Il suono dell’11 settembre

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Per il secondo anniversario dell’11 settembre, MTV Italia e Saatchi & Saatchi crearono una campagna memorabile e riuscitissima fermando la musica per 1 minuto e 11 secondi.

Ovviamente la musica non si fermò con l’11 settembre, per quanto, nei giorni successivi all’attacco, il gigante della radiofonia americana Clear Channel distribuì alle sue 1.200 emittenti una lista di 165 canzoni da non trasmettere. Non è ancora ben chiaro quanto fosse ufficiale questa lista né se costituisse un divieto o solo un consiglio, ma se ne parlò molto. Era un momento in cui chi si occupava d’intrattenimento sentiva la pressione di non poter intrattenere, e in cui ogni altra notizia sembrava frivola e inopportuna. Quella surreale lista di canzoni pop vietate dalle radio diede materiale a chi non scriveva di cronaca, ma voleva/doveva infilare l’11 settembre in un articolo. Un po’ come sto facendo io adesso.

Il memo dei 165 pezzi banditi vale la pena ripassarlo. Includeva testi o titoli in cui si parlava di volo (“Learn to Fly”, Foo Fighters), aeroplani (“Aeroplane”, RHCP), razzi (“Rocket Man”, Elton John), catastrofi e incendi anche se metaforici (“Disco Inferno”, The Trammps) ed eventi sanguinosi del tutto scollegati (“Sunday Bloody Sunday”, U2).

E “Walk Like An Egyptian” delle Bangles.

C’è sempre qualcuno che potrebbe offendersi e chi si offende perché qualcuno ha pensato che qualcun altro sia così stupido da potersi offendere. Con una pressione del genere, gli artisti sono stati molto cauti nei loro omaggi all’11 settembre. Pur trattandosi dell’evento più importante della storia contemporanea, è difficile nominare anche solo una manciata di canzoni sul tema. Escludendo i prevedibili tributi per beneficenza e l’imbarazzante retorica di alcuni esempi di country patriottico, sono relativamente in pochi a averne scritto in maniera esplicita. L’allarme sell-out è dietro l’angolo – e non c’è peggior accusa di sfruttare una tragedia per vendere compact disc.

Tra i rari esempi degni di nota figurano: la struggente ma piuttosto astratta “Harbour” di Moby con Sinéad O’Connor; “Hunting for Witches” dei Bloc Party (sebbene sia arrivata nel 2007 e parli soprattutto degli attachi di Londra e l’atteggiamento dei media); la ritardataria lettera aperta dei Beastie Boys; l’inevitabile omaggio springsteeniano di “The Rising”; “911”, violenta e confusa reazione a caldo registrata il 12 settembre 2001 da Gorillaz e D12.

Decisamente più complesse le riflessioni sull’identità americana in due album agli antipodi: Scarlet’s Walk (2002), l’estenuante viaggio di Tori Amos alla scoperta delle radici del Paese, e American Life (2003), l’album più politico e sottovalutato di Madonna che, abbandonata ogni speranza di poter dire qualcosa di serio senza essere presa a sassate, dovette poi risollevare la promozione del disco con due baci saffici.

E infine, lo strano caso di uno sconosciuto chiamato Ryan Adams, il cui singolo d’esordio diventò uno degli inni per eccellenza in maniera del tutto involontaria. Il video di “New York, New York”, uscito con strano tempismo il giorno degli attacchi, era da intendersi come un omaggio a Friends, riprendendo la skyline della città come nella sigla della serie. I discografici decisero di non ritirarlo e diventò la canzone perfetta per tutti i canali che non sapevano più cosa programmare senza paranoie.

Esattamente dieci anni fa, una cantante inglese bloccata a Washington riceveva una telefonata. Mentre guardava il Pentagono in fiamme dalla finestra di una camera d’albergo, le annunciarono che aveva vinto il premio musicale più prestigioso del Regno Unito per un suo album, Stories from the City, Stories from the Sea. Martedì scorso, quel premio, PJ Harvey l’ha vinto per la seconda volta con Let England Shake, un album di guerra nato in parte dalle testimonianze dei soldati in Iraq e Afghanistan – chiudendo un ciclo. Si può sospettare che, oltre agli indiscussi meriti musicali e il valore politico dell’opera, il Mercury Prize le sia stato nuovamente assegnato per creare la notizia perfetta per la stampa. È una bella storia, in effetti, e se il premio fosse andato ad Adele o Tinie Tempah, non ci sarebbe stata una scusa altrettanto buona per scriverne. Un po’ come sto facendo io adesso.

Il ritratto di New York di Stories from the City, Stories from the Sea è ai limiti della chiaroveggenza. PJ cattura la tensione impalbabile di una città sull’orlo del cambiamento, in cui non ci si può sentire al sicuro; proietta la violenza repressa, la vulnerabilità e la freddezza delle sue relazioni sui grattacieli di Manhattan; vaga incerta tra Chinatown e Little Italy mentre sfrecciano gli elicotteri. È una dichiarazione d’amore scritta in tempi non sospetti che inquadra il futuro della città senza saperlo.

È l’album migliore e più significativo sull’11 settembre, ed è stato inciso un anno prima dell’11 settembre.

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  • http://unavoceacaso.wordpress.com unavoceacaso

    Il miglior concept album sull’11 settembre, nonché uno dei concept più solidi che abbia mai visto rimane la serie Disintegration Loops di William Basinski. Conosci?
    Qua un estratto da wiki:
    “Loops is based on Basinski’s attempts to salvage earlier recordings made on magnetic tape, by transferring them into digital format; however, the tape had physically deteriorated to the point that, as it passed by the read/write head, the ferrite detached from the plastic backing and fell off. Basinski has alleged that he finished the project the morning of the September 11 attacks on the World Trade Center in New York City, and sat on the roof of his apartment building in Brooklyn with friends listening to the project as the WTC towers collapsed.”
    Queste le copertine dei 4 album che compongono il ciclo http://bit.ly/pr4ciE e qui http://youtu.be/qYOr8TlnqsY il video che ha registrato dal balcone di casa sua, accompagnato alla musica del Disintegration Loop n°1.
    (Bellissimo post come al soltio)

  • http://unavoceacaso.wordpress.com unavoceacaso

    Ah! E ho trovato questo giustappunto ora mentre cercavo le info da linkarti: http://pitchfork.com/news/43201-orchestra-to-perform-william-basinskis-disintegration-loops-on-911/

  • http://poptopoi.com Pop Topoi

    Grazie! Non conoscevo, ma sto ascoltando ora. Veramente bello.

  • http://byronic.tumblr.com Byron

    Non ho potuto non leggere: bravissimo. (Potremmo anche dire la stessa cosa del romanzo post-9/11 che è Underworld di Don De Lillo – ma anche il suo Mao II, o anche White Noise – o del film che c’è veramente da sbizzarrirsi. E di certo non sono qui per tediare nessuno.)

    @mattia quindi la seconda versione della copertina di WTC 9/11 di Steve Reich l’ha praticamente copiata da Basinski? http://pitchfork.com/reviews/albums/15796-steve-reich-and-kronos-quartet-wtc-911/ Ottimo, direi. (Io non l’ho ancora ascoltato, andate aventi voi http://www.npr.org/2011/09/11/140144067/first-listen-steve-reich-wtc-9-11)

  • Anonymous

    @Irene Non sapevo dell’esistenza del disco quindi ovviamente manco della copertina; cavolo sì, sembra proprio l’abbia copiato di sana pianta!

  • http://unavoceacaso.wordpress.com unavoceacaso

    L’Anonimo ero io, ovviamente ;)

  • http://byronic.tumblr.com Byron

    Sì, e poi ci sarebbe da aggiungere che è una lunga storia… http://www.observer.com/2011/08/steve-reich-to-change-wtc-911-album-cover/ ma sta diventando un po’ il FAIL del momento

  • http://poptopoi.com Pop Topoi

    Sto ascoltando Reich ora (per iniziare la settimana in allegria). Però non ho veramente l’energia per mettermi a dibattere sulla foto appropriata/inappropriata.

    Già che si parla di copertine, dove la vedete la somiglianza tra quelle di Basinski e Reich? Sono io che ho aperto i link sbagliati?