The Road to Salame: Emma vs. Modà

La seconda semifinale è interamente dedicata a Kekko Silvestre. Lo vediamo qui scontrarsi contro se stesso grazie alle sue opere “Non è l’inferno” per Emma e “Come un pittore” per Modà e Jarabedepalo. (Da quand’è che “Jarabe De Palo” si scrive tutto attaccato? Dal 2008, perché l’etichetta precedente ha i diritti sul nome.)

Come al solito, potete votare subito oppure farvi un tè e meditare su quale sia la scelta più appropriata leggendo le motivazioni dell’Academy.

[SONDAGGIO CHIUSO]

Era chiaro fin da subito che Emma avrebbe vinto il Festival. L’avrebbe vinto con una canzone bella, una canzone brutta o una canzone d’amore a caso. L’ha vinto con una canzone “impegnata” perché, dopo tante parole e senonoraquando, Compagna Marrone si è fatta scrivere qualcosa di più sostenuto dei soliti “calore/calore”, “pelle/stelle”, “amore/sapore”. Sarebbe anche un intento apprezzabile: di canzoni sulla crisi attuale, non se ne cantano; e lei e Bersani quest’anno sono stati gli unici a parlare dell’Italia di oggi al Festival (solo che Bersani ha usato una metafora assurda e non ci ha messo abbastanza drammaticità).

Il testo di “Non è l’inferno” ci racconta di un signore che ha fatto due guerre e ora non arriva a fine mese, mentre suo figlio ha trent’anni e non ha i soldi per sposarsi. Un attimo. Se il signore ha fatto “due guerre senza garanzia di ritornare”, vuol dire che, come minimo, è un ragazzo del ’99, e quindi ora ha 113 anni. E se ha un figlio di 30, vuol dire che è diventato padre a 83. Complimenti, signore!

Al di là della plausibilità storica del testo, che i televotanti defilippini magari non hanno avuto tempo di verificare, resta un dilemma anche nel ritornello. Se la situazione è così tragica, perché “non è l’inferno”? Ricordo che se l’è chiesto anche Luzzatto Fegiz a un’Arena di Giletti e Emma gli ha risposto che l’inferno, cioè, è la guerra, cioè.

(Era la stessa puntata dell’Arena in cui Giletti elogiava Emma perché, durante il Festival, si è andata a comprare le bottigliette d’acqua al supermercato anziché bere quelle carissime del frigobar dell’albergo.)

Quindi il messaggio è positivo? Fa tutto schifo, ma c’è di peggio? Il protagonista è ancora speranzoso e non vuole ammazzarsi? Boh. “Non comprendo com’è possibile pensare che sia più facile morire” e nel dubbio ci aggiungerei un’altra subordinata.

E se la morale, per quanto confusa, poteva avere i suoi pregi, Kekko Paroliere ha riabbassato immediatamente il livello: la domenica mattina dopo il Festival, ha scritto una nota su Facebook lamentandosi di non aver ricevuto uno squillo di ringraziamento dalla cantante. Wow, Kekko. Questo che è l’inferno.

Clicca qui per dire al mondo (i.e., Twitter) che hai votato Emma:

Ehi, ma questa canzone non era già stata nominata l’anno scorso? Sì, e si è pure classificata seconda. Nel 2011, però, non era ancora stata estratta come singolo, era un piacere per pochi intimi. La recente ripubblicazione del pezzo, impreziosito da una grande collaborazione internazionale, ci ha permesso di apprezzarne nuovamente la profondità.

Come Sangiorgi in “Sing-hiozzo”, Kekko dei Modà ci racconta con dovizia di particolari i suoi problemi di comunicazione, ma lui ha trovato un rimedio! Come un pittore, disegnerà ciò che prova per la sua amata, abbinando colori a emozioni, in un tripudio di similitudini e sinestesie ispiratissime. Che bella idea! Sentiamo.

“Azzurro come te, come il cielo il mare.” OK, carino, magari un po’ banale… Vogliamo continuare?
“Giallo come luce del sole.” Sì, ecco, questa sarebbe scontata anche alle elementari. Proviamo col verde?
“L’erba verde come la speranza.” Mi fai parlare con la tua maestra?
“Adesso un po’ di blu come la notte.”

Kekko, mi è venuta un’idea per il marrone e non sto parlando di Emma.

Clicca qui per dire al mondo (i.e., Twitter) che hai votato Modà:

 

Share:
Share

  • http://gerundiopresente.wordpress.com Gardy

    Sostengo la canzone che parla della CRISI.
    Urlandola, ‘sta crisi. Che abbiamo crisi dentro.

    Mia nonna poi suggerisce che una brava figliola che va a comprare l’acqua al super per non dargli la soddisfazione, a quelli dell’albergo, va votata A PRESCINDERE.

  • http://giandonando.blogspot.com polly.gianda@gmail.com

    Voto Emma perché le motivazioni sulla canzone di Kekko con Jarabedepalo le trovo un po’ deboli.
    E poi, in fondo, quella di Emma – come hai fatto notare tu – è una canzone sulla fertilità perenne, sulla vita, nonostante gli anni e le guerre.
    E’ una canzone che infonde la speranza di cui abbiamo bisogno in codesti tempi di crisi.

  • Holden

    E’ l’anno di Emma, si merita tutti i riconoscimenti possibili.
    Tutto sommato la canzone dei Modà all’orecchio è molto meno spiacevole e suona quasi britpop in salsa Daniele Groff

  • http://questoblognoneunalbergo.blogspot.it/ TheNesT

    Voto Emma perché mi fido di lei. E non ho alcuna intenzione di ascoltare nessuna delle canzoni alle 08.39 di mattina, e di rimetterci la colazione.

  • http://twitter.com/Riga Valentina (@Riga)

    Come un pittore è la canzone più brutta che si sia mai cantata sinora. Non scherziamo.

  • http://listn.to/novadeaf Federico

    Kekko fa schifo in ogni sua espressione, anche quando dice “pronto” al telefono. Però lo schifo diventa fastidio estremo quando si aggiungono in rapida successione la faccia di marmo di Emma, il successone al Festival e soprattutto il presunto IMPEGNO (“no, perchè pur essendo un cantante di successo, pieno di soldi e fortuna non dimentico il mio paese, e continuo a parlare della realtà che mi circonda”). Quindi voto per “L’inferno (non è)”