Britney Spears, Femme Fatale

‘Cause everybody knows
The things she does to please
She’s just a little tease

È inevitabile, per chi si occupa di pop, confrontarsi con Britney Spears all’alba del suo settimo album, Femme Fatale. Tuttavia, pensare che la cantante rappresenti ancora questo genere musicale nel 2011 non è solo sbagliato, è quasi offensivo.

Britney è l’ultima supersitite di una varietà di popstar ormai estinta. Al giorno d’oggi, un’esordiente con le sue caratteristiche non otterebbe neanche il pass per un provino di American Idol, figuriamoci un contratto milionario. Non ha la voce di Quella, non ha l’istinto manageriale di Quell’Altra e i paragoni con Quell’Altra Ancora osano farli solo i commentatori di YouTube. Britney ballava, questo sì, ma oggi si muove disorientata con lo sguardo assente, costantemente fuori fuoco, e vittima del suo passato. Non la si può riciclare come attrice o come conduttrice ed è meglio farla parlare il meno possibile (l’endorsement per Bush, poi ripreso e ridicolizzato da Michael Moore in Fahrenheit 9/11, lo sta ancora scontando adesso).

La Britney del 2011 deve fare la popstar degli anni ’90, perché non è in grado di fare altro.

Femme Fatale è un disco pop moderno prodotto da tastemakers del settore che traccia dopo traccia cercano di costruire una personalità alla cantante. Ma in mano a will.i.am, Britney diventa una scialba copia di Fergie (la ridicola “Big Fat Bass”); con Bloodshy & co. sembra una Robyn lobotomizzata (“How I Roll”); in un pezzo scritto da Ke$ha si trasforma – indovinate un po’ – in Ke$ha, ma senza la sua lurida ironia.

La voce, che dovrebbe costiuire l’elemento di continuità dell’album, è nascosta sotto strati di effetti sempre diversi e sempre più intrusivi e spersonalizzanti. Eppure, quando le si dà un’anima (“Criminal”, unica ballata e traccia conclusiva), c’è speranza di redenzione, ma è ancora troppo poco.

Non dev’essere facile per lei appropriarsi di un album in cui, credits alla mano, non ha scritto neanche una parola o una nota, e sul quale non ha probabilmente avuto voce in capitolo. Certo non ci si aspetta che Britney ricopra il ruolo di autrice o produttrice, ma il suo problema principale è l’essere priva del gusto estetico/musicale necessario per poter influenzare le sue scelte discografiche (“I CANNOT stop listening to “We No Speak Americano” by Yolanda Be Cool & DCup”, dice in una recente intervista a V Magazine).

Mentre la Madonna del settimo album telefonava ai Massive Attack e metteva sotto contratto i Prodigy, la Britney del settimo album è seduta in sala d’attesa che legge Chi prima di entrare in studio e recitare il solito copione: electropop farcito di doppi sensi a sfondo sessuale scritti in una chatroom di casalinghe annoiate che hanno alzato un po’ il gomito.

Questo non esclude che Britney (o meglio, la piccola azienda Britney S.p.a.) abbia dei meriti musicali (e la stampa è stata particolarmente generosa con lei nel periodo post-meltdown). Semplicemente, Britney funziona quando i suoi collaboratori fanno un buon lavoro. “Hold It Against Me”, coraggiosa e aggressiva come “Toxic” e “Piece of Me”, lasciava ben sperare. Invece, è un caso isolato in un album piuttosto scontato che cerca disperatamente di uniformarsi al resto delle classifiche. E se ci sono altri middle eight che si tingono di dubstep, non posso dirvelo perché, nella maggior parte dei casi, ho skippato prima del middle eight.

Il pop senza Britney non sarebbe lo stesso: è stata la vittima sacrificale dell’ultima generazione MTV, l’altare che l’ha consacrata a icona di un mondo che non esiste più. Ora è poco più di una presenza famigliare e la genuinità che emana da sotto dieci layer di Photoshop ci impedisce di odiarla.

Si possono combattere infinite battaglie per distruggere il guscio di plastica del pop, ma nel parco giochi discografico, Britney è ancora un burattino. Non vedevo l’ora di prenderla sul serio. E invece.

She builds you up to just put you down
What a clown

  • http://j.mp/apn apn

    Dal punto di vista strettamente musicale cos’abbiamo, se non un album scritto, arragiato e prodotto da chi il pop lo sa fare, e pue bene?

    Son d’accordo che l’apporto di Britney è zero, ed è sempre stato così d’altronde. Sì, lo so che è stata “executive producer” di Blackout, ma non ci crederò mai, era quella che si rapava a zero e si faceva portare via i figli, non ce la vedo proprio a lavorare su un disco, con che basi poi? L’unico contributo che da’ ai suoi dischi è l’immagine, è il marchio, è il fatto che come dici tu la Britney Inc. è un’industra che sa bene qual’è il gusto del pubblico, e vende un prodotto fatto su misura.

    Max Martin, Bloodshy & Avant, Dr. Luke, Shellback, will.i.am – loro sono quelli da lodare per aver creato un disco del genere, Britney è il mezzo. Britney è la tela su cui dipingono le loro oper… canzoni. Britney è rilevante, lo era quando faceva la sciroccata con un ombrello in mano, lo è anche ora che non sembra avere la più pallida idea di quello che le succede attorno.

    Gaga, Ke$ha, Rihanna, ecc. ci credono in ciò che fanno. Hanno una consapevolezza nel loro modus operandi, che possa piacere o no. A Britney manca quella visione d’insieme, e se è questo che contesti siamo d’accordo.

    La domanda che va per la maggiore negli ultimi 10 anni di pop è: ma se non l’avesse cantata X, la canzone Y avrebbe avuto lo stesso successo? La risposta secondo me è: no, ma non è importante, perché questo è pop ben fatto, e alla fine questo è ciò che conta conta.

    Quando era leakata la demo di Hold It Against Me leggevo su Twitter di gente che si disperava, pregando che fosse un fake.

    Appena è uscita la versione ufficiale di Britney, le stesse persone, tutte a stracciarsi le vesti, gridavano al miracolo.

    È solo il “fattore B” ciò che fa diventare una raccolta di canzoni straordiarie un album memorabile.

  • Tom

    Un album per vendere deve essere “fatto bene”,chi “critica” questo prodotto come commerciale,ha ragione,infatti è il loro mestiere e giustamente se non lo fanno per vendere per cosa lo fanno? forse chi scrive “recensioni” sui propri blog dovrebbe leggere le recensioni scritte da giornalisti con anni di  esperienza alle spalle che lavorano per grosse testate giornalistiche internazionali e che hanno sempre saputo giudicare il lavoro a prescindere dai propri gusti personali. Il “pop” come ogni altra forma di musica, si è evoluto, e per quanto riguarda la voce della Spears, dire che è sovrastata da strati di effetti spersonalizzanti è un po’ eccessivo, il suo timbro è rimasto invariato da “baby One more time”, ogni sua canzone è riconoscibile grazie alla sua voce e al suo timbro, nonostante gli effetti, al contrario di molti altri artisti che ne abusano.Ormai sputare sulle canzoni della Spears è diventato come d’obbligo,ma se non avesse talento o se i suoi lavori fossero realmente pessimi non sarebbe dov’è ora…pensiamo alla gran voce della Aguilera, nonostante abbia grandi capacità canore,ne lei ne i suoi produttori sono stati in grado di tenerla a galla con l’ultimo album.E per la cronaca questo album è stato giudicato “innovatore” all’interno del panorama pop statunitense in quanto non si era mai sentito qualcosa del genere.Nonostante non mi sia mai piaciuta la Spears, devo dare atto ai critici,questo album non è solo il suo miglior lavoro,ma anche il miglior album pop del momento.

  • http://poptopoi.com Pop Topoi

    Tom, innanzitutto il discorso “la tua opinione di blogger indipendente non vale nulla perché la Stampa Autorevole non la pensa come te” mi pare un po’ stantio, preferisco non entrare nel merito.
    E grazie per avermi insegnato che un album pop deve essere vendibile.

    Ora ti svelo un segreto anch’io: chiunque scriva una recensione terrà conto dei propri gusti personali. Boom. Scioccante, lo so.

    Credimi, nell’ascoltare questo album ero partito con le migliori intenzioni. Non voglio “sputare sulle canzoni di Britney per sport”, mi sembra di aver ampiamente giustificato i miei giudizi negativi e sono il primo a riconoscere che molte parti della sua discografia siano eccellenti.

  • freackboy

    “…non posso dirvelo perché, nella maggior parte dei casi, ho skippato prima del middle eight”

    Beh se hai la presunzione di recensire un album e scrivere di musica nel tuo blog, non è certamente questo l’atteggiamento più giusto!

  • andrea

    Quindi hai recensito un disco skippando tutte le tracce prima del middle eight? Apperò.

  • http://poptopoi.com Pop Topoi

    Scandalo! Questi blogger al giorno d’oggi sono proprio dei ciarlatani.

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  • holdencaulfield85@hotmail.com

    ahahahah complimenti a quello che ha scritto che l’album della spears “è qualcosa che non si era mai sentito prima” ahahahaha.
    Senza entrate troppo nel merito mi sembra che questo album vada nella stessa identica direzione del trend attuale di popdance più vicino all’eurodance di qualche tempo fa che non al pop-rnb dello scorso decennio.