The Road to Salame: Litfiba vs. Gigi D’Alessio

E siamo finalmente giunti all’ultimo scontro di questa edizione. Firenze contro Napoli, capelloni contro pelati, rocker contro neomelodici. Come sempre, leggete le motivazioni dell’Academy qui sotto, votate quante volte volete e non dimenticate di partecipare agli exit poll cliccando sui bottoni di Twitter.

[SONDAGGIO CHIUSO]

Sono passati quasi dieci anni da quando Elio implorava “Litfiba tornate insieme”. Chi avrebbe mai detto che quel morboso desiderio potesse avverarsi. Quanto eravamo ingenui. Dopo l’ufficializzazione della reunion nel 2009, un grande vuoto nella musica italiana è stato colmato a inizio 2012 col  nuovo album di inediti di Piero e Ghigo. È come se non se ne fossero mai andati, è tutto lì: occhiali da sole e petti villosi, schitarrate e gruppi vocalici che ingannano qualsiasi trascrizione fonetica. E come se non bastasse, abbiamo una copertina ispirata all’arte messicana perché, ci ricorda Pelù, “il 2012 è l’anno dei Maya”, e iniziative extra-musicali sponsorizzate dalla CGIL (15 cassintegrati entrano gratis a ogni concerto del gruppo, no, dico 15!) Icone di loro stessi, ologrammi degli anni ’90 a piede libero, più Litfiba che mai.

Il primo singolo, “Lo squalo”, raccoglie tutto ciò che ci siamo persi in un decennio di tori lochi. Pelù lo definisce un singolo “pesante” e “spiazzante”. E, in effetti, strofe come “lo squalo sono me”, almeno dal punto di vista sintattico, spiazzano. Dovrebbe essere una critica al consumismo, a chi “consuma chi consuma”, ma l’approccio dadaista di Pelù distrae dallo scopo e i contenuti: impossibile non innamorarsi di rime come “mangio tutto l’ ingranaggio / perché sono l’opportunista a medio e lungo raggio”. Lo squalo sono MEH!

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Come si fa a non amare Giggi. Ha la fanbase più LOLWUT del mondo e quest’anno ha portato la discodance a Sanremo (la sua esibizione in playback con Bertè, Fargetta e decine di zarri danzanti è stata, di fatto, il nostro Super Bowl). Oggi, però, non lo nominiamo per “Respirare”. Il brano che INSPIEGABILMENTE non è ancora stato estratto come singolo per diventare il tormentone dell’estate è “Me duele la cabeza”. Per supportare questo capolavoro e averlo nella shortlist, pensate, abbiamo addirittura modificato il rigidissimo regolamento del Premio Salame: “Me duele la cabeza” non è in italiano, ma a volte l’Arte trascende le barriere linguistiche.

Il brano colpisce immediatamente l’ascoltatore per la sua completezza: tastierone anni ’90, fiati, atmosfere latine, rap e la voce di Giggi che (per la prima volta?) flirta con l’autotune. Ci sono tutti gli ingredienti per trasformare il cratere del Vesuvio in una dancefloor rovente e compiervi sacrifici umani in uno stato di trance. Ma non dimentichiamoci del testo, che è poi il motivo per cui “Me duele la cabeza” si è conquistata una nomination. Giggi non è estraneo al pastiche linguistico: come nell’indimenticabile “cuando esta noche tramonta el sol, mon amour, mon amour”, anche qui abbiamo un incontro-scontro tra francese e spagnolo. Il francese è rappresentato da un rapper (azzarderei nordafricano, ma l’internet non mi offre maggiori informazioni), mentre Giggi tira fuori la sua anima latina in versi di apprezzamento per una ragazza dalla “piel morena”: “si te acercas / me vienen mil ideas / me desbaratas”. Oh, Gigiño, ¡NOS VUELVE LOCOS!

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