The Road to Salame: Anna Tatangelo vs. Elisa & Fabri Fibra

Inauguriamo la seconda edizione del Premio Salame dai Capelli Verderame con uno scontro a fuoco tra due donne diversissime, quasi agli antipodi. Una ciociara, l’altra friulana. Una aggressiva e verace, l’altra taciturna hippie convertita. Eppure qualcosa in comune ce l’hanno: sono entrambe muse (o vittime) di Luca Tommassini. Il deus ex machina della locura italiana ha diretto il video del brano sanremese di Anna Tatangelo e curato i tour di Elisa, cogliendo l’occasione per avvolgerla nei rotoloni Regina. Ma ora concentriamoci sulle canzoni e i loro testi: “Bastardo” contro “Anche tu, anche se (non trovi le parole)”. Puoi votare subito o lasciarti influenzare dalle motivazioni dell’Academy.

[SONDAGGIO CHIUSO]

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“Bastardo”, canzone di donna rancorosa che augura il peggio del peggio al suo partner, forse continuazione ideale di quella “Uomo bastardo” portata a Sanremo da Marcella Bella nel 2005. Inizia come “Fotoromanza” e continua in un crescendo di archi drammatici, come la perfetta colonna sonora  di un divorzio – di quelli con le porcellane che volano e i lampadari che cadono. La Guerra dei Roses: Frosinone Drift. E Lady Tata diventa la tua Kathleen Turner: vuole “bruciarti con il fuoco che [ha] dentro, per poi vederti cenere, bastardo!”

Tommassini veste il brano di un video cupo e pruriginoso, a metà tra Victoria’s Secret e lo spot di una hotline a tarda notte su Italia 7 Gold. Il letterbox pizzato (chiaro clin d’œil all’aspect ratio satinata di Beyoncé) è il tocco di glamour poraccio dove si riconosce la mano del Maestro, il Tommostrino d’autore. Ma la canzone trova la sua vera anima animale nella serata sanremese dei duetti, quando l’interprete si ebisce con la sempre oltra Loredana Errore in un’apocalisse tourettica. E allora sì che capiamo cosa significhi “bere il più potente veleno. È amaro”.

La perla

Maledetto sporco amore

Perché deve vincere?
Perché dopo l’exploit xfactoriano “quando la persona è niente, l’offesa è zero”, la Tatangelo interpreta una canzone che è un insulto: è un cerchio che si chiude e dà lustro al meme nato su queste pagine. Bisogna, però, riconoscere che questa è forse la canzone migliore della discografia Tatangeliana, dopo capolavori dell’assurdo quali “Ragazza di periferia” e “Il mio amico”. Diciamo che sarebbe un premio alla carriera.

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“Anche tu, anche se (non trovi le parole)” è un brano del 2009, riscritto e riarrangiato per Ivy, l’ultima raccolta semi-acustica, semi-bucolica, semi-boh-a-Natale-i-best-of-vendono-un-casino di Elisa. Se già l’originale non era un momento da ricordare nella discografia della cantautrice, questa versione, impreziosita dal rap di Fabri Fibra, è un vortice impazzito di WTF. Scilla featuring Cariddi.

È una canzone di self-empowerment. Rialzati, non arrenderti, fa’ buon viso a cattivo gioco, e ricordati che sei speciale così come sei. No, sul serio, sei speciale. Un Fibra ispiratissimo sottolinea i concetti col suo rap (una tecnica vocale che consiste nel cantare quasi “parlando”, spesso associata a temi spinosi – NdR). Usa metafore semplici, perché il messaggio universale della canzone sia accessibile a tutti, e riesce con innata maestria a far rimare “Visa” e “Pisa” con “Elisa” in un verso meta (“Per Elisa”, non è solo un successo di Alice, ma anche una celebre suoneria di Beethoven – NdR).

La perla

Come una carta Visa
Alla cassa che slitta
La vita è unica come la torre per Pisa
Come lo spartito
Scrivo per Elisa

Perché deve vincere?
Inutile ripetere come l’evoluzione di Elisa sia stata una delle delusioni più cocenti della musica nostrana. Inutile ripetere come i testi italiani della cantante risultino sempre più piatti, semplici e immaturi rispetto a strofe in inglese che ha scritto più di dieci anni fa. La vittoria segnerebbe il culmine della sua parabola pausinizzante. E poi c’è Fabri Fibra, il rapper a cui hanno gentrificato la periferia e che non capisce che “rilevante” non farà mai rima con “Caterina Caselli”.

E ora, votate.

 

  • http://bastonate.wordpress.com kekko

    scaramucce.

  • Holden

    La Tatangelo andrebbe sempre votata a prescindere in questi contesti (la versione con la Errore poi era sublime), ma dopo aver letto il testo di Elisa (il brano non lo conoscevo, fortuntamente) non posso che votare per lei, la “perla” è assolutamente “un salame verderame di prima scelta”.

  • Alja

    Mi tocca tradire la Tata. Già Fabri Fibra non lo sopporto, ma qui si è proprio superato. “Se tu fossi religione io sarei la Santa Sede”? Srsly? E se io fossi la religione musulmana? Tu saresti quindi un obiettivo da bombardare?

  • http://writtenremains.altervista.org Marukosan

    Troppi commenti si affollano nella mia mente sul video della Tatangelo (che, confesso, non avevo ancora visto).

    Le scritte iniziali nere su sfondo nero…

    Il pizzo nero palesemente aggiunto all’ultimo momento per la gioia del regista che si vede sputtanare la composizione di ogni singolo fotogramma…

    Lei che fa partire la musica col telecomando!!!

    “Peccato…” (Tatangelo 2011).

    Ma, a parte il video, la salvo! Fabri Fibra che nomina la Torre di Pisa stravince come “testo peggio”!!!

    Ah, Anna! NON sei Lady GaGa!

  • malo

    questo pezzo di Fabri Fibra potrebbe vincere, lo sapete, vero? la perla della torre di Pisa me la rileggerò al prossimo momento di amarezza.
    potrebbe far ridere anche un giapponese sotto le macerie radioattive.

  • spleenaffogato

    ops avevo sbagliato post da commentare, ricopio qui.

    A malincuore ho votato Elisa. I primi lavori mi piacevano e lei con la voce ci sa fare, ma da qualche anno non combina granchè. E questo duetto e inutile, peggiora alla grande un pezzo già scialbo di suo, perciò ho scelto lei e non la semprebura Lady Tata, che almeno nella sua carriera fa scelte sempre coerenti. Mediocri ma coerenti.

  • http://levitedeglialtri.blogspot.com casadivetro

    Le sedie utilizzate nel video di Lady Tata (Tommasini come Akerlund?) sono di Fabio “ti faccio arte con una graffetta” Novembre.
    Come sempre complimenti, ottimo roster finale per quest’edizione.

    Mi sono fatta delle grasse risate non solo per le canzoni, ma soprattutto per le pungenti descrizioni che le accompagnano (e le rendono quasi ascoltabili!)

    V.