My Compact Diss: Maggio (parte seconda)

Patrick Wolf, LupercaliaHideout/Mercury
Dopo l’avventura con la Polydor finita non proprio benissimo, Patrick Wolf ha più volte minacciato di lasciare l’industria musicale. Poi si è fatto finanziare il quarto album dai fan con Bandstocks ed ora è tornato ad una major. Roba da prenderlo a schiaffi, ma preferisco giudicarlo per il suo incredibile talento che per le sue scenate teatrali.

Lupercalia è il quinto album del cantautore inglese, che ha cambiato concept e data di uscita una ventina di volte. E se il fattore sorpresa ormai ce lo siamo giocato ascoltando praticamente tutte le nuove tracce dal vivo su YouTube, il fattore hype resta perché questo sarà il suo album definitivo. Come suggeriscono i bellissimi singoli “Time of My Life” e “The City”, Patrick ha finalmente trovato l’equilibrio sonoro tra le seguenti attività: suonare un’arpa sull’orlo di una scogliera della Cornovaglia; mettere a ferro e fuoco una discoteca con Alec Empire; trotterellare a piedi nudi per la foresta di Sherwood. Il tutto passa attraverso un filtro chiamato pop, con originalità e, come continua a ripetere in ogni intervista, vera serenità. Sarà il disco dell’estate e non voglio sentire ragioni.

Matthew Morrison, Matthew MorrisonMercury
Glee, ovvero la pluripremiata serie che risponde alla domanda “Che effetto fa trovarsi nel cervello di Luca Tommassini?”, ha iniziato a estendere i suoi pericolosi tentacoli fuori dalla televisione molto tempo fa. Ma qui si esagera. Mr Schuester è il primo membro del cast ad avere diritto a un album tutto suo. (Del resto, gli altri sono giovani, hanno ancora tempo… Lui deve sbrigarsi a diventare una popstar o finirà a fare le ragnatele come comparsa in una produzione dei Misérables di una sagrestia del Minnesota.) Quale migliore occasione per incidere “Somewhere over the Rainbow” in duetto con Gwyneth Paltrow? Volevo ascoltarlo, ma ho preferito annusare un panno intinto nel cloroformio.

Lady Gaga, Born This Way, Interscope
È diventato impossibile parlare di Lady Gaga offrendo punti di vista minimamente originali – e  ciò che avevo da dire, l’ho detto all’uscita di “Born This Way”. Ma so che volete sapere anche la mia opinione su “Judas” perché  leggo nelle vostre menti, i.e., leggo le chiavi di ricerca: negli ultimi tempi, in molti hanno googolato “pop topoi judas”, quindi…

“Judas” riprende gli aspetti vincenti di “Bad Romance” dal punto di vista strutturale (le strofe cupe e deliranti, il ritornello più sciocco, gli intermezzi robotici e sillabati, il middle eight riassuntivo che esplode) e tematico (per riassumere: l’amore fa male). Non ci si può aspettare che Lady Gaga reinventi da capo il pop con ogni singolo, e qui gioca in un territorio familiare: è drammatica, è aggressiva, è ballabile. E se non portasse la sua firma, l’unica radio a trasmetterla sarebbe Industrial Bavaria FM.

E questo è quello che penso di “Judas”, il buon secondo singolo di un album comprabile.

Ora volete sapere cosa penso della copertina? Penso che talvolta un artista abbia bisogno di lavorare con gente che può dirgli: “ehm, NO”. E questa copertina conferma che Lady Gaga è diventata troppo colossale per ascoltare le opinioni altrui. Se questo si trasformerà nella sua fortuna o nell’inizio della sua fine è ancora tutto da capire.

Depeche Mode, Remixes 2: 81-11, Mute
Una nuova raccolta di remix dei Depeche Mode! Yawn! Secondo me, Dave & co. ci provano gusto a sentire tutte le loro canzoni rimaneggiate da mandrie di DJ: è come se volessero provare che, comunque le giri, non avranno mai la potenza dell’arrangiamento originale. Qualche remix interessante c’è (“John The Revelator” ricostruita dagli UNKLE, l’inedita “Personal Jesus” di Alex Metric), ma nella maggior parte dei casi, è meglio tenersi i classici nelle versioni che già conosciamo e amiamo.

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The Lonely Island, Turtleneck & ChainUniversal Republic
Turteneck & Chain è il secondo album del gruppo comico The Lonely Island. E, se amate i lulz, ricorderete alcuni dei loro eccezionali sketch musicali dal Saturday Night Live quali “I Just Had Sex”. Il prossimo singolo si chiama “Motherlover” ed è cantato con Justin Timberlake (loro amico dai tempi di “Dick in a Box”), ma nel disco troverete anche Rihanna, Snoop Dogg, Santigold e BECK. Dimmi niente. Tuttavia, senza corredo video, i pezzi non sono certo altrettanto esilaranti. Bella storia, ma dato che esiste YouTube, non vedo l’utilità dell’album.

My Compact Diss: Maggio (parte prima)

Moby
Destroyed
Little Idiot

Che strano fenomeno è Moby. Praticamente impossibile da classificare, e sempre un po’ in disparte. Eppure gli dobbiamo tanto. È stato tra i primi a concepire il video virale (ancor prima che esistesse questa definizione) e a interagire attivamente coi fan creando una solidissima community online. Ha trovato un perfetto equilibrio tra arte e commercialità senza mai suscitare il dubbio del sellout: Play è nel Guinness dei Primati perché è uno dei pochi album della storia in cui ogni traccia è stata usata per scopi commerciali, e se oggi siamo qui a parlare del decimo disco di Moby, probabilmente è perché le royalties di qualche spot di automobili gli permettono di fare ancora il musicista sbattendosene delle classifiche. Bene così, perché Moby è uno degli artisti più interessanti e sottovalutati in circolazione. (E poi un giorno vi scrivo un saggio lunghissimo sul perché Play è uno degli album più importanti del millennio.)

Destroyed, da quello che abbiamo capito ascoltando l’EP di “Be The One”, riproporrà la formula canzoni struggenti/pezzi ambient. Cosa chiedere di più. Il nuovo singolo “The Day” è una delle canzoni più belle della sua discografia (non è proprio nuova, dato che l’ha scritta l’anno scorso per la malvagia Mylène Farmer, la donna più potente dello showbiz francofono nonché scopritrice di Alizée!) e non escludo che troveremo tantissime altre perle.  Perle che passeranno, ahimè, inosservate, ma qui Moby lo si promuove a pieni voti – sempre.

Kate Bush
Director’s Cut
Fish People/EMI

Un nuovo album di Kate Bush che non è propriamente un nuovo album di Kate Bush, ma è comunque un nuovo album di Kate Bush, e noi prendiamo tutto quello che fa Kate Bush senza battere ciglio. Kate Bush può dire: “magari un album nuovo nuovo no, facciamo che riarrangio pezzi di due album vecchi?” Fa’ pure, Kate Bush, è un’ottima occasione per chi (come me) ti ha scoperto un po’ in ritardo e per chi ti scoprì tanto tempo fa e vuole crogiolarsi un po’ nella nostalgia di The Red Shoes e Sensual World. La rivisitazione “Deeper Understanding” è il primo singolo e il testo è la prova che Kate Bush viene dal futuro. Nel 1989, Internet praticamente non esisteva e lei già ne cantava, parlando di vita virtuale come rimedio alla solitudine.

Ci sarà anche un video con Noel Fielding e la collaborazione capita a fagiolo. Perché? Perché Noel Fielding è quell’essere umano meraviglioso che va in diretta televisiva ballando come nel video di “Wuthering Heights”. Che essere umano meraviglioso.

Syria
Scrivere al futuro
Sony

Cara Syria, quasi due anni fa, all’alba dell’era Airys. ho scritto un post cattivissimo su di te. Statistiche alla mano, è ancora il post più letto, cliccato e linkato dalla nascita di questo blog. Un po’ ti devo ringraziare, perché in molti hanno iniziato a leggermi in quel momento e in molti mi associano ancora a quel post: ogni volta che apri bocca o appari in televisione, qualcuno manda un tweet per avvisarmi. Oggi un attacco così bastardo alla persona più che all’artista non lo scriverei, perché sono sempre minuscolo, ma qualche responsabilità in più sento di averla. E il mio terapista mi ripete sempre: “NON FARE L’HATER”.

Quel post del 2009 ebbe successo per due ragioni: faceva ridere e faceva centro. Il tuo ennesimo riciclaggio da riflessiva artista indie a aggressiva hipster tutta party esclusivi era facile da massacrare e l’ho fatto. Non ho nulla contro un’evoluzione di stile e, anzi, sono sempre il primo a premiare l’eclettismo in musica – e le critiche non erano nemmeno particolarmente rivolte alla musica, dato che Vivo Amo Esco è meglio della maggior parte delle produzioni italiane in classifica. È che il tuo cambio di rotta puzzava proprio di marketing spicciolo. Le foto tette all’aria à la Terry Richardson chiudevano il cerchio.

Alcuni artisti possono permetterselo, tu no. Ma nel nuovo disco (di cui ho ascoltato il singolo “Sbalzo di colore”) mi pare di capire che torni a fare quello che ti riesce meglio: indiepop spensierato. E funziona. Non fa per me, non lo consiglierò, ma funziona. Maggioni e Moroldo sono bravi e hanno capito qual è la direzione gusta.

tl; dr: Redenzione: what up with that?

My Compact Diss: Aprile

È la primavera, y’alls, la stagione in cui ci sentiamo prigionieri della nostra età, con il cuore in catene di felicità, e usciamo con l’amica Isa B. (Secondo voi sono ancora amiche Isa B e Marina Rei? Perché, quando si fa un namedropping così in una canzone, bisogna prendere delle responsabilità. È tipo un patto di sangue suggellato nella storia della musica italiana, amirite?)

Jus†ice
“Civilization”
Ed-Banger

In un momento storico in cui i Daft Punk vengono messi in † per TRON, parlare male degli Air è come sparare sulla † Rossa, e David Guetta è impegnato nella sua †ata disco-ignorante, all’idea di un nuovo singolo dei Justice, ci facciamo il segno della † e preghiamo all’altare dell’elettronica francese. Poi a me basta sentire “Romain Gavras” e inizio a dilatare le pupille fino all’esplosione. In†amo le dita per l’album, ma qui, a occhio e †, direi SCIMMIA e TANTA ROBA. SINGE et BEAUCOUP DE CHOSES.

Jamie Woon
Mirrorwriting
Polydor/Interscope

L’anno scorso, mi sono lanciato in un endorsement francamente ridicolo per gli Hurts. Ebbene, abbiamo visto come è andata a finire: a schifio (lo so che fa cliché, ma sul serio: i demo erano belli!). Ora ho una gran paura che la situazione possa ripetersi con Jamie Woon, che è il mio endorsement per il 2011, quindi sento il dovere di mettere l’allarme entusiasmo.
Jamie per ora non ha sbagliato nulla. Singoli stupendi, alcuni co-prodotti da Burial, col quale aveva già tirato fuori remix e collaborazioni in tempi non sospetti. Storia vera: nel 2007, si sono conosciuti tramite MySpace e hanno iniziato a lavorare insieme. Grazie dell’add! Jamie pesca a piene mani da R&B, soul e (oddio, non ci posso fare niente, mi tocca dirlo) dubstep (raga, quest’anno va così, non lamentiamoci, è sempre meglio della bachata, su) e ne esce fuori qualcosa di sorprendentemente gradevole. Funziona in radio, funziona in cuffia e funziona a cappella in barca in mezzo alle mangrovie. Questo è il mio disco del mese, fatevene una ragione.

Britney Spears
Femme Fatale
Jive

Ne ho già parlato ampiamente la settimana scorsa. Tl; dr: un album pop moderno, ma privo di anima, intelligenza e continuità.

Immanuel Casto
Adult Music
JLe

Immanuel Casto è il cantante italiano che più si avvicina al concetto di popstar. Sono tremendamente serio. Questo dimostra che non sempre serve il supporto di una major per avere un sito curatissimo, video fatti bene e una campagna promozionale mirata. Anzi, l’indie-pendenza permette al Casto Divo di mandare avanti un progetto coraggioso e furbissimo che ha già fatto proseliti in tutta Italia. Purtroppo la cura degli aspetti estetici e promozionali non corrisponde a quella musicale. Le canzoni sono povere, semplicissime, e la voce di Casto non aiuta. E se talvolta il messaggio potrebbe avere il suo perché (“Escort 25”), l’anima di poser e la tendenza alla rima sporcacciona lo avvicinano pericolosamente al suo equivalente nordico Günther. Il gusto per la provocazione gli farà ottenere decine di interviste e riempirà la sua agenda di date in tutta la penisola, ma dal condividere ironicamente un suo video su Facebook al comprare un suo album e apprezzarlo come progetto musicale, il passo è lunghissimo.

Bob Sinclar & Raffaella Carrà
“Far l’amore
Yellow Productions

Titoli alternativi:
“OMIGIDIO in Balera”
“Dentiere: The Musical”
“E Raffaella Smascella a Casa Mia”
“Scoppia Scoppia Mi Sco- (No, Sul Serio, La Signora Oggi Non Ha Preso Le Gocce)”
“A FAR LA MORTE COMINCIA TU”

Britney Spears, Femme Fatale

‘Cause everybody knows
The things she does to please
She’s just a little tease

È inevitabile, per chi si occupa di pop, confrontarsi con Britney Spears all’alba del suo settimo album, Femme Fatale. Tuttavia, pensare che la cantante rappresenti ancora questo genere musicale nel 2011 non è solo sbagliato, è quasi offensivo.

Britney è l’ultima supersitite di una varietà di popstar ormai estinta. Al giorno d’oggi, un’esordiente con le sue caratteristiche non otterebbe neanche il pass per un provino di American Idol, figuriamoci un contratto milionario. Non ha la voce di Quella, non ha l’istinto manageriale di Quell’Altra e i paragoni con Quell’Altra Ancora osano farli solo i commentatori di YouTube. Britney ballava, questo sì, ma oggi si muove disorientata con lo sguardo assente, costantemente fuori fuoco, e vittima del suo passato. Non la si può riciclare come attrice o come conduttrice ed è meglio farla parlare il meno possibile (l’endorsement per Bush, poi ripreso e ridicolizzato da Michael Moore in Fahrenheit 9/11, lo sta ancora scontando adesso).

La Britney del 2011 deve fare la popstar degli anni ’90, perché non è in grado di fare altro.

Femme Fatale è un disco pop moderno prodotto da tastemakers del settore che traccia dopo traccia cercano di costruire una personalità alla cantante. Ma in mano a will.i.am, Britney diventa una scialba copia di Fergie (la ridicola “Big Fat Bass”); con Bloodshy & co. sembra una Robyn lobotomizzata (“How I Roll”); in un pezzo scritto da Ke$ha si trasforma – indovinate un po’ – in Ke$ha, ma senza la sua lurida ironia.

La voce, che dovrebbe costiuire l’elemento di continuità dell’album, è nascosta sotto strati di effetti sempre diversi e sempre più intrusivi e spersonalizzanti. Eppure, quando le si dà un’anima (“Criminal”, unica ballata e traccia conclusiva), c’è speranza di redenzione, ma è ancora troppo poco.

Non dev’essere facile per lei appropriarsi di un album in cui, credits alla mano, non ha scritto neanche una parola o una nota, e sul quale non ha probabilmente avuto voce in capitolo. Certo non ci si aspetta che Britney ricopra il ruolo di autrice o produttrice, ma il suo problema principale è l’essere priva del gusto estetico/musicale necessario per poter influenzare le sue scelte discografiche (“I CANNOT stop listening to “We No Speak Americano” by Yolanda Be Cool & DCup”, dice in una recente intervista a V Magazine).

Mentre la Madonna del settimo album telefonava ai Massive Attack e metteva sotto contratto i Prodigy, la Britney del settimo album è seduta in sala d’attesa che legge Chi prima di entrare in studio e recitare il solito copione: electropop farcito di doppi sensi a sfondo sessuale scritti in una chatroom di casalinghe annoiate che hanno alzato un po’ il gomito.

Questo non esclude che Britney (o meglio, la piccola azienda Britney S.p.a.) abbia dei meriti musicali (e la stampa è stata particolarmente generosa con lei nel periodo post-meltdown). Semplicemente, Britney funziona quando i suoi collaboratori fanno un buon lavoro. “Hold It Against Me”, coraggiosa e aggressiva come “Toxic” e “Piece of Me”, lasciava ben sperare. Invece, è un caso isolato in un album piuttosto scontato che cerca disperatamente di uniformarsi al resto delle classifiche. E se ci sono altri middle eight che si tingono di dubstep, non posso dirvelo perché, nella maggior parte dei casi, ho skippato prima del middle eight.

Il pop senza Britney non sarebbe lo stesso: è stata la vittima sacrificale dell’ultima generazione MTV, l’altare che l’ha consacrata a icona di un mondo che non esiste più. Ora è poco più di una presenza famigliare e la genuinità che emana da sotto dieci layer di Photoshop ci impedisce di odiarla.

Si possono combattere infinite battaglie per distruggere il guscio di plastica del pop, ma nel parco giochi discografico, Britney è ancora un burattino. Non vedevo l’ora di prenderla sul serio. E invece.

She builds you up to just put you down
What a clown

My Compact Diss: Marzo

La settimana scorsa è stata impegnativa. Innanzitutto, lo Screenshot del Secolo (ovvero il punto più vicino alla colonnina destra di Repubblica che io abbia mai raggiunto) ha compiuto un anno. Ha festeggiato alla grande.

Poi, non so se ve ne siete accorti perché ne ho parlato POCHISSIMO, ma sono andato a Sanremo per Donna Moderna. E Sanremo è una cosa difficile da spiegare a chi non ci è mai stato, ma “il luna park del giornalista musicale” è una buona definizione. Tra liveblog e twittercronache (il tweet migliore che ho scritto è questo) ho toccato il punto più alto della mia vita professionale e privata: ho intervistato i Jalisse aka i veri pionieri dell’indie italiano.
Purtroppo il festival dura solo cinque giorni all’anno e ce ne restano altri 360 di noia e sobrietà, quindi cerchiamo di riempirli con la consueta rubrica. Per i n00bs e gli smemorati: in My Compact Diss vi dico cosa comprare, cosa piratare e cosa evitare – spesso senza cognizione di causa.

Il carretto passava e quell’uomo postava le recensioni del mese.

Subsonica
Eden
EMI

I Subsonica sono un gruppo che ho sempre difeso a spada tratta. In termini di musica, marketing e numeri, sono stati un caso unico e importante per la musica italiana e continueranno ad esserlo pur senza “bissare Microchip Emozionale“. E come mi diverto ai loro live, signora mia. L’8 marzo uscirà Eden e più o meno sappiamo già cosa aspettarci.
1. La title-track eccezionale con un video ignobile. “Atmosfere lynchiane” dicono loro, “ma mi faccia il piacere” dico io;
2. “Istrice”, il brano così così che avrebbero dovuto/potuto portare a Sanremo, accompagnato invece da un video favoloso. Purtroppo le TV musicali si sono rifiutate di passarlo in fascia protetta e loro hanno gridato allo scandalo. Ehm, non so se avete notato che  nel vostro video C’È UNA TIZIA DEFORME CHE SI STRAPPA LE UNGHIE: non è esattamente Bat Roberto…;
3. Tante altre anticipazioni disseminate tra iTunes e riviste. Io punto tutto sulla sopraccitata “Benzina Ogoshi”, già celebre perché capitolo finale di un cortometraggio horror amatoriale girato da cinque bros che cercano di registrare un album.
La formula del disco mi pare invariata: equilibrio tra ballate stilose e “Su ‘ste mani!”, un po’ di impegno politico e un po’ di spleen torinese. Io ai Subsonica voglio un bene che non vi dico.

Jessie J
Who You Are
Universal

Jessie J ha già vinto tutto ancor prima di pubblicare il suo album d’esordio (BRITs Critic’s Choice, BBC Sound of 2011) e non ho ancora capito se se lo meriti. Per ora sappiamo che ha voce e tanta voglia di fare. Ed è stata definita da Justin Timberlake come “la miglior cantante al mondo” – o almeno così si legge in tutti gli articoli su di lei, ma nessuno sembra essersi preoccupato di controllare dove e quando JT abbia pronunciato queste parole. Pop Topoi, invece, la definisce come “una tipa su cui la Universal sta spendendo un sacco di soldi senza averle lasciato il tempo di sviluppare un’identità”. È la Gaga dell’Essex o ‘na chav con un po’ più talento di una Spice Girl a caso? In questo momento, quell’appiccicosa americanata di “Price Tag” è prima nella top 10 britannica e non lascia ben sperare. Però, il singolo uscito l’anno scorso, “Do It Like A Dude” – al di là del messaggio di cui si fa portatore – è una bomba.

Donne, siete state ispirate da Jessie J? Voi cosa sapete fare come un dude? Vi canterei la mia versione, “Do It Like A Chick”, ma ho paura delle conseguenze.

Lykke Li
Wounded Rhymes
LL

Il secondo album di Lykke Li, Wounded Ryhmes, è la dimostrazione di come si possa fare un album pop bello, aggressivo e contemporaneo senza dover per forza sfasciare i sintetizzatori.  “Get Some” e il suo video vagamente slutwave già lasciavano intuire che la svedese avrebbe optato per un suono e un’immagine molto più cattivi di Youth Novels. Non so che aria tiri di questi tempi, ma anche Lykke vuole farlo come un dude.

Because you’re a woman, the music industry puts you in another corner. I want to be fighting with the men. I want to be amongst the men, topless, throwing things onstage. [P4k]

Nessuno mette Lykke in un angolo. Mettiamola su un piedistallo.

The Naked and Famous
Passive Me, Aggressive You
Universal

The Naked And Famous, invece, hanno l’aria di voler sfasciare i sintetizzatori. Mi vengono in mente quattro lettere a caso: MGMT. Come testo e suoni, “Young Blood“, è infatti destinata a diventare la “Kids” del 2011 (pur non avendo l’impatto mostruoso di “Kids”). A me piacciono, ma io con queste orecchiabili hipsterate ci casco sempre. E pensate, questi vengono dalla Nuova Zelanda! No, niente, mi sembrava un’informazione curiosa, ma non so corredarla di battute sugli stereotipi Kiwi.

Avril Lavigne
Goodbye Lullaby
RCA

Avril Lavigne continua a voler sprofondare sempre più giù negli abissi dell’INASCOLTABILITÀ TOTALE. Dopo un esordio da adolescente a metà tra il dignitoso (“Losing Grip“) e il ridicolo (“Sk8r Boi“), Avril ha definitivamente deciso di optare per ciò che vende meglio tra i due: il ridicolo. Non è cresciuta coi suoi fan: ha iniziato a puntare  verso fasce d’età sempre più basse, quelle che vedono la rivoluzione in una ciocca rosa e una cintura borchiata. Nonostante l’arrivo di Dr. Luke e Max Martin alle produzioni, le canzoni della canadese sono state ridotte ai minimi termini, a filastrocche imbecilli  da cantare saltellando. E sventolare la bandiera consumata dell’alternatività punkeggiante lanciando linee di profumi (perché questo comporta essere rockstar oggi) è il più puzzolente dei paradossi. 


My Compact Diss: Febbraio

Rompete il porcellino di ceramica e racimolate tutti i risparmi perché a febbraio vi servono un sacco di soldi da spendere in musica. (Se leggendo “rompete il porcellino” avete pensato ad Angry Birds, siete messi malissimo.)

PJ Harvey
Let England Shake
Island

Sto cercando di farmi un’idea sulla direzione che ha preso la Polly Jean da almeno un anno e mezzo, quando si venne a sapere che si era discontantinopolizzata. Col nuovo album (finalmente!) in arrivo e un paio di anteprime, continuo a non capirci niente, ma va bene così. Le sorprese non mancano mai ed è forse questa la ragione per cui PJ è l’unica rocker degli anni ’90 ad aver mantenuto vivo l’interesse del pubblico e ad essere sopravvissuta artisticamente. Le altre ci hanno tradito tutte – chi con lo yoga, chi con la chirurgia estetica, chi con la noia. Cosa sappiamo di Let England Shake? Che l’ha registrato in una chiesa, che ha preso corsi di scrittura perché si sentiva inadeguata (Polly, la scrittura andava bene, magari, ecco, un VOCAL COACH? No? Ok, scusa, ti si vuol bene lo stesso), che sarà il suo disco “meno introspettivo”, che parla di cose che succedono fuori da un rudere del Dorset e che noi lo compriamo senza nemmeno pensarci su.

Beth Ditto
EP
Deconstruction

Dopo “Cruel Intentions”, continua la collaborazione Beth Ditto/Simian Mobile Disco e noi l’accogliamo con un caloroso “figata”. Se c’è una cosa che mi piace è quando i clubbiers prendono un bel personaggio in prestito con scopi pop. Non facendo uso di MDMA, non me ne frega niente di sentire pezzi di otto minuti da discoteca berlinese: io voglio una strofa e un ritornello. Ed è un metodo che funziona sempre: Hercules & Love Affair con Antony; Kleerup con Robyn e Neneh Cherry; Röyksopp con chiunque; Gabry Ponte con Little Tony. L’EP è uscito il 10 gennaio in digitale, ma la pubblicazione ufficiale è il 6 marzo e io ne parlo nella rubrica di febbraio, va bene? L’anteprima con tutte le tracce spezzettate si ascolta puntando il mouse  qui sotto:

Ricky Martin
MAS Música + Alma + Sexo
Sony

Un applauso a Ricky Martin, che incide musica dall’84 e non ha MAI fatto una bella canzone neanche per sbaglio. Un record imbattuto che porta avanti col nuovo singolo “The Best Thing About Me Is You” in coppia con la sempre più derisibile Joss Stone. Detto questo, se l’album venderà un botto, magari si sfateranno un paio di miti sui supposti requisiti basati sulla sessualità per vendere dischi in America Latina.

James Blake
James Blake
ATLAS

C’è un hype che si taglia col coltello per questo giovane tennista artista londinese, dato che è arrivato secondo sia al BBC Sound of 2011 che al BRIT Awards Critics’ Choice (in entrambi i casi, dietro a Jessie J perché gli inglesi si stanno strappando i capelli all’idea di avere una futura Lady Gaga sul pianerottolo: lasciamoglielo credere). Cosa aspettarci dall’LP di debutto? Innanzitutto, quella splendida cover di Feist che avete già sentito tutti. Poi, un notevole miglioramento rispetto ai quattro EP che ha pubblicato negli ultimi anni. Nell’album, la voce di Blake, che prima faceva brevi comparse e quasi sempre sotto forma di campionamento, è centrale. Questa è una raccolta di canzoni, non componimenti dubstep astratti. Anzi, la parola “dubstep” gli va già stretta (qui c’è meno Burial e più D’Angelo – non Nino, l’altro) e probabilmente è una parola che tra qualche mese odieremo. Tuttavia, il bello del 2011 è che possiamo citare lo stesso genere parlando di James Blake, ma anche del nuovo, bellissimo singolo di Britney.

Stateless
Matilda
Ninja Tune

Gli Stateless sono in giro da quasi dieci anni e non hanno mai sfondato, ma non credo che sia per colpa loro. Troppo anticonvenzionali per la Sony (che nell’annus horribilis della fusione con la BMG stracciò il loro contratto da cinque album dopo appena un singolo), e forse troppo convenzionali per la !K7, gli Stateless stanno per pubblicare il loro secondo LP con la Ninja Tune e non riesco a pensare a una label che rappresenti meglio questi cinque Loiners (NdR: “di Leeds”, e sì, l’ho imparato cinque minuti fa). Il nome che spunta sempre fuori quando si parla di loro è DJ Shadow, perché gli hanno fatto da supporter e hanno lavorato con lui. Io preferisco definirli come “gli UNKLE che puoi canticchiare”. Insomma, ne vale la pena.

My Compact Diss: Gennaio

Per quanto sembri strano anche a me, ho scoperto che c’è gente che pubblica album a gennaio. Pochi, ma ci sono. Peggio per loro, perché tutti se ne dimenticheranno al momento di stilare le liste di fine anno. <cough> Vampire Weekend </cough>

Rye Rye
Go! Pop! Bang!
N.E.E.T.

Rye Rye ha diciannove anni, viene da Baltimora e, se McNulty non l’arresta prima di gennaio, presto sentiremo il suo album di debutto Go! Pop! Bang! Cosa dobbiamo aspettarci da questa protégée di M.I.A.? Esatto: quel tipo di musica, quel tipo di estetica nei video, quei vestiti catarifrangenti. E non è necessariamente una brutta cosa. Se attraverso Rye Rye possiamo aggirare il problema M.I.A. tenendoci la sua musica e eliminando la sua boccaccia, io non ho nulla in contrario. Il problema sarà distinguerla da Santigold.

Verdena
Wow
Universal

La mia prima reazione al nuovo singolo dei Verdena non è stata esattamente “WOW”. È stata più “WTF”, ma un WTF positivo. È una bella canzone, battistianissima – e lo intendo come un complimento – da un gruppo a cui non ho mai prestato troppa attenzione, ma che “ha ancora qualcosa da dire”/”è arrivato a un difficile traguardo”/”non ha paura di mettersi in gioco” (scegliere topos recensorio a piacere). Poi si potrebbe parlare del loro fastidioso atteggiamento, del fatto che i titoli dei loro pezzi continuano a sfidare le mie capacità mnemoniche e vincono, o che le loro liriche sembrano venute fuori dal generatore automatico di testi dei Verdena. Ma chi se ne frega. Tutto il resto l’ha già detto benissimo Simone Rossi.

Cristina Donà
Torno A Casa A Piedi
EMI

Cristina Donà è sempre rimasta un po’ in disparte a farsi gli affari suoi. È stata l’unica cantante italiana di una certa importanza a non figurare tra le Amiche per l’Abruzzo e, se escludiamo un’apparizione con Nada, non è mai stata a Sanremo (nel 2008, Pippo la invitò e poi la bocciò). Inoltre, è anche l’unica persona ad avermi fatto digerire un duetto con Giuliano Sangiorgi e non è cosa da poco. Quindi a questo punto vorrei tanto dire: “è bravissima, comprate il suo nuovo album”. E invece no, perché il primo singolo, “Miracoli“, rompe la quasi-perfezione della sua discografia: è banale (non pensavo avrei mai usato questo aggettivo parlando della Donà). L’aiuto alla produzione e agli arrangiamenti di Lanza (già collaboratore di Pelù, Antonacci, Vasco: HO TANTO FREDDO) non mi lascia ben sperare. Questa volta non si va a colpo sicuro, aspettiamo di ascoltare il resto.

Gianna Nannini
Io E Te
Sony

Bla bla bla Gianna Nannini bla bla bla figlia bla bla bla sì ma però. Bla bla bla maternità bla bla bla grande emozione bla bla bla disco nuovo.

Adele
21
XL Recordings

Non so perché ho ignorato Adele per tutto questo tempo. Gli indizi erano a suo favore: un contratto con la XL Recordings, valanghe di premi e, nonostante l’aspetto non proprio freschissimo, la signorina ha solo 22 anni. Il nuovo singolo “Rolling In The Deep” è bellino, ma c’è voluta questa esibizione dal vivo di “Someone Like You” per farmi accorgere di lei.

YouTube Preview Image

Appunto, la perfezione. Come dice Jools Holland col suo accento pretenzioso alla fine del video, è una canzone che potrebbe avere cent’anni o essere stata scritta ieri. Non so come suonerà sul disco e non me ne frega niente. È questa esibizione che terrò nell’iPod, perché sono quelle piccole imperfezioni della voce che mi uccidono e non credo che resteranno nella versione in studio. Per una volta lo dico seriamente: “mi sei arrivata”.

My Compact Diss: Dicembre

È quasi Natale e, a seconda di chi frequentate, sarete costretti a regalare musica brutta. Io voglio esservi d’aiuto nella scelta. Con lo spirito di Rudolph, la renna-dal-naso-rosso strafatta di Amanita muscaria, mi faccio strada tra gli scaffali del vostro rivenditore di fiducia prendendo a cornate i dischi del mese.

Black Eyed Peas
The Beginning
Interscope

I Black Eyed Peas sono la band peggiore del pianeta. E questo non costituirebbe un problema, se non fosse che sono anche quella più importante. Il modo in cui riescono a unire il peggio della musica bianca al peggio della musica nera è a dir poco prodigioso. Sulla vacuità dei testi, poi, potrei scrivere una fottuta tesi di dottorato – se stessi facendo un PhD in Coprofilia. L’altra cosa che non sopporto è che hanno delle facce strane. Soprattutto la donna gatto con gli zigomi che si incontrano sulla nuca e l’uomo senza guance.

L’album non l’ho ascoltato. Non lo ascolterò mai di proposito. Tanto faranno uscire quarantasette singoli e avranno tutti successo malgrado la mia volontà. Per esempio, mi è già toccato sentire “The Time (Dirty Bit)“, che prende il ritornello della canzone di Dirty Dancing e lo mischia a cinque minuti pescati a caso nel palinsesto di Radio Deejay in una notte del 1995. Viviamo tempi bui.

Il regalo di Natale perfetto per: il cuginetto o il nipotino che mostra già evidenti sintomi di tamarrismo ed è troppo piccolo per capire qualcosa di musica. Ci sono buone probabilità che non ne capirà mai niente, quindi assecondatelo. Perché insistere?

Elisa
Ivy
Sugar

Ivy è la nuova raccolta della promessa peggio mantenuta della musica italiana: Elisa. Conterrà qualche inedito, delle b-sides, dei brani riarrangiati, una cover di Camille insieme a Giorgia (se non sapete chi è Camille, il vostro compito per la settimana è scaricare immediatamente Le Fil), una collaborazione con Fabri Fibra e un DVD con un documentario sulla cantante. Non mi invento niente: lo dice la tracklist. Ho difficoltà a capire quale sia il filo conduttore tra queste tracce e, se la Sugar avesse pubblicato un comunicato stampa decente, magari non sarei qui a cercare un senso dove un senso non c’è. Infatti, Elisa è un po’ il punto di riferimento per le raccolte raccolte male. È quella che in un disco riesce ad infilare un pezzo acustico con l’ukulele, un remix dub di nove minuti dei Funky Brothers On Acid Productions Superstars, una canzone registrata in uno studio di Los Angeles da milioni di dollari e una canzone registrata dal vivo alla sagra della sugna di Pietrafonte San Friscazza. Quando si dice avere una linea artistica.

No, non compratelo. Lo so che ha una voce deliziosa e prima di diventare normale ha fatto delle cose belle, ma cerchiamo di non incoraggiarla in questo suo inesorabile declino.

Il regalo di Natale perfetto per: quell’amica che con Elisa si emoziona tanto ma non ha mai sentito le b-sides. Non ha nemmeno mai sentito la parola “b-side”, a dire il vero.

Michael Jackson
Michael
Epic

Una nuova raccolta con 10 inediti di Michael Jackson! Ora sostituite “raccolta” con “circonvenzione d’incapace”, “inediti” con “scarti di magazzino” e “Michael Jackson” con “Gigi Sabani”. Ci sono infatti grosse possibilità che la maggior parte di queste tracce non contenga la voce di MJ e a tali accuse la Sony ha risposto dicendo: “ma LOL, inaudite panzane!  Credete forse che potremmo mai permetterci di lucrare sul cadavere più lucrativo della storia del pop?”. Eppure, i primi sospetti vengono proprio dalla famiglia Jackson: secondo LaToya e il nipote Taryll non sarebbe Michael a cantare nel primo estratto “Breaking News”. Ora, premesso che qualsiasi frase pronunciata da un membro della famiglia Jackson va presa coi guanti in nitrile, questa volta credo che il bluff sia palese. Ma soprattutto: le canzoni sentite finora fanno schifo.

Gia che siamo in tema (ed è un tema che non affronteremo MAI PIÙ), volevo dirvi che qualche tempo fa ho visto un documentario su Bubbles, la SCIMMIA della famiglia Jackson. Casualmente, è anche il peggior documentario ch’io abbia mai visto (ma dico così perché non ho ancora visionato il sopraccitato film su Elisa), quindi è imperdibile. Guardatevi almeno la reunion di LaToya con il canuto scimpanzè e che i lolloni siano con voi.

Il regalo di Natale perfetto per: chi ha passato l’ultimo anno e mezzo in coma e non sa cosa abbiamo dovuto passare noi che purtroppo eravamo svegli.

Esben And The Witch
Violet Cries
Matador

Questi Esben And The Witch sono il classico gruppo che subito mi fa uscire di testa e un mese dopo mi sono già dimenticato della loro esistenza. Vediamo se ci cascate anche voi. Per ora sappiamo che: sono di Brighton; stanno con la Matador; ti regalano un mp3 di “Warpath” qui; dal vivo fanno una cover un po’ stonata di “Confide In Me“; il loro primo video fa paurissima (anche se è chiaramente un plagio di quest’altro video). Stiamo a vedere.

Il regalo di Natale perfetto per: chi non vedrete a Natale, dato che l’LP esce il 31 gennaio. Se siete un po’ tirchi, potete sempre regalare il vinile di “Marching Song”.

Smashing Pumpkins 
Teargarden by Kaleidyscope Vol.2: The Solstice Bare
Rocket Science Ventures

Jessica Simpson
Happy Christmas
Eleveneleven

Chiudiamo con due album in uscita a fine novembre/inizio dicembre. Uno è l’ultima opera di una sporca vacca meretrice che ha perso il contatto con la realtà, l’altro è il disco di Natale di Jessica Simpson.

Teargarden By Kaleidyscope Vol. 2: The Solstice Bare (e ‘sticazzi, no?) raccoglie una manciata di pezzi del delirante progetto di Billy Corgan ISPIRATO DAI TAROCCHI. Nell’ultimo anno, gli Smashing Pumpkins (a volte fa male anche solo scriverlo, sapete?) hanno messo in download delle tracce gratis ogni tanto sul sito di una scuola di yoga e ora le ficcano in un EP per vedere quanto riescono a puzzare tutte insieme.

Il disco di Natale di Jessica Simpson, invece, è il disco di Natale di Jessica Simpson.

(OK, si sono lasciati, ma a me fa ancora ridere.)

Il regalo di Natale perfetto per: Qui mi trovate in seria difficoltà. Svierò facendovi vedere questo storico sketch. L’espressione da ricordare è “functionally retarded”.

My Compact Diss: Novembre (parte seconda)

Carmen Consoli
Per Niente Stanca
Universal

Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole, Carmen dovrebbe rinunciare ai mandolini. Ricordo un’intervista in cui diceva che una volta faceva quelle cosacce con la chitarra elettrica perché era solo una ragazzina. No, Carmen, eri una Donna con la D maiuscola e ora sei Teresa De Sio. Con me la storia dei “suoni maturi” non attacca.

Per Niente Stanca è il suo primo best of “tradizionale”, dopo aver disseminato negli anni riedizioni inutili, un live elettrico e il bellissimo L’AnfiteatroELaBambinaImpertinente (che si scrive così, tutto attaccato, giusto per rompere il cazzo a chi ha il template del blog di 416 px). Qui l’unica novità è un piacevole inedito scritto con Tiziano Ferro. Proprio non so chi comprerà questa raccolta dato che i fan di Carmen non hanno  certo bisogno di rinfrescarsi la memoria e il resto del mondo è ancora fermo a “che voce fastidiosa!”.

Kanye West
My Beautiful Dark Twisted Fantasy
Roc-A-Fella

Spero non vi dispiaccia sapere che Pop Topoi è TEAM KANYE TUTTA LA VITA. Capisco benissimo che, agli occhi di molti, il minchione arrivi prima del cantante. Non è facile dividere questi due poli e giudicare un artista solo per ciò che produce e sopprimendo l’istinto di riservargli torture che farebbero impallidire perfino le Woodland Critters di Cartman, ma io che seguo la temibile Björk da più di dieci anni sono allenatissimo.

I fatti: Kanye ci ha regalato una traccia nuova gratis ogni venerdì da settembre. Kanye ha realizzato un orgasmico videoclip di 35 minuti. Kanye ha detto ciò che tutti pensavano mentre Taylor Swift ritirava un premio che non meritava. Kanye ti farà ascoltare come è riuscito a includere nella stessa traccia La Roux, Alicia Keys, Fergie, Kid Cudi, Rihanna ed Elton John. Kanye ha il Twitter più bello dell’universo e se aggiungi “Liz Lemon” davanti ai suoi tweet otterrai la voce di Tracy Jordan. Kanye si lamenta perché gli censurano una copertina che ritrae il suo amplesso con una fenice.

Ora guarda nel tuo cuore e chiediti: 50cent ha mai fatto tutto questo per te?

Annie Lennox
A Christmas Cornucopia
Island/Decca

Ora ditemi voi come si fa a prendere sul serio un album 1) di classici natalizi; 2) intitolato A Christmas Cornucopia; 3) con questa copertina. E anziché andarsi a nascondere dietro il bue e l’asinello, la Lennox rincara la dose: “Erano anni che volevo realizzare questo album!”. Certo. Fate sì con la testa, datele un’accondiscendente pacchetta sulla spalla come fareste con la vecchia prozia sbroccata, passatele un brodino di pollo e allontanatevi lentamente.

Negramaro
Casa69
Sugar

Non so di preciso in quale punto della carriera i Negramaro siano passati da “decenti” a “CRISTO DATEMI UN ASSORBENTE PER LE ORECCHIE” ma non sarò certo io a ripercorrere la loro discografia per scoprirlo. Il primo singolo di Casa69 si chiama “Sing-Hiozzo” e in questo momento è primo su iTunes. L’album conterrà anche una canzone dedicata a un’artista scomparsa, ma non so se la conoscete perché di lei non si parla mai mai mai: MIA MARTINI. Quindi, grazie Giuliano Sangiorgi per averci ricordato di questa cantante la cui morte non è mai stata oggetto dei soliti paraculismi del mondo dello spettacolo. Dice:

Ho pensato di chiederle scusa perché ci sono stati momenti in cui anch’io sono stato oggetto di pregiudizi, e nonostante facessi di tutto per dimostrare che certe maldicenze erano infondate, nulla cambiava. Dovremmo tutti chiederle scusa: Mimì è morta per colpa della gente, che cazzo di morte è?

Grazie, Sangiorgi, grazie a nome di tutti noi. Sono sicuro che questa canzone la renderà un po’ meno morta. Ah, poi com’è andata a finire tra la Caselli e la Bertè? Perché mi pare che qualche tempo fa non fossero proprio in vena di lulz, ma forse ricordo male, sa. Scusi ancora il disturbo, Sangiorgi, la ringrazio tanto, grazie.

N.E.R.D.
Nothing
Star Trak

Ricordate quando, dieci anni fa, sembrava che i Neptunes (e poi i N.E.R.D.) dovessero rivoluzionare la musica? Poi non so cosa sia successo, ma nel dubbio darò la colpa a David Guetta. Ora Pharrell Williams ha quasi quarant’anni e, come tutti i blipster della sua età, è troppo impegnato a disegnare sedie brutte o bruttissime per dedicarsi seriamente alla musica. Nothing è il quarto album del trio e per ora abbiamo i seguenti indizi: “Hot-n-Fun”, che non mi pare né hot né fun;  “Hypnotize U”, prodotta dai Daft Punk; “Help Me”, che non è malaccio, ma è corredata da un video col solito, trito e ritrito montaggio di immagini di repertorio. Uh, sottotesto politico! Questo aspetto della musica dei N.E.R.D. mi era sfuggito: ero rimasto a quando parlavano solo di passera! Incuriosito, ho fatto le mie belle ricerche da professionista e ho scovato questa intervista noiosetta. Ma verso il secondo minuto: l’epifania, la quote che ti svolta la giornata.

The economy kinda sucks. Girls are still beautiful. We wanted to make music that kinda reflected that.

Udendo queste parole, l’intera redazione di Pop Topoi (io) ha esultato, battuto i pugni sul tavolo, spalancato Photoshop e decretato che fosse necessario agire:



Ed è MEME.


My Compact Diss: Novembre (parte prima)

No prayers for November spawned a monster in the cold November rain e la città si accende in un istante. Come potete vedere, questo mese sto giocando a “Quanti lettori riesci a perdere già dalla prima riga”.

Norah Jones
…Featuring
Blue Note

È difficile immaginare che esista gente in grado di non sbadigliare all’idea di questo disco ma, ehi, ognuno ha le sue perversioni. Trattasi di una raccolta di canzoni già pubblicate qua e là su album altrui (Foo Fighters, Outkast, Belle and Sebastian, Ryan Adams per citare i più importanti) in cui Norah Jones arrivava in punta di piedi a portare il suo gigantesco alone di NOIA. Non trovate che sia una di quelle tre o quattro cantanti che si qualificano come la risposta umana a JIGGLYPUFF? Secondo me, Norah Jones piace a due tipi di persone: quelli che si lavano i denti con l’acqua calda e Steve Jobs. Infatti, nel nuovo GarageBand potete scaricare i video in cui Norah vi insegna a suonare il piano. Io ci ho provato, ma poi il rumore dell’accordo suonato dal mio corpo rannicchiato in posizione fetale sulla tastiera mi ha svegliato. In compenso, questa situazione mi ha fatto venire l’idea per un film bellissimo: un remake di Buried, ma con Norah Jones chiusa dentro un pianoforte a coda. Per l’eternità.

Daft Punk
TRON Legacy OST
Walt Disney Records

Passare da Norah Jones ai Daft Punk è un po’ come farsi  un flacone di Lexotan e poi buttar giù tre compresse di Ritalin. Una volta ho tagliato una playlist di Norah Jones con Discovery e ho smascellato per una settimana. Poi sono andato su IMDb a leggere di che cazzo parli ‘sto TRON e ho deciso che preferivo la droga alle opere audiovisive in cui c’è un tizio che va a cercare il padre scomparso in un mondo con le moto fluorescenti. No, vabbè, i Daft Punk sono perfetti per questa colonna sonora. Sono più adatti a musicare TRON che il film che hanno diretto loro stessi ma che nessuno ha mai guardato. Probabilmente non l’han visto neanche loro perché con quei caschi sempre in testa dev’essere un casino. E niente. Mi vuoi sTRONcare ‘sto disco? Ma che sTRONzo!

Elenco di parole che chiedevano di essere inserite in questa recensione ma non ce l’hanno fatta: casTRONeria, gasTRONomo, TRONista, meTRONotte, festa paTRONale.

Francesco Renga
Un Giorno Bellissimo
Universal

Un Giorno Bellissimo è il sesto album da solista di Francesco Renga e, per motivi che sinceramente fatichiamo a comprendere, non conterrà una cover di “T’Appartengo”.

Nicki Minaj
Pink Friday
Universal Motown

Pink Friday è l’attesissimo album di debutto per Nicki Minaj, che è stata accolta da tutti come “la nuova Lil’ Kim”. Purtroppo, secondo me, si è giocata la possibilità di essere la nuova Lil’ Kim facendo un paio di passi falsi tipo presentarsi in pubblico vestita. Non è ancora disponibile una tracklist dell’album, che pare conterrà collaborazioni con will.i.am, Kanye West, Cheryl Cole e, se quel giorno il citofono funzionava bene, anche Rihanna. In compenso, abbiamo la copertina e direi che basta e avanza per farsi un’idea. E no, non vi do un link per vederla più grande.

Dovete inoltre sapere che finora il fil rouge dei singoli della Minaj è stato: prendere un sample famoso (nello specifico, “Awa awa” e “Dabadabadabbabbà OOH“), ripeterlo allo sfinimento finché non arriva qualcuno a dirle “SONO DIVENTATO AUTISTICO ASCOLTANDO UN TUO PEZZO PER CASO” e buttarci due versi rap sopra. Magari mi ricrederò sul suo conto, chi lo sa, ma per ora sono occupato a dondolarmi sulla sedia facendo la schiuma con la bocca.

Dabadabadabbabbà OOH.

Pink
Greatest Hits… So Far!!!
LaFace

Da Pink Friday a Pink, ammazza che aggancio. Questo sarebbe il primo greatest hits della cantante, che ha fatto un disco bellino (il secondo) e poi ha deciso che la sua vera vocazione era unirsi al Cirque du Soleil e farsi appendere per aria a testa in giù. Il titolo della raccolta si scrive proprio così, con tre punti esclamativi, per non strafare. Comunque io l’altro giorno mi chiedevo: ma “Pink” si scriverà ancora “P!nk”? ¿E se c’è qualche spagnolo in ascolto, mi può confermare che nei paesi ispanofoni si scrive “P¡nk”? E soprattutto, ha ancora senso che si chiami Pink da quando ha smesso di tingersi i capelli di rosa?

Lista di cantanti il cui colore di capelli non mantiene le aspettative del nome: Pink, Blonde Redhead, Mario Biondi.

Lista di cantanti il cui colore di capelli mantiene le aspettative del nome: Blondie, Carla Bruni, Brunori Sas.

My Compact Diss: Ottobre (parte seconda)

Seconda manciata di uscite ottobrine. Sono in ritardissimo, ma ormai ci avete fatto l’abitudine, no?

Antony & The Johnsons
Swanlights
Rough Trade

Ho voluto aspettare un po’ per parlare di Swanlights perché, dopo la delusione del’EP estivo, volevo dedicargli un ascolto attento. “Thank You For Your Love”, pur essendo largamente inferiore alla discografia antoniana e al resto dell’album, era un’ottima introduzione ai toni di Swanlights e le novità che porta con sé. “Everything is new”, dice Antony nella prima traccia, e l’impressione è che, per la prima volta, sia sereno, a proprio agio con la sua storia personale e pronto a riconciliarsi col suo passato (non a caso, il video di “Thank You…”  era  un montaggio di filmati di un Antony adolescente, appena giunto a New York in cerca di fortuna). Purtroppo, però, come spesso accade, la serenità può nuocere all’artista: Swanlights è bello, ma non commuove né incanta come i precedenti.

Spiccano la parte centrale (soprattutto la title-track), e la traccia conclusiva, “Christina’s Farm”. La traccia 9 è una invece una collaborazione con Björk, che possiamo chiamare “arte” o “devo restituire un favore  a Antony, ma c’ho fretta e görgheggio a caso, tanto tutti penseranno che è arte”.

Ad ogni modo, si compra senza se e senza ma, e se vi piacciono le figure, c’è pure un’edizione speciale con una collezione di disegni, foto e scarabocchi dell’artista.

I Blåme Coco
The Constant
Island

Io ci stavo per cascare in pieno su questa qui. Sentite un po’ gli indizi e ditemi se non c’erano già le basi per una scuffia totale: la collaborazione con Robyn, tracce scritte e prodotte da Klas Åhlund e una valanga di remix di gente tipo Miike Snow e La Roux. Aveva inoltre quest’aurea di scandinavietà (sai com’è, con quella å nel nome d’arte) che invece non c’entra niente: è inglese, ma è nata a Pisa ed è figlia di Sting. [Inserire qui battuta sul fatto che possa essere stata concepita in una delle leggendarie maratone tantriche del cantante.]

Eppure questo The Constant [inserire qui battuta su Desmond] proprio non mi ha convinto. La creatività scarseggia, le doti vocali sono piuttosto modeste e le melodie si dimenticano in fretta. [Inserire qui frase per instillare il dubbio che sia raccomandata dal padre.] Lo riascolterò meglio, promesso, ma per ora a chi vogliamo dare la colpa? I, for one, blame Coco.

Velvet
Le Cose Cambiano
Cose Comuni

Secondo me, i Velvet sono bravi, e questa è un’opinione che probabilmente non leggerete su nessun altro blog musicale (il che fa pensare che un motivo ci sarà – non pensiamoci). Secondo me, dicevo, sono bravi e sono migliorati tantissimo negli ultimi anni. Forse erano bravi già dal secondo album, ma come fai a essere credibile dopo aver cantato cose come “Boyband”, che sarà stata anche ironica ma cristogesùsantissimo. Le Cose Cambiano è un greatest hits che riassume dieci anni di carriera attraverso vecchi successi riarrangiati durante un provvidenziale soggiorno a Casasonica. È un’ottima occasione per accorgersi che “Funzioni Primarie” era e resta un pezzone, che i brani sanremesi non erano poi malaccio e che “Confusion Is Best” con Beatrice Antolini è ancora vergognosamente ballabile. Tuttavia, non sborserò € 16,90 per questa raccolta e non chiederò certo a voi di fare altrimenti. Troviamo un compromesso: fatevi almeno un salto sul loro sito ufficiale perché, pur non essendo aggiornatissimo, merita dal punto di vista grafico, e se ne riparla al prossimo disco di inediti. La strada è quella giusta.

Apparat
DJ-Kicks
!K7

Parliamo del nuovo capitolo della storica serie DJ-Kicks (mamma mia, che sofisticati! Non temete, tra poco torniamo alla musica sciocca). Questa volta a curare la compilation c’è Apparat, DJ e produttore tedesco now with 50% more facial hair. Il buon Sascha è uno che passa con disinvolutra da Modeselektor ai Giardini di Mirò, da Ellen Allien a Gianna Nannini (no, sul serio, è nei credits di Grazie e ha remixato “Contaminata”: guardate qui come sono carini). In questa raccolta, mette insieme i suoi amici e artisti di riferimento: Thom Yorke, Four Tet, Burial, Joy Orbison e tante altre cose belle, se vi piace il genere. Abbiamo pure tre inediti, due di Apparat stesso e uno dei Telefon Tel Aviv, eccezionale duo di Chicago, ahinoi giunto al capolinea. Non vi dico di comprarlo a tutti costi, ma con questo fareste veramente un figurone.

Joe McElderry
Ambitions
Simco

Di Joe McElderry avevamo già parlato l’anno scorso, quando vinse la penultima edizione dell’X Factor britannico e mancò la vetta delle classifiche nella settimana natalizia a causa dei Rage Against The Machine. “Ambitions” è il suo secondo singolo e ha già fatto urlare a tutti “epperò sembra Mika!” perché se canti un po’ in falsetto e fai un video colorato, questa è la reazione che devi aspettarti. Il ragazzo è giovanissimo e ha la personalità e il carisma di una ciabatta. Più specificatamente,  mi ricorda quelle ciabattine che ti danno in omaggio quando fai un viaggio in aereo. La canzone è in realtà una cover degli sconosciuti norvegesi Donkeyboy e sarebbe anche decente, ma non ve la linko. Vi faccio vedere il video dell’originale perché è fenomenale:

My Compact Diss: Ottobre (parte prima)

Ottobre sarà un mese bellissimo per i fan della musica brutta! Allacciate le cinture e preparate la sick bag.

Robbie Williams
In and Out of Consciousness
EMI

Robbie Williams è un’ottima popstar, bisogna ammetterlo. E se la stampa non fosse così impegnata a urlargli “sei drogato!” o “sei pazzo!” o “sei [inserire prefisso a caso]sessuale!” a seconda delle stagioni, forse sarebbe più facile accorgersi dei suoi meriti musicali. Chiariamoci, è quasi certo che Robbie sia un idiota – e forse anche un drogato pazzo [inserire prefisso a caso]sessuale – ma se dovessimo eliminare tutte le note di colore dal mondo della musica popolare, rimarremmo soli in una stanza buia con Biagio Antonacci.

In and Out of Consciousness è il (bellissimo) titolo del nuovo greatest hits del cantante. Non che se ne sentisse la necessità, dato che ne uscì uno nel 2004 e, a giudicare dalle posizioni raggiunte dallo stesso nelle classifiche internazionali, siamo rimasti in pochi a non averlo comprato. Però, qui si parla di vent’anni di carriera e di reunion coi Take That, quindi meglio incassare due quattrini adesso ché questo è drogato pazzo e [inserire prefisso a caso]sessuale e non si sa mai cosa tirerà fuori.

Nel doppio album ci sono due (mediocri) inediti firmati da Gary Barlow, tra cui “Shame”, che ha fatto parlare di sé perché nel video sembra che a un certo punto tireranno fuori i rispettivi pifferi per suonarsi un do di prima ottava. Il resto del repertorio è presentato in ordine anticronologico e si divide tra canzoni belle (su tutte, “No Regrets”, “Kids” e “Come Undone”) e canzoni che hanno frantumato la minchia (“Angels”, “Feel”, “She’s The One” – quest’ultima soprattutto se avete visto Come Dio Comanda). Comunque no, non credo valga la pena comprare un album pieno di classici da karaoke, volevo solo spendere due buone parole per Robbie perché rientra di diritto nella categoria non ti darò mai un soldo, ma se passano in radio un tuo pezzo, non cambio stazione.

Kings of Leon
Come Around Sundown
RCA

I Kings of Leon, ovvero la band più sopravvalutata del pianeta. Prima c’avevano i capelli lunghi, poi se li sono tagliati e gli è andato il sesso a fuoco (“aaah, siiiì, così, Grisù!”). Di questo nuovo album non volevo sapere né ascoltare niente, ma poi mi è capitato sott’occhio il primo singolo, “Radioactive”, che è come se avessero ripreso quel video degli Weezer sostituendo gli animali coccolosi con dei bambini poveri. Il risultato è una campagna umanitaria firmata dalla Replay. Basta, per carità di Dio.

Passiamo alle belle notizie: durante un concerto estivo dei Kings of Leon, dei provvidenziali piccioni hanno iniziato a cagare in bocca al bassista.

Shakira
Sale El Sol
Sony

A nemmeno un anno di distanza da Loba/She Wolf e dopo aver sparso letame sonoro sull’intera estate con “Waka Waka”, Shakira pubblica un nuovo album e lo fa tutto in spagnolo. YAWN. Il primo singolo si chiama “Loca”, quello dell’anno scorso si chiamava “Loba”, se siamo fortunati, l’anno prossimo fa una canzone sulla fotografia vintage e la chiama “Loma”. (Chiedo perdono.)

Che poi, “Loba”/“She Wolf” era un singolo molto coraggioso e francamente strano che dopo un centinaio di ascolti finiva anche per convincere (soprattutto dopo averlo gustato nella versione degli Hot Chip). Invece, “Loca” è irrimediabilmente brutta e gli inserti rappati di Dizzee Rascal riescono perfino a peggiorare la situazione.

Shakira, nel tuo caso, un annetto sabbatico in cui mettere a riposo l’ugola e il bacino avrebbe fatto bene.

Tinie Tempah
Disc-overy
EMI

Sei nero? Sei tamarro? C’hai un pezzo di autotune incastrato in gola? Questo è il tuo anno, eccoti un contratto: ora raccontaci in musica che ti piace fare casino nei club e che hai una passione per le cubiste dai culi ben torniti. Tinie Tempah è un Dizzee Rascal for dummies che strizza l’occhio al filone rap+eurodance. A chi vogliamo dare la colpa? A will.i.am? A Usher? Al declino dell’impero culturale occidentale? E vogliamo parlare del titolo dell’album, scopiazzato ai Daft Punk con qualche secolo di ritardo e l’aggiunta di un trattino? Fastidio e ribrezzo.

Mambassa
Lonelyplanet
EMI

Non sono affatto convinto che sia un album da comprare, ma dato che questo mese sono stato poco generoso, concediamoci il beneficio del dubbio investendo su un album italiano. Dopo cinque anni di assenza, i Mambassa sono tornati con un singolo ad aprile e, volendo fidarsi degli scrobbling di last.fm, sono in pochi ad essersene accorti. Il brano si chiamava “Casting” e, pur non distaccandosi troppo dai lavori del passato, forse mancava dell’incisività di vecchi singoli come “Il Cronista” e “Canzone d’Odio” (quella “portata al successo” da Syria LOL NOT). “Casting” era anche accompagnato dal primo video brutto della storia dei Mambassa, ma presumo sia quello che succede quando si passa  da Lorenzo Vignolo (sempre sia lodato) a Lucio Pellegrini e si concede un cameo a Martina Stella.

Lonelyplanet esce il 5 ottobre, anticipato dal nuovo singolo “Nostalgia del Futuro”. Sarà sempre la stessa roba, ma a me piace e in nome della nostalgia me lo compro.