Glee: La Minaccia

Ovvero: sei buoni motivi per non guardare la serie televisiva dell’anno.

- Professor Schuester, oggi avrei preparato una canzone sulla morte e la distruzione che questa serie promuove e propaga, posso?
- Prego.

1. Nel corso dell’intera prima stagione di Glee, ogni episodio gira attorno alla battaglia per la sopravvivenza del Glee club (una piccola compagnia di studenti canterini) dopo i continui sabotaggi di Sue Sylvester, la perfida allenatrice delle cheerleader. Ora arriverà qualcuno a dirmi che qualsiasi opera di narrativa si basa sulla lotta tra eroi e antagonisti, ma in Glee la trama è sviluppata con tale scarsità inventiva che pare di vedere Gargamella in tuta Adidas e Puffetta grassa e nera che canta “Amazing Grace”.

2. E se la trama è quello che è, ci si aspetta che almeno i numeri musicali siano spettacolari. Ecco, no. Le coreografie sono degne di un videoclip minore degli anni ’90; le interpretazioni trasformano qualsiasi brano in un’estenuante lotta tra donna e fischietto ad ultrasuoni e trasudano auto-tune; le scelte musicali sono ovvie e stucchevoli. Inoltre, la trama è schiava delle canzoni e le canzoni sono schiavizzate dalla trama. Nella puntata in cui si parlava di accettazione del proprio corpo mi sarei giocato  un flacone di Clearasil che qualcuno finiva a cantare “Beautiful” di Christina Aguilera; nella puntata dedicata a Madonna era necessario incastrare la questione verginità per poter cantare “Like A Virgin”; nella puntata sulla fede si è deciso di introdurre “Losing My Religion” per parlare di crisi mistica (quando è ben noto che il titolo significa “perdere la pazienza” e la canzone parla di tutt’altro). L’idea che mi sono fatto è che, una volta deciso l’argomento della puntata su cui eticheggiare, Ryan Murphy inserisce la parola chiave nel campo di ricerca su iTunes e i primi dieci risultati sono le canzoni che sentiremo.

3. Accettando un Emmy, Jane Lynch ha definito il suo personaggio come “the role of a lifetime”. Vero, Sue Sylvester è la colonna portante di Glee: ha le battute migliori e più divertenti. Ma come fa notare Peter Robinson sulle pagine del Guardian, “Glee non ha le palle di Sue Sylvester”. Infatti, si scopre che Sue ha una sorella handicappata ed è l’unica persona con la quale è Buona: dettaglio necessario perché l’antagonista possa espiare le sue colpe agli occhi del pubblico. In poche parole, l’unico personaggio che poteva essere una spassosissima macchietta perché Cattivo e Basta, viene reso profondo e a tratti tenero. Gli altri personaggi è inutile che ve li descriva. Pensate a una dozzina di incarnazioni stereotipate della sfiga e avete l’intero cast.

4. Tra le incarnazioni stereotipate della sfiga, c’è una ragazza filippina in viaggio studio. In questo caso, la sfiga non risiede nel personaggio, bensì nella giovanissima popstar/attrice che la interpreta, Charice Pempengco. La produzione, infatti, le ha gentilmente chiesto di spararsi del botox in faccia così da renderla un po’ meno rotonda. Non vorrei mai che un redneck, guardando programma, pensasse che gli si è scombussolato l’aspect ratio della televisione.

5. Glee riporta in auge la musica brutta. “Don’t Stop Believing” dei Journey è stata l’inno della prima stagione ed è balzata in testa alle classifiche di mezzo mondo, ha dato il nome a trasmissioni televisive, e perfino sei gigantesche icone musicali a caso che una sera si sono trovate a condividere un palco, tra tutte le canzoni al mondo che avrebbero potuto scegliere, hanno intonato proprio questa porcheria.

6. Glee genera una pletora di squallidi e pericolosi wannabismi. Come Amici di Maria De Filippi, ma su scala planetaria. Il messaggio che la serie vuol passare è “credi nei tuoi sogni” (sai che novità) ma viene puntualmente interpretato come “credi nei tuoi sogni e diventerai un cantante/ballerino di successo e anche se tutti fuorché tua madre dicono che sei una ciofeca non vuol dire che non hai talento, bensì che sei un incompreso e devi continuare a credere nei tuoi sogni”. Non a caso, gli impegni didattici nella scuola di Glee non esistono: la vita studentesca è nel teatrino delle prove di canto, nei corridoi e negli spogliatoi della squadra sportiva. Glee non è un gruppo di ragazzini che si impegnano per la recita di fine anno, Glee è una mandria di attention whores che genera attention whores e fa dell’accettazione e il successo nel mondo dello spettacolo una ragione di vita.
Vi sento già dire: “ehi, Pop Topoi, sei proprio un moralista!”. Può darsi, ma passare il messaggio che in una scuola esiste anche lo studio in almeno una puntata su venticinque non mi sembra una pessima idea. Cazzo, perfino Donna Martin alla fine si diplomava.

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  • http://missvengeance.tumblr.com missvengeance

    Applausi. Praticamente tutto quello che penso di Glee da quando ho visto il pilot e non sono mai riuscita a spiegare. Adesso devo solo riuscire a smettere di guardarlo, dannazione

  • filo

    quanto vero è iddio.

  • http://www.fermentigattici.net Gatto Nero

    Che ce frega, me piace lo stesso. Non è come Pop-u-lar, ma se ci lavorano su, magari…

  • http://byronic.tumblr.com byron

    Non sei un moralista, sei una moralistar. Alla puntata su Cheesus ho tracciato una linea netta, ma avrei dovuto già farlo prima.

  • http://outsiders.splinder.com Disorder

    Gran post. Non seguendo Glee se non per il tramite delle mie morali(blog)star preferite, mi mancava il successo della bella canzone dei Journey. E io che mi lamentavo dei YolandaDaddyKool e dei luoghi e laghi, mamma mia che vomito.

    Sono contento di non aver mai avuto la curiosità di seguirne una puntata né di vedere un suo singolo video, per un primo pre-motivo (telefilm-musical: no grazie).

  • Trecool

    Alleluja, m’hanno fregato con la prima serie, li ho smesso cheiddiopossaverepietàdime.

  • http://tuttofamedia.splinder.com TuttoFaMedia

    Senza contare che quel gran burlone di Ryan Murphy per il personaggio di Sue ha *vagamente* citato se stesso, remixando Bobbie Glass di Popular.
    Vergogna! L’autoplagio!

  • http://broogo.blogspot.com ugo

    non condivido. a me bastano momenti come I Want To Hold Your Hand per dimenticarmi dell’inutilità dei restanti 35 minuti di episodio.

    apprezzo il post ironico e tutto, ma lo so che in fondo è tutta una posa e anche tu canti don’t stop believing sotto la doccia.

    con immutata stima.

  • http://onceuponatimeinamerica.splinder.com/ Noodles

    Sottoscrivo tutto. e più che altro mi chiedo perché poi continuo a guardarlo (/come tempo fa con Nip/Tuck e Weeds finché dissi no basta la marea di cazzate ha raggiunto l’apice della sopportazione). Glee avrebbe un sacco di punti a favore, ma chissà perchè se li gioca uno peggio dell’altro – a cominciare appunto dalle canzoni-scelte/coregrafie.
    E dirò di più: a me Sue Sylvester – sebbene condivida la tua critica sul maldestro tentativo di darle uno spessore chiaroscurale – non convince poi del tutto. La Lynch è una genia ma il suo personaggio è troppo eccessivo, finto, unidirezionale. alla lunga, stanca, secondo me.

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  • V

    Condivido a 350° l’intervento..o meglio sottoscrivo il fatto che sia una cazzata che genererà spaventosi cloni stile ‘Amici’. Glee è l’ennesimo sottoprodotto americano farcito di stereotipi appartenenti alla LORO cultura, cheerleders, nerds, jocks e stronzate che ci imboccano da 50 anni nell’astuto tentativo di globalizzare e marchiare tutto a stelle e strisce. Tralasciamo il buonismo di fondo nella caratterizzazione dei personaggi, vomitevole. Però non puoi liquidare Don’t Stop Believin’ come porcheria, il pezzo con una delle intro più memorabili nella storia del rock, ‘one hit’ di una band inutile si, musica brutta proprio no, su..
    Btw, fuck glee. come direbbero sti yankee

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