’IP nelle votazioni, Becucci è stato misteriosamente salvato da (non scherzo) 2.467 voti per Paola e Chiara.
Non ci è dato sapere se il crimine è stato perpetrato da haters delle sorelle Iezzi o karampane becucciane, ma è stato eseguito con metodo e destrezza. Dati di traffico alla mano, i click non sono arrivati dal post bensì la pagina del sondaggio su Polldaddy, rendendo così impossibile risalire ai colpevoli. Non so voi, ma chiunque creda che questo premio sia così importante da dover essere sabotato, si guadagna la mia stima immediata. Quindi, Paola e Chiara sono in finale: nessuno è al sicuro.

I seggi sono aperti. Per l’ultima volta nel 2011, golden share, share the salame.

The Road to Salame: Biagio Antonacci vs. Vasco Rossi

Ed eccoci giunti all’ultima sfida dei quarti di finale. Due cantautori che non hanno nulla in comune se non la capacità di riempire gli stadi e incidere musica discutibile. Da una parte, Biagio Antonacci, l’uomo a cui giusto Simone Cristicchi poteva dedicare una canzone. Dall’altra, Vasco Rossi, überumarell sempreverde. Fiato alle trombe.

[SONDAGGIO CHIUSO]

*

YouTube Preview Image

Prima di tutto, fatemi dire una cosa al nostro nominato che canta pensoso da dietro un filtro acquerello. Biagio, i pezzi sono opera tua, no? Non te li ha assegnati un team di discografici col gusto per gli scherzi ben orchestrati, no? Ecco, dato che te li scrivi tu, e che quindi hai la libertà di costruirli sulla tua voce, PERCHÉ ci infili sempre quelle note lassù, quelle note bastarde e irraggiungibili che poi quando ti invitano in televisione devi riproporre dal vivo e ti sforzi tutto, diventi paonazzo e ti si gonfia quella vena in fronte che pari Vegeta? Perché?

Messo da parte questo importante interrogativo, parliamo della canzone “Buongiorno bell’anima”.

– Buongiorno, bell’anima.
– Buongiorno a te.
– Come stai, bell’anima?
– Preferivo quando Cocciante mi diceva che bella sì, ma anima zero, e dovevo spogliarmi come so fare io e sedermi su quella seggiola.
– Cocciante era uno bravo: lo dimostra il fatto che sapeva infilare la parola “seggiola” in una canzonetta.
– Già, ma ora sto con Antonacci.
– Mi spiace, bell’anima.
– Si stava meglio quando si stava senz’.

La perla

Voglio fare con te
L’amore vero quello che
Che non abbiamo fatto mai
Quello dove alla fine si piange
Si leccano le lacrime

Perché deve vincere?
“Fatelo smettere.”
– La vena sulla fronte di Biagio Antonacci

*

YouTube Preview Image

Vasco è tornato, Vasco è ancora qua, Vasco è un sopravvissuto. Il dinosauro che non vuole estinguersi e, anzi, ha recentemente scoperto come estendere il suo raggio d’azione trasformandosi in VascoSocial. Per uno che ha sempre comunicato senza filtri, Facebook e YouTube sembrano stati creati per dare spazio ai suoi rant. Se la prende con Ligabue, coi fan dei Radiohead indignati per “Ad ogni costo”, con Marcello Veneziani e con quel povero Madeddu, che andrebbe fatto beato dopo essersi preso ogni genere di insulti per aver scritto che il nuovo album non faceva schifo come i precedenti. Fate largo, Little Monsters: qui c’è un esercito in bandana che esce dalle fottute pareti dei social network.
Il singolo “Eh… già” inquadra perfettamente questo momento nella carriera di Vasco Rossi, pardon, dott. Vasco Rossi: rissoso, pieno di sé (si firma “IL RE DEL ROCK”), non gliene frega niente della tua opinione ma farà di tutto per affossarti se non porti rispetto.
I topoi vascoidi sono tutti presenti: i versi biascicati, la schitarrata che sottolinea il messaggio centrale (“io sono ancora qua”) creando il momento ideale per sollevare migliaia di dita al cielo durante il live e, ovviamente, “EEEEH”. Il video, semplicissimo, è girato tutto davanti a un green screen che non verrà sostituito da fondali o effetti speciali: lui non ne ha bisogno. Fa le mossette e i gestacci, fa quasi tenerezza. Vasco si mangia la telecamera a 59 anni suonati, Vasco sa far parlare di sé nel 2011. E senza nemmeno aver partorito.

La perla

Più o meno, suppergiù
Più giù, più su
Più giù, più su
Più su, più giù
Più su, più giù
Più su, più giù
Più su

Perché deve vincere?
EEEEH? More like MEEEEH.

*

Vota, golden share, vota il tuo candidato sindaco alla presidenza del FAIL.

The Road to Salame: Negramaro vs. Modà

Negramaro e Modà, Negrodà e Modamaro. Questa la vedo dura, soprattutto perché sta diventando sempre più difficile distinguere i due gruppi. Allora, un aiutino: i Negramaro sono quelli col cantante chubby che si mette il cappello di lana e ogni tanto ci ricorda che viene dal SALENTO (Lu sole! Lu mare!, ecc.); i Modà sono una cover band dei Negramaro che ha preso la strada del rock tiepidino da bravi ragazzi. Poi, colpo di scena! Complici Sanremo e un’etichetta discografica nata da RTL 102.5, RDS e Radio Italia, i Modà superano i maestri salentini e diventano ufficialmente un fenomeno di cui tutti i possessori di orecchie iniziano a preoccuparsi. Ma qual è il gruppo peggiore con la canzone peggiore? Via con la gara.

[SONDAGGIO CHIUSO]

*

YouTube Preview Image

Il 2011 è stato decisamente l’anno dei Negramaro. Ah ah ah, NON È VERO. L’album Casa 69 ha venduto molto, ma non quanto i precedenti, e il gruppo ha gridato al complotto quando il singolo “Sing-hiozzo” non ha ricevuto l’airplay sperato.

Credo che ci sia un cartello delle radio contro, ma preferisco pensare che il brano non sia piaciuto.

Senza nulla togliere all’appassionante teoria del complotto, preferisco supportare l’ipotesi che gli ultrasuoni di Giuliano Sanchubby siano poco radiofonici e facciano spiaggiare le balene. Come se non bastasse, l’annus horribilis dei Negramaro è stato segnato da un’operazione alle corde vocali del cantante, che ha colto l’occasione per lanciarsi nel misery porn con un commovente messaggio ai fan.

Basta con le digressioni, parliamo della can- parliamo della can- parliamo della canzone. Già dal titolo, intuiamo un approccio sperimentale inedito: “Sing-hiozzo” cerca di riprodurre graficamente e foneticamente un “vuoto d’aria” fisico ma soprattutto psicologico che tormenta l’eroe nella prima strofa. E lo fa prendendo in prestito “sing” dall’inglese perché il singhiozzo è la tecnica vocale che il cantante predilige. Un’opera dolorosa ma necessaria sulla difficoltà di esprimersi: LA BALBUZIE DEI SENTIMENTI.

La perla

Mi ha strozzato il cuo-
Mi ha strozzato il cuo-
Mi ha strozzato il cuore

Perché deve vincere?
Perché, dopo gli Oscar a Il Discorso del Re, è giusto fare luce sui problemi di logopedia anche nel mondo della musica.

*

YouTube Preview Image

Anche Kekko dei Modà ci racconta con dovizia di particolari i suoi problemi di comunicazione, ma lui ha trovato un rimedio! Come un pittore, disegnerà ciò che prova per la sua amata, abbinando colori a emozioni, in un tripudio di similitudini e sinestesie ispiratissime. Che bella idea! Sentiamo. “Azzurro come te, come il cielo il mare.” OK, carino, magari un po’ banale… Vogliamo continuare? “Giallo come luce del sole.” Sì, ecco, questa sarebbe scontata anche alle elementari. Proviamo col verde? “L’erba verde come la speranza.” Mi fai parlare con la tua maestra? “Adesso un po’ di blu come la notte.”

Kekko, mi è venuta un’idea per il marrone e non sto parlando di Emma.

La perla
(Non vorrei influenzare la giuria, ma mi trovo costretto a fare un’eccezione e trascrivere tutto il testo.)

Ciao, semplicemente ciao
Difficile trovare parole molto serie
Tenterò di disegnare
Come un pittore
Farò in modo di arrivare fino al cuore
Con la forza del colore.
Guarda: senza parlare
Azzurro come te, come il cielo e il mare
E giallo come luce del sole
Rosso come le cose che mi fai… provare

Ciao, semplicemente ciao
Disegno l’erba verde come la speranza
E come frutta ancora acerba
E adesso un po’ di blu come la notte
E bianco come le sue stelle con le sfumature gialle
E l’aria, puoi solo respirarla
Azzurro come te, come il cielo e il mare
E giallo come luce del sole.
Rosso come le cose che mi fai… provare
Per le tempeste non ho il colore
Con quel che resta disegno un fiore
Ora che è estate, ora che è amore

Perché deve vincere?
Ma l’avete letto?

*

Forza, golden share dorata come l’oro, fa’ il tuo dovere.

The Road to Salame: Matteo Becucci vs. Paola e Chiara

Il terremoto, lo tsunami, la minaccia nucleare, Matteo Becucci e Paola & Chiara: in ordine crescente, le tragedie a cui ha dovuto far fronte il Giappone quest’anno. “La cucina giapponese” e “Sudoku”: due brani italiani di ispirazione nipponica che hanno contribuito a mettere una nazione in ginocchio. Si scontrano qui, oggi, come Godzilla contro Gamera, e tu sei chiamato a votare il mostro più potente.

[SONDAGGIO CHIUSO]

*

YouTube Preview Image

Matteo Becucci, concorrente di X Factor 2 come protégé di Morgan, non ha ottenuto il successo sperato dopo la vittoria. Se alcune delle sue cover nel programma hanno venduto benone, non si può dire lo stesso degli originali – segno che, per una volta, il pubblico ha saputo distinguere un buon interprete da un autore medicore. “La cucina giapponese” segna il suo ritorno e al momento non è nemmeno nella top 200 di iTunes. Forse quei 300.000 euri di contratto Sony sono stati un po’ un harakiri. Ma passiamo alla canzone, che Becucci ci spiega così:

Adoro la cucina giapponese ma spesso mi succede che un’ora dopo il pasto, pasto che in un primo momento sembra ampiamente saziante, mi torna l’appetito. Questa la metafora che mi aiuta ad esprimere l’idea di un rapporto di coppia svuotato e alla ricerca di nuovi stimoli per sopravvivere. #

Innanzitutto, Becucci, ti invito a una delle mie maratone okonomiyaki e vediamo se troverai ancora difficile saziarti con la cucina giapponese. Per risolvere l’incomunicabilità della coppia, invece, consiglio di bagnare il tutto con abbondante sake. Io porto i fiammiferi.

La perla

Questa vita tra i cuscini
Sa di sushi e di sashimi

Perché deve vincere?
I versi qui sopra hanno già ispirato l’hashtag #rimepermatteobecucci, ma tutto il testo è una miniera di haiku dadaisti che renderebbero orgoglioso Mogol. Riascoltatelo, io vado a calcificarmi le orecchie col wasabi.

*

YouTube Preview Image

Paola e Chiara sono tra le poche cantanti italiane con attitudine da popstar. Non si danno arie da artiste impegnate: loro vogliono essere patinate. Negli anni, hanno imparato dalle loro colleghe internazionali un grande pop topos: fare canzoni da ballare che parlano di ballare. E quando si avventurano in territori meno familiari dal punto di vista tematico, be’, ilarità ne consegue.

Canzone giocata sull’ambiguità tra le due persone, Sudoku (come il famoso Sudoku) è un gioco di pura logica, nel quale al giocatore viene proposto di utilizzare solo numeri “solitari”. La canzone vuole ironicamente, ma anche con amarezza, denunciare l’estremo egoismo nella maggior parte delle relazioni, che spesso si crea rivelando un’ assoluta incapacità di amare. #

C’è Alfonso Luigi Marra al telefono, dice che rivuole indietro la sua teoria dello STRATEGISMO SENTIMENTALE.

Peccato non abbiano girato un video per “Sudoku”. Già me le vedevo, stese su un letto di alghe nori, coperte solo da origami priapici e con la partecipazione straordinaria di Ken Watanabe nel ruolo del maniaco.

La perla

Se l’amore è un archetipo
E perciò non è reale
È una fantasia rituale

Perché deve vincere?
Anche per Paola e Chiara sarebbe un premio alla carriera. Quindici anni di canzoni per poi tornare al punto di vista iniziale sull’amore: “è stato solo un gioco / un àffare da poco”.

*

Votate!

The Road to Salame: Anna Tatangelo vs. Elisa & Fabri Fibra

Inauguriamo la seconda edizione del Premio Salame dai Capelli Verderame con uno scontro a fuoco tra due donne diversissime, quasi agli antipodi. Una ciociara, l’altra friulana. Una aggressiva e verace, l’altra taciturna hippie convertita. Eppure qualcosa in comune ce l’hanno: sono entrambe muse (o vittime) di Luca Tommassini. Il deus ex machina della locura italiana ha diretto il video del brano sanremese di Anna Tatangelo e curato i tour di Elisa, cogliendo l’occasione per avvolgerla nei rotoloni Regina. Ma ora concentriamoci sulle canzoni e i loro testi: “Bastardo” contro “Anche tu, anche se (non trovi le parole)”. Puoi votare subito o lasciarti influenzare dalle motivazioni dell’Academy.

[SONDAGGIO CHIUSO]

*

YouTube Preview Image

“Bastardo”, canzone di donna rancorosa che augura il peggio del peggio al suo partner, forse continuazione ideale di quella “Uomo bastardo” portata a Sanremo da Marcella Bella nel 2005. Inizia come “Fotoromanza” e continua in un crescendo di archi drammatici, come la perfetta colonna sonora  di un divorzio – di quelli con le porcellane che volano e i lampadari che cadono. La Guerra dei Roses: Frosinone Drift. E Lady Tata diventa la tua Kathleen Turner: vuole “bruciarti con il fuoco che [ha] dentro, per poi vederti cenere, bastardo!”

Tommassini veste il brano di un video cupo e pruriginoso, a metà tra Victoria’s Secret e lo spot di una hotline a tarda notte su Italia 7 Gold. Il letterbox pizzato (chiaro clin d’œil all’aspect ratio satinata di Beyoncé) è il tocco di glamour poraccio dove si riconosce la mano del Maestro, il Tommostrino d’autore. Ma la canzone trova la sua vera anima animale nella serata sanremese dei duetti, quando l’interprete si ebisce con la sempre oltra Loredana Errore in un’apocalisse tourettica. E allora sì che capiamo cosa significhi “bere il più potente veleno. È amaro”.

La perla

Maledetto sporco amore

Perché deve vincere?
Perché dopo l’exploit xfactoriano “quando la persona è niente, l’offesa è zero”, la Tatangelo interpreta una canzone che è un insulto: è un cerchio che si chiude e dà lustro al meme nato su queste pagine. Bisogna, però, riconoscere che questa è forse la canzone migliore della discografia Tatangeliana, dopo capolavori dell’assurdo quali “Ragazza di periferia” e “Il mio amico”. Diciamo che sarebbe un premio alla carriera.

*

YouTube Preview Image

“Anche tu, anche se (non trovi le parole)” è un brano del 2009, riscritto e riarrangiato per Ivy, l’ultima raccolta semi-acustica, semi-bucolica, semi-boh-a-Natale-i-best-of-vendono-un-casino di Elisa. Se già l’originale non era un momento da ricordare nella discografia della cantautrice, questa versione, impreziosita dal rap di Fabri Fibra, è un vortice impazzito di WTF. Scilla featuring Cariddi.

È una canzone di self-empowerment. Rialzati, non arrenderti, fa’ buon viso a cattivo gioco, e ricordati che sei speciale così come sei. No, sul serio, sei speciale. Un Fibra ispiratissimo sottolinea i concetti col suo rap (una tecnica vocale che consiste nel cantare quasi “parlando”, spesso associata a temi spinosi – NdR). Usa metafore semplici, perché il messaggio universale della canzone sia accessibile a tutti, e riesce con innata maestria a far rimare “Visa” e “Pisa” con “Elisa” in un verso meta (“Per Elisa”, non è solo un successo di Alice, ma anche una celebre suoneria di Beethoven – NdR).

La perla

Come una carta Visa
Alla cassa che slitta
La vita è unica come la torre per Pisa
Come lo spartito
Scrivo per Elisa

Perché deve vincere?
Inutile ripetere come l’evoluzione di Elisa sia stata una delle delusioni più cocenti della musica nostrana. Inutile ripetere come i testi italiani della cantante risultino sempre più piatti, semplici e immaturi rispetto a strofe in inglese che ha scritto più di dieci anni fa. La vittoria segnerebbe il culmine della sua parabola pausinizzante. E poi c’è Fabri Fibra, il rapper a cui hanno gentrificato la periferia e che non capisce che “rilevante” non farà mai rima con “Caterina Caselli”.

E ora, votate.

Premio Salame dai Capelli Verderame 2011

È il momento. È tornato. Dopo il successo (?) della prima edizione, eccoci pronti per inaugurare l’unico premio che celebra l’imbarazzo, l’indecenza e la povertà della musica italiana. L’anti-premio Mogol per coronare il testo peggiore dell’anno e donare al suo interprete ciò che merita: un salume tricoticamente eccentrico.

*

Regia, fa’ partire il trailer (è meglio se lo lasciate caricare tutto prima di schiacciare play; è ancora meglio se lo fate a tutto schermo).

Chiedo scusa ai lettori epilettici, che a questo punto temo ci abbiano lasciato, e do il benvenuto a tutti gli altri. Un saluto particolare a coloro che hanno colto l’omaggio a Enter The Void.

Enter the Void – il Vuoto della musica italiana, appunto, che quest’anno si manifesta in una shortlist ricchissima:

  • Anna Tatangelo, “Bastardo”
  • Elisa feat. Fabri Fibra, “Anche tu, anche se (non trovi le parole)”
  • Matteo Becucci, “La cucina giapponese”
  • Paola e Chiara, “Sudoku”
  • Negramaro, “Sing-hiozzo”
  • Modà, “Come un pittore”
  • Biagio Antonacci, “Buongiorno bell’anima”
  • Vasco Rossi, “Eh… già”

Purtroppo è stato necessario fare delle scelte, e non sapete quanto mi dispiaccia aver lasciato fuori tutti i Giovani di Sanremo, alcuni Amici di Maria, Davide Van De Sfroos (ahimè, canta in laghée), Nayked (ahimè, canta in inglese), Luca Barbarossa e la moglie di Alonso (ahimè, li ho dimenticati) e Al Bano (ahimEEEEEÈH).

“E io cosa devo fare?,” ti starai chiedendo. Ebbene: aspettare. Tra qualche giorno entreremo nel vivo della gara perché dedicherò un post a ogni ciofeca sonora elencata qui sopra. Esse si sfideranno due a due, a eliminazione, secondo questo schema.

Al momento, è impossibile sapere quando terminerà il torneo del dolore perché la data del Premio Mogol non è ancora stata annunciata. Nel caso ti interessasse saperlo per organizzare le vacanze in Valle d’Aosta, dovrebbe essere a giugno. È invece certo è che, quando questa edizione finirà, tu mi odierai per la mole di spam prodotta.

Nel Premio Salame dai Capelli Verderame 2011, la golden share sei tu. Ed è un potere che puoi sfruttare in svariati modi, perché qui si premiano lo spirito di iniziativa e i brogli ben orchestrati. Puoi usare l’hashtag #salame2011 per spammare tutti i tuoi amici 2.0; puoi creare dei mini-meme o incidere una cover della tua canzone prescelta (io posterò qualsiasi cosa mi arriverà); puoi photoshoppare Paz de la Huerta con un salame in mano; puoi comprare un call center o una click farm in Cina per assicurare la vittoria del tuo beniamino quando si apriranno le votazioni. E poi è indecente che questo Premio non abbia ancora uno sponsor: dammi l’indirizzo del tuo salumiere di fiducia.

Per concludere, devo rendervi partecipi della disgrazia che si è abbattuta sul Premio ancor prima che partisse questa edizione. Un mese fa, stark ha lanciato un provocatorio thread, distruggendo le certezze dell’Italia tutta. La strofa di Mogol che presta il titolo a questo premio è incorretta, e si tratta di un errore comune, portato avanti per decenni anche dalle voci più rispettabili. Mentre è risaputo che quel “verderame” è un lapsus storico del paroliere (che intendeva scrivere “rosso rame”), non tutti sapevano che la preposizione è “dei” e non “dai”. È tutto lì, nell’originale della Formula 3 che finora nessuno si era premurato di riascoltare. Ne parla anche Franco Zanetti in un illuminante articolo, parafrasando il verso e incolpando i Pooh per aver perpetrato l’errore. TuttoFaMedia, invece, punta il dito verso Ambra Angiolini per aver tratto in inganno un’intera generazione di italiani. Che disperazione nasce da.

Tuttavia, essendo questo un Premio ignorante vicino al cuore della gente, il titolo non cambia. Premio Salame DAI Capelli Verderame. È solo un gioco.

*