My Compact Diss: Maggio (parte seconda)

Patrick Wolf, LupercaliaHideout/Mercury
Dopo l’avventura con la Polydor finita non proprio benissimo, Patrick Wolf ha più volte minacciato di lasciare l’industria musicale. Poi si è fatto finanziare il quarto album dai fan con Bandstocks ed ora è tornato ad una major. Roba da prenderlo a schiaffi, ma preferisco giudicarlo per il suo incredibile talento che per le sue scenate teatrali.

Lupercalia è il quinto album del cantautore inglese, che ha cambiato concept e data di uscita una ventina di volte. E se il fattore sorpresa ormai ce lo siamo giocato ascoltando praticamente tutte le nuove tracce dal vivo su YouTube, il fattore hype resta perché questo sarà il suo album definitivo. Come suggeriscono i bellissimi singoli “Time of My Life” e “The City”, Patrick ha finalmente trovato l’equilibrio sonoro tra le seguenti attività: suonare un’arpa sull’orlo di una scogliera della Cornovaglia; mettere a ferro e fuoco una discoteca con Alec Empire; trotterellare a piedi nudi per la foresta di Sherwood. Il tutto passa attraverso un filtro chiamato pop, con originalità e, come continua a ripetere in ogni intervista, vera serenità. Sarà il disco dell’estate e non voglio sentire ragioni.

Matthew Morrison, Matthew MorrisonMercury
Glee, ovvero la pluripremiata serie che risponde alla domanda “Che effetto fa trovarsi nel cervello di Luca Tommassini?”, ha iniziato a estendere i suoi pericolosi tentacoli fuori dalla televisione molto tempo fa. Ma qui si esagera. Mr Schuester è il primo membro del cast ad avere diritto a un album tutto suo. (Del resto, gli altri sono giovani, hanno ancora tempo… Lui deve sbrigarsi a diventare una popstar o finirà a fare le ragnatele come comparsa in una produzione dei Misérables di una sagrestia del Minnesota.) Quale migliore occasione per incidere “Somewhere over the Rainbow” in duetto con Gwyneth Paltrow? Volevo ascoltarlo, ma ho preferito annusare un panno intinto nel cloroformio.

Lady Gaga, Born This Way, Interscope
È diventato impossibile parlare di Lady Gaga offrendo punti di vista minimamente originali – e  ciò che avevo da dire, l’ho detto all’uscita di “Born This Way”. Ma so che volete sapere anche la mia opinione su “Judas” perché  leggo nelle vostre menti, i.e., leggo le chiavi di ricerca: negli ultimi tempi, in molti hanno googolato “pop topoi judas”, quindi…

“Judas” riprende gli aspetti vincenti di “Bad Romance” dal punto di vista strutturale (le strofe cupe e deliranti, il ritornello più sciocco, gli intermezzi robotici e sillabati, il middle eight riassuntivo che esplode) e tematico (per riassumere: l’amore fa male). Non ci si può aspettare che Lady Gaga reinventi da capo il pop con ogni singolo, e qui gioca in un territorio familiare: è drammatica, è aggressiva, è ballabile. E se non portasse la sua firma, l’unica radio a trasmetterla sarebbe Industrial Bavaria FM.

E questo è quello che penso di “Judas”, il buon secondo singolo di un album comprabile.

Ora volete sapere cosa penso della copertina? Penso che talvolta un artista abbia bisogno di lavorare con gente che può dirgli: “ehm, NO”. E questa copertina conferma che Lady Gaga è diventata troppo colossale per ascoltare le opinioni altrui. Se questo si trasformerà nella sua fortuna o nell’inizio della sua fine è ancora tutto da capire.

Depeche Mode, Remixes 2: 81-11, Mute
Una nuova raccolta di remix dei Depeche Mode! Yawn! Secondo me, Dave & co. ci provano gusto a sentire tutte le loro canzoni rimaneggiate da mandrie di DJ: è come se volessero provare che, comunque le giri, non avranno mai la potenza dell’arrangiamento originale. Qualche remix interessante c’è (“John The Revelator” ricostruita dagli UNKLE, l’inedita “Personal Jesus” di Alex Metric), ma nella maggior parte dei casi, è meglio tenersi i classici nelle versioni che già conosciamo e amiamo.

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The Lonely Island, Turtleneck & ChainUniversal Republic
Turteneck & Chain è il secondo album del gruppo comico The Lonely Island. E, se amate i lulz, ricorderete alcuni dei loro eccezionali sketch musicali dal Saturday Night Live quali “I Just Had Sex”. Il prossimo singolo si chiama “Motherlover” ed è cantato con Justin Timberlake (loro amico dai tempi di “Dick in a Box”), ma nel disco troverete anche Rihanna, Snoop Dogg, Santigold e BECK. Dimmi niente. Tuttavia, senza corredo video, i pezzi non sono certo altrettanto esilaranti. Bella storia, ma dato che esiste YouTube, non vedo l’utilità dell’album.

My Compact Diss: Maggio (parte prima)

Se “nelle notti di maggio non può bastare la voce di una canzone per lasciarsi andare”, avete provato a sciogliere il Roipnol nella sua bibita? (Questa storia che tutte le volte nell’introduzione cito un brano per il mese che porta nel titolo sta raggiungendo picchi di assurdità troppo alti anche per i miei standard. Vi prego, fermatemi.)

Moby
Destroyed
Little Idiot

Che strano fenomeno è Moby. Praticamente impossibile da classificare, e sempre un po’ in disparte. Eppure gli dobbiamo tanto. È stato tra i primi a concepire il video virale (ancor prima che esistesse questa definizione) e a interagire attivamente coi fan creando una solidissima community online. Ha trovato un perfetto equilibrio tra arte e commercialità senza mai suscitare il dubbio del sellout: Play è nel Guinness dei Primati perché è uno dei pochi album della storia in cui ogni traccia è stata usata per scopi commerciali, e se oggi siamo qui a parlare del decimo disco di Moby, probabilmente è perché le royalties di qualche spot di automobili gli permettono di fare ancora il musicista sbattendosene delle classifiche. Bene così, perché Moby è uno degli artisti più interessanti e sottovalutati in circolazione. (E poi un giorno vi scrivo un saggio lunghissimo sul perché Play è uno degli album più importanti del millennio.)

Destroyed, da quello che abbiamo capito ascoltando l’EP di “Be The One”, riproporrà la formula canzoni struggenti/pezzi ambient. Cosa chiedere di più. Il nuovo singolo “The Day” è una delle canzoni più belle della sua discografia (non è proprio nuova, dato che l’ha scritta l’anno scorso per la malvagia Mylène Farmer, la donna più potente dello showbiz francofono nonché scopritrice di Alizée!) e non escludo che troveremo tantissime altre perle.  Perle che passeranno, ahimè, inosservate, ma qui Moby lo si promuove a pieni voti – sempre.

Kate Bush
Director’s Cut
Fish People/EMI

Un nuovo album di Kate Bush che non è propriamente un nuovo album di Kate Bush, ma è comunque un nuovo album di Kate Bush, e noi prendiamo tutto quello che fa Kate Bush senza battere ciglio. Kate Bush può dire: “magari un album nuovo nuovo no, facciamo che riarrangio pezzi di due album vecchi?” Fa’ pure, Kate Bush, è un’ottima occasione per chi (come me) ti ha scoperto un po’ in ritardo e per chi ti scoprì tanto tempo fa e vuole crogiolarsi un po’ nella nostalgia di The Red Shoes e Sensual World. La rivisitazione “Deeper Understanding” è il primo singolo e il testo è la prova che Kate Bush viene dal futuro. Nel 1989, Internet praticamente non esisteva e lei già ne cantava, parlando di vita virtuale come rimedio alla solitudine.

Ci sarà anche un video con Noel Fielding e la collaborazione capita a fagiolo. Perché? Perché Noel Fielding è quell’essere umano meraviglioso che va in diretta televisiva ballando come nel video di “Wuthering Heights”. Che essere umano meraviglioso.

Syria
Scrivere al futuro
Sony

Cara Syria, quasi due anni fa, all’alba dell’era Airys. ho scritto un post cattivissimo su di te. Statistiche alla mano, è ancora il post più letto, cliccato e linkato dalla nascita di questo blog. Un po’ ti devo ringraziare, perché in molti hanno iniziato a leggermi in quel momento e in molti mi associano ancora a quel post: ogni volta che apri bocca o appari in televisione, qualcuno manda un tweet per avvisarmi. Oggi un attacco così bastardo alla persona più che all’artista non lo scriverei, perché sono sempre minuscolo, ma qualche responsabilità in più sento di averla. E il mio terapista mi ripete sempre: “NON FARE L’HATER”.

Quel post del 2009 ebbe successo per due ragioni: faceva ridere e faceva centro. Il tuo ennesimo riciclaggio da riflessiva artista indie a aggressiva hipster tutta party esclusivi era facile da massacrare e l’ho fatto. Non ho nulla contro un’evoluzione di stile e, anzi, sono sempre il primo a premiare l’eclettismo in musica – e le critiche non erano nemmeno particolarmente rivolte alla musica, dato che Vivo Amo Esco è meglio della maggior parte delle produzioni italiane in classifica. È che il tuo cambio di rotta puzzava proprio di marketing spicciolo. Le foto tette all’aria à la Terry Richardson chiudevano il cerchio.

Alcuni artisti possono permetterselo, tu no. Ma nel nuovo disco (di cui ho ascoltato il singolo “Sbalzo di colore”) mi pare di capire che torni a fare quello che ti riesce meglio: indiepop spensierato. E funziona. Non fa per me, non lo consiglierò, ma funziona. Maggioni e Moroldo sono bravi e hanno capito qual è la direzione gusta.

tl; dr: Redenzione: what up with that?