Tanto non li compra più nessuno #2: l’album a spagamento

Nel 2005, Lisa Scott-Lee fu la protagonista di un reality di MTV UK (Totally Scott-Lee) costruito su una curiosa premessa: la cantante veniva seguita dalle telecamere durante tutte le fasi di promozione di un singolo e, se al termine della campagna non avesse raggiunto la top 10 britannica, si sarebbe dovuta ritirare per sempre dalla musica. Lisa Scott-Lee veniva dagli Steps, gruppo tanto becero quanto innocuo che a fine anni ’90 aveva venduto 20 milioni di copie, e si sorprendeva di quanto fosse diventato difficile fare quei numeri nel 2005. Era su tutti i tabloid, partecipava a tutte le trasmissioni televisive, aveva un reality campione d’ascolti per un canale satellitare eppure “nessuno” voleva più comprare la sua musica. Il singolo in questione, “Electric”, si piazzò alla tredicesima posizione avendo venduto, solo nella prima settimana, 8000 copie; Lisa Scott-Lee perse la scommessa e fece finta di ritirarsi. Il momento più interessante di quel trascurabile reality, però, fu la scena in cui la cantante, candidamente, si recava nei negozi di dischi col suo agente per comprare svariate copie del suo stesso singolo – una pratica diffusa, legale, ma che forse mai era stata (o sarà) ripresa da una telecamera.

La settimana scorsa, un altro solista con precedenti multi-platino nei ’90, Ronan Keating, ha pubblicato un nuovo album. La notizia, per così dire, è che nelle midweek (ovvero le classifiche provvisorie di metà settimana) risultava dodicesimo nella sua natia Irlanda, avendo venduto 181 copie. Centottantuno. Il cantante si è subito difeso dicendo che i suoi connazionali non comprano dischi, che non avevano calcolato i download, che il gruppo che avrebbe poi conquistato la vetta (Two Door Cinema Club) aveva venduto solo 700 copie. Senza essere geni della matematica, possiamo calcolare quanti soldi servano a mandare un artista in top 10 in Irlanda. 2000 euro? Anche meno. Forse per noncuranza o eccesso di sicurezza o fair play, la casa discografica non ha investito quella cifra per spedire mandrie di stagisti a comprare più copie possibili e falsare la classifica. E, senza volerlo, hanno fatto la scelta giusta: il flop è diventato una notizia; Ronan Keating è finito su tutti i tabloid, siti di intrattenimento e canali radio; l’album è andato in top 5 nell’isola accanto, quella dove la Guinness è meno buona, ma il mercato conta di più.

Mercoledì prossimo un gruppo italiano, The Perris, pubblicherà un album in download a “spagamento”.

Cos’è un album a spagamento?
È un album che ti paga per essere ascoltato. Dal 19 settembre compila il form con i tuoi dati, scarica il disco e sarai pagato con un buono da 10€ da spendere su iTunes o Amazon.
Solo per un numero limitato di download, fino ad esaurimento delle risorse (economiche).

Forse sono i primi a usare questo modello e solo nei prossimi giorni scopriremo bene come funziona (pensa se è una bufala o se, una volta compilato il form, si scarica un virus che ti fa esplodere il computer mentre appare una scritta a tutto schermo che dice: “fanculo, la musica si paga!”), ma se ne sta parlando molto. Ne parlano i blog, ne parlano Repubblica e perfino El País, e parlandone si fa il loro gioco, si reagisce a una provocazione.

10 euro è una cifra sostanziosa perché è il valore dell’album stesso. Non è la calcolatrice omaggio nel fustino del Dash: si dà al non-acquirente un bel premio da investire poi in altra musica su un’altra piattaforma. Per l’ascoltatore, questo passaggio in più (scarico un album e magari lo sento scegliendone un altro in omaggio) potrebbe rivelarsi più coinvolgente rispetto all’ormai tradizionale, impigrito passaggio su Soundcloud. Per il management, investire in un’iniziativa del genere (perlomeno se si è i primi a farlo) è sicuramente più efficace che spendere gli stessi soldi per girare un video a basso budget che raccoglie qualche migliaio di visite o preparare banner su cui nessuno cliccherà mai. Non è l’ultima frontiera del sellout: è l’ammissione che vendere dischi, a meno che non ti chiami Adele, non genera più profitto. Un prodotto che genera buzz, invece, potrà generare profitto in futuro. Chissà. Forse centinaia di album a spagamento dei The Perris rimarranno zippati nelle loro cartelle mentre gli spaganti si scaricano Rihanna gratis; forse è una rivoluzione. Per ora, l’unica cosa di cui siamo certi è che il gruppo ha avuto un’idea di marketing che non è immorale, non è illegale, non è sbagliata, non danneggia nessuno e ha la capacità di smuovere le acque. Scusate se è poco.

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