Björk Vika: i 7 migliori remix

La scelta di remix di Björk è a dir poco sconfinata, ma stilare la classifica dei migliori sette non è stato difficile.  Le versioni alternative che l’artista ha accumulato durante gli anni si dividono infatti in due categorie principali: estenuanti tamarrate di 9 minuti e follie ai limiti dell’inascoltabilità. Alla base di questi disastri sonori ci sono diverse ragioni. Innanzitutto, il cantato di Björk spesso segue logiche tutte sue e incastrarlo in un numero di BPM definito è impresa ardua. E poi, soprattutto negli anni ’90, sembra semplicemente che l’etichetta ne commissionasse troppi e con poca cura, nella disperata ricerca di filler per le numerose versioni dei singoli che venivano pubblicate.

Nonostante i grandi nomi chiamati a rielaborare i pezzi (Underworld, Beastie Boys, Beck, Moby, Alec Empire, Matthew Herbert, Mark Patton), sono pochi i remixer ad aver colto nel segno producendo qualcosa di originale e soprattutto ascoltabile. Con qualche riserva, ecco la playlist più qualche nota esplicativa dopo il salto.

7. “Army of Me (Army of Klaus remix by Patrick Wolf)”
Army of Me: Remixes and Covers, 2005

Nel 2005, si poteva ancora parlare di Patrick Wolf usando le parole “ragazzino prodigio”. Patrick dice di essere stato “posseduto da Klaus Nomi” durante la produzione e di aver incluso sample registrati a un concerto di Björk, quando era un insospettabile spettatore. Il pezzo, con altri 16 remix spediti dai fan, finì nell’album di beneficenza per le vittime dello tsunami nel Sud-est asiatico. Pitchfork mostrò poca solidarietà e disse: “3.8“.

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6. “Dull Flame of Desire (Modeselektor remix for Girls)”
Dull Flame of Desire, 2007

Che la voce di Antony si sposi perfettamente coi dancefloor malinconici lo sapevamo. Che  i Modeselektor sapessero farci ballare anche. Un remix senza tanti fronzoli che fa il suo dovere.

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5. “Who Is It (Vitalic remix)”

Questa divertente rielaborazione electropop doveva essere una b-side di “Where Is the Line”, ma non fu mai pubblicata. Alcune imperfezioni nella sincronizzazione della voce lasciano intendere che non è un lavoro finito, ma funziona a meraviglia.

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4. “Oceania (Radio mix feat. Kelis)”
Who Is It, 2004

YouTube Preview Image

Questa traccia non compare nella playlist qua sopra perché Soundcloud non me la lascia caricare (peraltro dandomi del criminale). Peccato perché è un duetto molto interessante. Ma come si saranno incontrate Björk e Kelis, vi chiederete. Ebbene, c’è un aneddoto gustosissimo. Le due avevano i camerini confinanti a uno show e Björk stava ascoltando Peaches, ma aveva il CD rovinato, così Kelis le ha regalato il suo e si sono scambiate i numeri di telefono. Viene confermata la mia teoria secondo la quale Peaches è ascoltata e rispettata solo nello showbiz.

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3. “It’s in Our Hands (Soft Pink Truth remix)”
It’s in Our Hands, 2002

Uno dei momenti più inavvertitamente pop di Björk degli ultimi dieci anni: Soft Pink Truth (ovvero Drew Daniel, ovvero mezzo Matmos) mette “It’s in Our Hands” dentro un flipper e poi gli dà fuoco. La canzone veniva eseguita in questa versione anche dal vivo durante il Greatest Hits Tour, abbinata alle spiritose proiezioni di Lynn Fox.

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2. “Army of Me (feat. Skunk Anansie)”
Army of Me, 1995

Ho già parlato ieri di questo potentissimo remix di “Army of Me”. Questa è la versione in studio senza Skin, ma nel reparto urla e strilli, Björk non ha proprio bisogno di aiuto.

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1. “Big Time Sensuality (Plaid remix)”
Possibly Maybe, 1996

Non sono un grande fan di quell’esplosione di dance anni ’90 che è “Big Time Sensuality”. La vera “Sensualità con la S maiuscola” la ottengono i Plaid abbassando i BPM e spogliandola di tutti i rumorosi elementi dell’originale.

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PS: Qualcuno ha per caso detto Telegram? No? Bene.

  • Axie

    Telegram ha segnato la mia adolescenza. <3