
Questa è la copertina dell’ultimo numero di Rolling Stone. Dopo il salto, le copertine scartate.
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Filed under: Pop Topoi, Rolling Stone
28 aprile 2012 • 22:13 16

Questa è la copertina dell’ultimo numero di Rolling Stone. Dopo il salto, le copertine scartate.
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5 aprile 2012 • 18:25 9
Non so quali circostanze nella vita portino nove artisti, età media 64 (sì, ho fatto i conti), a prendere parte a una campagna contro la pirateria digitale. A farsi filmare in una stanza scarsamente illuminata con le facce tutte serie a puntare il dito. A leggere un copione che parla di Megaupload e P2P sulle note di (presumo) Einaudi, che fanno sempre tanto Telethon. Sta di fatto che FEM, CCI, FPM e tante altre sigle che non avete mai sentito nominare hanno scelto di investire quei pochi soldi che la pirateria non ha ancora rubato contro la pirateria. Loro sono “I grandi autori”, un All Stars United Against Masterizzazione, la Lega del Casco d’Oro, la Kryptonite di Dropbox! C’è pure un sito (ProMusic.it) per sfatare i miti della musica gratuita – “già molto cliccato dai giovanissimi” è l’espressione che userà il TG1 parlando dell’iniziativa una di queste sere, me lo sento.
Qualche mese fa, proprio Ruggeri si lamentava perché le vendite del suo ultimo album non corrispondevano ai suoi numeri sui social. “Non posso pensare che tutti questi miei amici vogliano solo interagire con me senza aver voglia di sentirmi cantare.” Peccato, sul serio, perché quell’album ha anche dei bei momenti, come “Il mare d’inverno” con Boosta. L’ho comprato? No, l’ho ascoltato una volta su YouTube. E se non fosse stato disponibile su YouTube? Non l’avrei ascoltato per niente e ora non potrei nemmeno fargli questo piccolo complimento. Metterei un link per farlo ascoltare anche a voi, peccato che:

Potrei dilungarmi moltissimo, spiegando concetti triti e ritriti (che la Caselli-discografica dovrebbe conoscere meglio di me), chiedendomi com’è che questi non vendono un CD da vent’anni ma hanno tanta paura degli adolescenti smanettoni (tutti in fila ad aspettare il leak di Gino Paoli e la mixtape di Vecchioni), chiedendomi se questi siano i primi effetti dell’aumento dell’età pensionabile, ma non lo farò. Mi affiderò invece alla semplicità del diagramma di Venn.

Tuttavia:

E ora, per piacere, parliamo dell’arancia di Caterina Caselli.
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17 marzo 2012 • 20:53 7
A contrario dell’Italia, che fa parte delle “Big Five” e si qualifica direttamente alle finali dell’Eurovision Song Contest con la nostra stronzologa di riferimento, la Repubblica di San Marino deve ancora superare lo scoglio delle eliminatorie del 24 maggio per accedere all’evento principale. Il pezzo scelto si chiama “Facebook Uh Oh Oh”, è composto da Ralph Siegel (un produttore che nel suo curriculum ha praticamente solo canzoni dell’Eurovision) ed è interpretato da Valentina Monetta. La cantante è sammarinese, ha 37 anni e chiamate il signor Getty perché, se le va male con la musica, ha un futuro roseo nel mondo delle immagini di stock. È stata selezionata per rappresentare lo stato autonomo da Carmen Lasorella, che dal 2008 è Direttore Generale ed Editoriale di San Marino RTV. Ora che sappiamo tutto quello che c’è da sapere, guardiamo il video.
Ho molte domande dopo la visione di questa clip, ma l’unico modo per avere delle risposte è partire dalle basi e valutare tutte le opzioni. Propongo quattro scenari possibili:
1. Valentina Monetta è un troll, è una Rebecca Black studiata a tavolino. Il video è stato girato per sembrare un’opera con intenzioni professionali e risultato amatoriale. Il trash è voluto, l’obiettivo è creare un fenomeno virale.
2. Il compositore Ralph Siegel e gli autori Timothy Touchton e José Santana Rodriguez (buona fortuna a scovare questi due su Google) sono dei troll. Hanno scritto e composto questa canzone per ridere, ma l’hanno proposta ai sammarinesi con la faccia seria, e questi ci sono cascati. Insomma, è uno scherzo andato troppo lontano di cui la Repubblica non si è ancora accorta di essere vittima.
3. Carmen Lasorella è un troll e si è infiltrata nella TV sammarinese col compito di distruggerla dall’interno. Ha inoltre preso dei soldi da Nina Zilli per non offrire rivali valide.
4. Non c’è nessun troll. Qualcuno crede veramente che Valentina Monetta e il suo video siano un’offerta moderna, colorata, fresca, orecchiabile, internazionale. Ai giovani piace Facebook! Facciamo un pezzo su Facebook: sarà un successo! È, insomma, una scelta incompetente fatta da incompetenti.
Il quarto scenario è di gran lunga il più inquietante e, per quanto fantascientifico, scommetterei che è quello più vicino alla realtà. La prova è questo video della presentazione ufficiale.
Tralasciando il suo motto “se non canto invecchio” (coi lobi a penzoloni anche lei?), se qualcuno sta prendendo in giro qualcuno, è tutto molto, troppo elaborato. Sono tutti serissimi, ma nel modo sbagliato. Perché l’Eurovision è una cosa seria, o almeno dovrebbe esserlo per chi lavora con la musica in Europa. Mi rivolgo a voi, discografici d’Italia, e ve la metto giù facile facile: con l’Eurovision si possono fare i soldi. Dovreste fare a gara per guadagnarvi un posto a una manifestazione vista da centinaia di milioni di persone. Dovreste andare a occupare San Marino supplicandoli di darvi quell’opportunità. Dovreste prendervi a botte anche solo per apparire con un embed nel sito dell’Eurovision (il video di Valentina Monetta in un giorno ha guadagnato 20,000 visite e ogni volta che faccio refresh salgono vertiginosamente). Senza scomodare i cantanti che vendono già, avete i cassetti pieni di canzoni e interpreti, ex talent o vecchie glorie che non aspettano altro di salire su un palco che fa più telespettatori di un SuperBowl. Mal che vada, vi portate a casa qualche download dalla compilation ufficiale e qualcosa da scrivere sui comunicati stampa.
E invece no. “Facebook Uh Oh Oh.” Abbiamo qui un progetto da due lire ideato e confezionato male, un progetto talmente tragico da far sperare si tratti di uno scherzo.
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